
Di Alessia Bausone
Il presidente del M5S, Giuseppe Conte in una intervista a La Stampa dell’aprile 2024 ha chiaramente affermato: “Gli elettori si mobilitano mostrando rigore e sensibilità per la legalità e l’etica pubblica”. Ecco perché accanto alle questioni prettamente giuridiche e giudiziarie, spesso si pongono questioni di opportunità personale e politica, si veda il recente caso Delmastro, che ha destabilizzato non poco il Governo Meloni.
E se da un lato è opportuno prendere nettamente posizione su certi temi e faccende concrete, dall’altro non sono ammessi silenzi di comodo o frequentazioni “dubbie”, come quella di Anna Laura Orrico, deputata e coordinatrice regionale del M5S, con un noto gioielliere vibonese condannato e molto vicino al boss Luigi Mancuso, quest’ultimo al vertice dell’omonimo “super” clan di Limbadi.
Ma, andiamo per gradi.
La “maestrina” del M5S con poco da insegnare
Anna Laura Orrico con Dario Franceschini
Anna Laura Orrico sul sito del Movimento 5 Stelle dichiara che il suo mantra, di mandeliana memoria, è: “sembra impossibile finché non viene fatto”.
Certo, con i listini bloccati alle elezioni, come è noto, è tutto più semplice. Difatti, l’attuale coordinatrice regionale del Movimento 5 Stelle calabrese non si è mai cimentata con le preferenze dirette degli elettori sul suo nome. E’ stata eletta per la prima volta nel collegio uninominale di Cosenza nel 2018 in quota “società civile”. Un’elezione frutto della volata contingente dei pentastellati dell’epoca, mentre l’anno successivo è l’unica calabrese nominata nel Governo Conte II e ricopre il ruolo di dimenticabile sottosegretaria di Stato alla cultura e al turismo con Ministro l’esponente Pd, Dario Franceschini.
In effetti, viene “dimenticata” a seguito della nascita del Governo Draghi nel 2021 dato che non viene riconfermata. All’epoca sui social dichiarò polemicamente: “Mi dispiace soltanto che il Movimento abbia deciso di rinunciare ad un presidio importante al Ministero della Cultura. Resto convinta, infatti, che la cultura sia la vera chiave di volta per immaginare e costruire uno sviluppo sostenibile per il nostro Paese”.
Nel 2022 la pluricandidata (in collegio uninominale e listino plurinominale regionale) Orrico è stata rieletta al quarto posto del listino plurinominale per la Camera dei Deputati. La vittoria di misura al collegio uninominale è stata annullata dalla Giunta per le elezioni a seguito dell’accoglimento del ricorso del forzista Andrea Gentile. Il 3 luglio 2023 Orrico viene nominata dal presidente Giuseppe Conte, coordinatrice regionale per la Calabria del litigioso M5S.
L’esperienza da fervente “callipiana”
Orrico non “nasce” politicamente con i pentastellati. Negli anni 2009-2010 Anna Laura Orrico ha coordinato la campagna elettorale e curato le relazioni pubbliche del candidato alla Presidenza della Regione Calabria Pippo Callipo, sostenuto dall’Italia dei Valori, dalla lista Pannella e dalla lista “Io resto in Calabria”.
Successivamente e fino al 2013 è stata Presidente dell’associazione “Io resto in Calabria” e fino al 2014 legata lavorativamente al Gruppo Callipo.
“basta con il vecchio sistema clientelare, basta con la malapolitica, basta con l ‘ndrangheta” chiosava la Orrico presentando la kermesse di Callipo nel 2010 definendo l’imprenditore “il rivoluzionario!”.
Orrico presenta kermesse Callipo nel 2010
Nello stesso periodo (2010), però, Il Giornale pubblicava un articolo a firma del giornalista Luca Fazzo dal titolo “I misteri di Callipo: l’Idv scivola sulla ’ndrangheta” rispetto al quale l’imprenditore vibonese annunciò immediatamente querela. Resta il fatto che l’articolo, datato 28 febbraio 2010, è ancor oggi online e riporta un verbale di denuncia della testimone di giustizia e baronessa, Maria Giuseppina Cordopatri datato 15 maggio 2008 nel quale metteva nero su bianco che l’imprenditore Filippo Callipo: “oltre che vittima è favoreggiatore di queste cosche attraverso contatti politici e collegamenti con le cosche del Vibonese (Mancuso di Limbadi) che cerca di coprire ed appoggiare. Mi risulta che l’imprenditore nonché mio cugino Callipo per ben due volte è stato indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e salvato da interventi di magistrati amici con archiviazioni”, aggiungendo, tra le altre cose, che: “Filippo Callipo mi ha sempre consigliato di cedere alle pressioni mafiose perché così lui stesso faceva (…). Quando iniziò il processo e la mia ribellione fu resa pubblica mi comunicò che non poteva più frequentarmi”.
Callipo non è indagato e queste dichiarazioni sono cadute nel dimenticatoio. C’è, però, da dire che il nome dell’imprenditore compare nelle dichiarazioni del pentito (ritenuto attendibile dalla Dda di Catanzaro) Andrea Mantella, già killer del clan Lo Bianco di Vibo Valentia e poi scissionista.
Come riportato da LaCNews24.it, era il 27 maggio del 2016 quando Andrea Mantella viene sentito nel carcere di Rebibbia dall’allora pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo. “Per quanto io ne sappia – dichiara Mantella al pm Falvo ed ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo – alle origini l’imprenditore Filippo Callipo era molto vicino a Luigi Mancuso. Questo lo so perché, in un periodo in cui attraverso i Bonavota avevamo le mani su Pizzo, sapevamo che non lo potevamo toccare perché era protetto da Luigi Mancuso, mi riferisco agli anni novanta”. Per tutti gli anni ’90, quindi, secondo Andrea Mantella, l’imprenditore Pippo Callipo avrebbe goduto di una sorta di protezione garantitagli dal superboss dell’omonimo clan, Luigi Mancuso.
Successivamente, deponendo in aula durante il processo “Imponimento” nel marzo 2022 e rispondendo alle domande della pm Chiara Bonfadini, Mantella afferma: “Ho sempre saputo che Giacinto Callipo, quello del tonno, era inquadrato come amico dei Mancuso. Naturalmente se si vuole trovare anche un solo incontro fra Callipo e Mancuso è come andare ad una caccia al tesoro. Sicuramente Callipo aveva un tramite con i Mancuso e questo me lo dissero sia Gregorio Giofrè che il mio capo Carmelo Lo Bianco”.
il pentito Andrea Mantella
Nell’ambito del maxi-processo Rinascita-Scott il 16 febbraio del 2021 il pentito Francesco Michienzi, già uomo del clan Anello-Fruci, ha invece dichiarato che: “Domenico Bonavota mi disse che Callipo aiutava i Mancuso versandogli somme di denaro e per questo lo stesso Bonavota decise che bisognava sparare contro le sue aziende”.
Lo si ripete, Callipo non è indagato e quelle dichiarazioni non sono sfociate in inchieste giudiziarie.
Callipo è zio dell’attuale deputato di Forza Italia (nonché presidente della Commissione Bilancio della Camera), e già coordinatore regionale di F.I., Giuseppe Mangialavori, nei cui confronti la Dda di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta “Maestrale-Carthago” non ha di certo lesinato parole al miele, al pari dell’inchiesta “Imponimento” sia pur non figurando il deputato quale indagato (ma Giorgia Meloni non lo volle comunque nella sua compagine di Governo).
Nei confronti dell’imprenditore del tonno fu l’allora Presidente di Regione Calabria Mario Oliverio e tirare una stoccata a lui e al Pd che alle regionali di gennaio 2020 sosteneva Callipo nella sua candidatura bis alla Presidenza della Regione: “Provo solo a immaginare cosa sarebbe successo se del sottoscritto avessero parlato alcuni pentiti di mafia”.
All’epoca il M5S (che contrapponeva a Callipo e al Pd l’attuale componente della direzione regionale del Pd, Francesco Aiello), ancora “barricadero”, non proferì parola sul punto, inclusa la ex collaboratrice lavorativa dell’imprenditore, Anna Laura Orrico.
Orrico ed il gioielliere condannato “amico” del boss Luigi Mancuso
“Sono convinta di essere una donna molto tenace e con una ferrea etica personale e della politica” si legge sempre nel profilo della deputata Anna Laura Orrico sul sito del Movimento 5 Stelle.
Pur non mettendo in dubbio ciò di cui è convinta l’ex sottosegretaria di Stato alla cultura, la sua stretta amicizia con il noto gioielliere vibonese Vittorio Tedeschi pone più d’un quesito.
Vittorio Tedeschi – foto di Tonio Verilio
Chi è Tedeschi…
Tedeschi è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Vibo Valentia nel novembre 2023, nell’ambito del processo, celebrato con rito ordinario, nato dall’operazione antimafia denominata “Rinascita-Scott” per il reato di concorso in tentata estorsione aggravata dall’agevolazione mafiosa (clan Mancuso) alla pena di 2 anni e 8 mesi. Nel processo d’appello il 18 dicembre 2025 la condanna per Tedeschi è stata ridotta a 2 anni (con concessione delle attenuanti generiche e pena sospesa).
A Tedeschi la Dda di Catanzaro, all’epoca guidata da Nicola Gratteri, dedica un apposito capitolo nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita-Scott”, sottolineando “l’esistenza di un rapporto stabile e duraturo che lo lega al boss Luigi Mancuso”.
La stessa sentenza di primo grado nelle motivazioni parla di Tedeschi come “amico” del e “persona vicina al” boss Luigi Mancuso.
Sempre nella motivazione della sentenza di primo grado si legge che due co-indagati (poi condannati per associazione mafiosa anche in Appello), Gianfranco Ferrante e Emanuele La Malfa: “si recavano all’incontro con il Tedeschi e al rientro in macchina commentavano l’accaduto (prog. l 11 del RIT 130/2015), elogiando la sagacia del Tedeschi che aveva capito subito che i due erano stati mandati da Luigi, e cioè da Luigi Mancuso”. Viene aggiunto: “Peraltro, il fatto che stessero parlando di Luigi Mancuso si comprende anche dalla circostanza che gli stessi dicevano che avevano avuto l’impressione che il Tedeschi sapesse dove si trovava in quel momento Luigi Mancuso che in quel periodo era irreperibile” (pag. 239 della sentenza di primo grado).
il boss Luigi Mancuso
“Il gioielliere Tedeschi è legatissimo sotto l’aspetto economico ai Mancuso” mette nero su bianco, invece, il già citato collaboratore di giustizia Andrea Mantella negli atti dell’inchiesta Rinascita-Scott.
Il Questore di Vibo Valentia, alla luce del coinvolgimento nell’indagine della Dda e poi nel relativo processo di primo grado, nell’estate 2023 ha inoltre revocato la licenza di orafo a Tedeschi “per il venir meno dei requisiti soggettivi necessari per la titolarità di una licenza di pubblica sicurezza”, licenza poi ri-acquisita.
Lo stretto legame tra il gioielliere e la deputata
“Buon compleanno zio Vittorio!” ha scritto per molti anni Anna Laura Orrico sulla bacheca Facebook di Tedeschi (almeno dal 2015 al 2017, l’anno prima di diventare per la prima volta deputata).
Nel 2014, invece, la stessa Orrico scrisse pubblicamente sulla Bacheca Facebook di Vittorio Tedeschi le seguenti frasi: “Sei un mito!” aggiungendo poi: “Non sei una persona affatto “comune” ma hai qualità che ai miei occhi ti rendono speciale”.
Tedeschi il 1° gennaio 2026 pubblicò a sua volta su Facebook (con impostazione privacy pubblica) una foto di Anna Laura Orrico con il marito, scrivendo testualmente: “Che siete belli”.
Diverse persone hanno poi collocato il gioielliere come presente al riservatissimo matrimonio di Anna Laura Orrico svoltosi nel giugno del 2023 a Tropea (con cena al ristorante 3Nodi). Una esponente di primo piano del Pd vibonese ha, dal canto suo, confermato che la “Orrico frequenta la casa di Tedeschi a Pizzo. L’ho vista più volte lì”. Circostanza confermata anche da un consigliere comunale di Vibo Valentia: “Confermo, sono molto amici”.
Nel giugno del 2023 ha invece fatto molto clamore la foto “paparazzata” (pubblicata dalla testata giornalistica IlVibonese.it con un apposito pezzo-inchiesta) nel centro di Vibo Valentia relativa all’abbraccio tra il gioielliere Vittorio Tedeschi e l’allora sindaca Maria Limardo, a capo di un Comune che figurava all’epoca parte civile nel processo Rinascita-Scott nel quale era imputato lo stesso Tedeschi.
Perché, come si è detto, a fronte dei risvolti giudiziari, ci sono molto più spesso questioni di opportunità politica, se non altro perché la Costituzione impone a chi ricompre incarichi pubblici di adempierli con “disciplina ed onore”. E un personaggio pubblico, come Anna Laura Orrico, che afferma di detenere “una ferrea etica personale e della politica” non può permettersi di certo condotte e frequentazioni che possono apparire “dubbie”, soprattutto quando si è esponenti di primo piano di un partito, il M5S, che ha chiesto a gran voce (e ottenuto) le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro per il “caso 5 forchette”.
Ora qualcuno (a Roma o in Calabria) porrà, invece, un “caso 5 stelle” o si preferirà guardare il dito e non alla luna?








Ma oggi chi sono gli astri che brillano nel firmamento forzista in Calabria? Il deputato Gianni Arruzzolo di Rosarno e il capogruppo in Consiglio regionale Michele Comito, noto cardiologo di Vibo Valentia. Per chi non li conoscesse: il primo è stato consigliere e assessore comunale a Rosarno, nonchè consigliere e assessore provinciale a Reggio Calabria, ma è stato anche portaborse dell’assessore regionale ai Trasporti della giunta Loiero, Pasquale Tripodi (quest’ultimo condannato dalla Cassazione ad un anno, con pena sospesa, per indebita percezione di erogazioni pubbliche, avendo ricevuto rimborsi che non gli spettavano tra il 2 luglio 2007 e il 3 dicembre 2008, periodo in cui Arruzzolo gli faceva da portaborse). Da lì, Gianni Arruzzolo è diventato consigliere regionale e presidente del Consiglio regionale nel 2020 e poi capogruppo di Forza Italia alla Regione nel 2021, per poi planare in Parlamento l’anno successivo.














Il primo, Nicola Staropoli, subentrato con 102 voti personali, membro del gruppo del Pd in consiglio comunale. “Il futuro di Vibo passa dal nostro presente” scriveva Staropoli (taggando Romeo) su Facebook in campagna elettorale. Il presente, però, è la condanna in appello (sentenza 1125/2024 della Corte d’Appello di Catanzaro del 28 marzo, depositata il 24 giugno) del padre, Michele Staropoli, nell’ambito del processo “Rimpiazzo” a 7 anni e 2 mesi di reclusione (in primo grado era stato condannato a 9 anni e 6 mesi). È stato condannato per detenzione abusiva di armi (accertata nel 2019) per rapina, estorsione aggravata dall’aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis cp al fine di agevolare la cosca dei Tripodi e dei Mancuso (accertata dal 2012 al 2016). A difenderlo è stato il noto penalista e attuale consigliere comunale Franco Muzzopappa.









Pur avendo un imprinting ed un excursus marcatamente di sinistra-sinistra, la vice di Romeo è da anni compagna del massaggiatore-body builder Mimmo Limardo, fratello della sindaca forzista uscente (e silurata) Maria Limardo, alla quale la Pilegi avrebbe dovuto fare opposizione nella scorsa consiliatura, ma non se ne è ravvedisata traccia alcuna.
In più, la nota angiologa lavora anche da “Salus Mangialavori” la clinica privata dell’ex coordinatore di Fi e già main sponsor della Limardo, Peppe Mangialavori.




