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Comunali di Vibo Valentia non passeranno in sordina e sono destinate a cambiare assetti ed equilibri dell’intera politica regionale.
E se a destra il vibonese Giuseppe Mangialavori si “gioca” il ruolo di coordinatore regionale di Forza Italia puntando tutto sulla riconferma della sindaca Maria Limardo, al centro il Terzo Polo, dopo il flop alle politiche, deve dimostrare la sua esistenza (con vari “big – azionisti”, leggasi Stefano Luciano, Francesco De Nisi & co., pronti a far le scarpe a Mangialavori).
E a sinistra? L’era di “Irto-landia” nel Pd, con una decantata finta unità regionale e una stuola di problemi politici da lasciare sotto il tappeto, deve affrontare la prova delle urne.
Proprio a Vibo Valentia si è tenuta lo scorso settembre la Festa regionale dell’Unità con tanto di comizio di Elly Schlein in cui affermava: “anche la Calabria ha diritto a costruirsi un futuro migliore!”.
A non aver un futuro migliore all’orizzonte, pare, però, essere proprio il Partito Democratico vibonese che si prepara all’ennesimo Harakiri politico per provare a “tutelare” il destino politico di pochi.

Una scelta “amarcord”

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Enzo Romeo – 1° Presidente della Provincia

Rinnovamento e rottamazione non la fanno proprio da padrone nel Pd vibonese, deciso a candidare a Sindaco l’odontoiatra Vincenzo (Enzo) Romeo. Una figura non proprio di primo pelo nello scenario politico locale. Romeo, difatti, è stato il primo Presidente della Provincia di Vibo Valentia all’epoca dell’istituzione dell’ente Provincia. Correva l’anno 1995.
Nel 2000, concluso il suo mandato provinciale (gli fece seguito il democristiano Ottavio Bruni), il buon Romeo si candidò alle elezioni regionali con il centrodestra a favore di Giuseppe Chiaravalloti nella lista CDU, ottenendo 1107 preferenze personali.
Dal 2008 al 2010, invece, Romeo fu assessore comunale della Giunta guidata Franco Sammarco, subentrando alla moglie (la vera regista politica del marito), Assunta Franca Anna Achille. Questo “switch” familistico fece molto scalpore all’epoca, ma si replicò con la candidatura alle regionali della stessa “Lady Romeo” alle elezioni del 2010 (aggiunse il cognome del marito nella scheda), venendo candidata con la lista “Autonomia e diritti” di Agazio Loiero e ottenendo 294 preferenze personali (ma “reggendo” la lista a favore dell’eletto, Ottavio Bruni). Successivamente, Romeo è stato Presidente del Pd Provinciale e non ha lesinato pubbliche considerazioni “al miele” sul Pd di “Irto-Landia”.
Il suo nome, però, è inviso al M5S e a più di un “outsider” progressista, nonchè al consigliere regionale del Pd di Vibo Valentia, Raffaele Mammoliti. Lo stesso senatore Nicola Irto sta storcendo il naso e sarebbe propenso a non concedere il simbolo in caso di sfaldamento totale della coalizione progressista.

I 4 gatti del Pd di Vibo
Dopo la defezione dell’ex candidato sindaco (del 2019) Stefano Luciano e del suo gruppo, migrato tra le fila calendiane e dopo i vari dissidi tra segreteria comunale e provinciale, nel Pd cittadino a Vibo Valentia sono rimasti veramente in pochi. E chi rimane, sussurrano i maligni, cerca di salvaguardare rendite di posizione o il sogno di seggi consiliari (di minoranza).
Tra queste, due donne, entrambe vicine all’imprenditore vibonese Enzo Mirabello, la cui figlia, Chiara, è portaborse del segretario questore del Consiglio regionale, Ernesto Alecci.

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Colelli – Soriano – Romeo

Parliamo dell’avvocato Caterina De Luca detta Ketty, attuale presidente del Rotary Club di Vibo Valentia, già candidata alle elezioni comunali del 2019 con il Pd, nelle quali ha ottenuto circa 180 preferenze (non risultando eletta). Come “contentino” è stata nominata della commissione regionale per le Pari Opportunità, sempre in quota Pd/Alecci/Mirabello e ora mira al riscatto elettorale. A farcela nella precedente tornata, invece, è stata l’avvocato Laura Pugliese, subentrata come consigliera comunale a seguito dell’arresto (nell’ambito dell’inchiesta Rinascita-Scott, alla quale sono poi conseguite le dimissioni) dell’allora esponente Pd, Alfredo Lo Bianco.
Pugliese è stata inserita, sempre in quota Pd/Alecci/Mirabello, quale esperta (a titolo gratuito) all’interno dell’osservatorio regionale contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro ed è anche vicesegretaria provinciale del PD. La sua fede dem, però, pare si sia incrinando. Più di un rumor sussurrano di un suo bussare alle porte del Terzo Polo.
E se il segretario provinciale Giovanni Di Bartolo non risulta pervenuto (con amministratori locali di area dem che ne hanno chiesto pubblicamente le dimissioni), a giocarsi il tutto e per tutto in queste elezioni sono l’uscente Stefano Soriano, figlio dell’ortopedico Michele Soriano, già candidato sindaco del centrosinistra nel 2010 e il segretario del circolo locale, Francesco Colelli, ex esponente di Sinistra Ecologia e Libertà (al suo quarto tentativo di elezione comunale), oggi “main sponsor” della candidatura Enzo Romeo.

Movimento 5 Flop

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Michele Furci

A vedere come fumo negli occhi la candidatura “amarcord” di Enzo Romeo è il M5S che trova come suo massimo riferimento il deputato Riccardo Tucci. I pentastellati vibonesi nel 2019 alle comunali ottennero come lista 1.125 voti e il 6% dei voti, mentre il loro candidato sindaco, l’architetto Domenico Santoro ottenne il 10,08% e 1900 croci sul suo nome.
Il “Gruppo Territoriale” del M5S guidato da un altro “vecchio arnese” della politica vibonese, Michele Furci, ha indicato proprio Santoro come nuovo candidato sindaco. Beh, non poteva essere altrimenti, essendo lo stesso Furci esperto di flop. Furci è stato candidato alle regionali del 2010 ottenendo 406 preferenze, mentre in precedenza fu candidato sindaco di Rifondazione Comunista nel 2002 (eletto consigliere, col 5,15%) e poi alle elezioni provinciali del 2004, ottenendo lo 0,7%.
Tornando a Santoro, in un’intervista a Il Quotidiano Del Sud ha dichiarato: “Credo di avere più diritto di altri, ho più esperienza, ho avuto più voti alle comunali del 2019 e il M5S ne ha presi più degli altri della coalizione alle ultime Politiche. Il dato di partenza è questo”, dimenticando, però, che alle ultime regionali sul suo nome nella città di Vibo Valentia ottenne solo poco più di 317 voti. Forse sarà quello il vero “dato di partenza”?

La “mossa del cavallo” di Tucci

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Pietro Comito con Stefano Mandarano

Il deputato Tucci ha tirato fuori dal cilindro un nome di un candidato a Sindaco “civico” sicuramente attrattivo per un polo progressista (alternativo al “vecchio” Pd di Romeo) e si tratta del giornalista antimafia di LaC (Pubbliemme, Diemmecom ecc. Ecc.) Pietro Comito.
Su di lui potrebbe senz’altro convergere gli scontenti del Pd (vedi il consigliere regionale Raffaele Mammoliti); quella scatola vuota di “Umanesimo sociale” dell’ex pluricandidato regionale di centrosinistra Domenico Consoli; l’associazione “Valentia” del consigliere comunale Anthony Lo Bianco e il consigliere regionale del gruppo misto Antonio Lo Schiavo che tra i suoi portaborse ha Stefano Mandarano, collega di Comito in quanto anch’esso giornalista e dipendente di LaC.
Piccola parentesi: il gruppo LaC di Domenico Maduli, sempre attento a non dar adito a potenziali conflitto di interessi politico-giornalistici, rischia di trovarsi suo malgrado schierato alle comunali proprio nella “sua” città, mettendo a rischio quella tanto decantata imparzialità del network (nei fatti “fuffosa”, dato che i suoi anonimi direttori sono notoriamente vicini all’ex parlamentare Nino Foti e a Noi Moderati, essendo rimaste impresse le interviste “marchetta” a Maurizio Lupi durante le politiche).
In ogni caso, Comito è il nome che salverebbe il M5S da un possibile esodo di consensi.
Ma tra i grillini rimangono le onte di qualche “incongruenza”.

L’opposizione “fumè” e quel genero imputato in Rinascita-Scott
Alle elezioni provinciali del 2021 il M5S ha “toppato” sostenendo il consigliere comunale di “Vibo Democratica” Marco Miceli, il cui padre, Angelo Michele Miceli, noto esponente del Pd e già direttore sanitario dell’Asp vibonese, è stato rinviato a giudizio per concorso in abuso d’ufficio ed il suo nome compare nell’inchiesta della Dda “Maestrale” (pur non essendo indagato).
Ma a “scricchiolare” in questi anni è stata l’opposizione fumosa del capogruppo grillino in consiglio comunale, il già citato Domenico Santoro che, di recente, addirittura si è rifiutato di votare la sfiducia alla sindaca di Forza Italia Maria Limardo.

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Claudia Santoro e Raffaele Lo Schiavo

Santoro, inoltre, quando in aula si discuteva di pratiche inerenti il bilancio, abbandonava l’aula. Perchè? Perchè dallo scorso 31 dicembre, come da decreto sindacale 7/2022, a diventare dirigente del settore bilancio, per volontà della sindaca, è Claudia Santoro (“bell’ ‘e papà”), figlia del pentastellato.
La stessa, quindi, è risultata vincitrice di concorso da dirigente (prima era funzionaria con tanto di posizione organizzativa) proprio durante la consiliatura del padre.
Claudia “bell’ ‘e papà” è sposata con l’imprenditore Raffaele Lo Schiavo, imputato nel processo con rito ordinario “Rinascita-Scott”Nei suoi confronti la Dda di Catanzaro guidata all’epoca da Nicola Gratteri ha chiesto la condanna a 1 anno e 6 mesi per turbativa d’asta.
Per la Dda di Catanzaro, Raffaele Lo Schiavo era un prestanome di Mario e Umberto Artusa, imputati nel medesimo processo con l’accusa, tra le altre, di associazione mafiosa (al clan Mancuso di Limbadi).
Non so cosa potrebbero dirne i parlamentari Roberto Scarpinato e Cafiero De Raho, ma siamo sicuri che per le comunali i pentastellati debbano ri-partire da Santoro?

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Girifalco è conosciuta perchè ha ospitato uno dei più importanti ospedali psichiatrici del meridione d’Italia. Proprio per la valenza della sua storia, della sua cultura e delle sue tradizioni civili e religiose, ha ricevuto quest’anno (con decreto del Presidente della Repubblica dello scorso 23 marzo) il titolo onorifico di città.
Sulla carta Girifalco potrebbe essere considerata la “base politica” del fronte progressista Pd-M5S dell’area centrale della Calabria. Difatti, è la città natia della ex candidata presidente di Regione per il centro-sinistra e oggi anonima consigliera regionale del Pd, Amalia Cecilia Bruni. Non solo, è di Girifalco anche il neo-coordinatore provinciale per Catanzaro del Movimento 5 Stelle, Luigi Antonio Stranieri, che ne è stato consigliere comunale, nonchè ex candidato sindaco per due tornate (l’ultima, senza alcun risultato) ed ex candidato regionale del M5S al seguito di Amalia Bruni (arrivò ultimo su 8 candidati in termini di preferenze). Proprio per questo, il silenzio dei “big” di questi partiti sugli accadimenti amministrativi della città, fa storcere il naso a quelle latitudini. Ma andiamo per step.

Quante grane per Cristofaro
Nella Giunta guidata dal sindaco Pietrantonio Cristofaro c’è di tutto, come spesso accade nelle piccole realtà locali: da assessori di riferimento al Pd (quota Alecci) che in consiglio sta, invece all’opposizione, alla vicesindaca che fa riferimento a una parte di Fi, fino a Lega e Fdi.
Ma più che i “miscugli” partitici, il vero fardello per il sindaco della neo-città di Girifalco sono le azioni (con relative conseguenze anche sul piano amministrativo) di tre donne della sua maggioranza: la quasi forzista Alessia Burdino (vicina a una parte di Fi), la mancata grillina Rizzello (Fdi) e l’ex Pd Sestito (ora Lega). Vediamole una per una.

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Alessia Burdino – vicesindaca

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Sestito e Rizzello

La casa abusiva del padre della vicesindaca
Alessia Burdino
 è una nota giornalista catanzarese, vicesindaca di Girifalco con deleghe, tra le varie, all’ambiente e alla legalità. La questione che la riguarda risale alla scorsa primavera quando una lettera anonima, che pubblichiamo, venne inviata alla Polizia municipale, ai carabinieri di Catanzaro, al dirigente dell’Ufficio Tecnico e alle capogruppo di opposizione consiliare di Pd e Fi.

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Lettera anonima

“Sono un onesto cittadino che non si firma per paura di essere perseguitato dagli amministratori del comune di Girifalco, ma non posso chiudere gli occhi di fronte ad una costruzione fatta in modo abusivo da alcuni signori che dovrebbero dare l’esempio a tutti i cittadini” si legge. Continua: “circa un anno fa, il signor Burdino Giovanni, padre del vicesindaco Alessia Burdino, ha costruito sul suo terreno una casa senza nessun permesso e autorizzazione comunale (…) La costruzione è stata fatta anche con la complicità del vice sindaco che veniva sul terreno per controllare i lavori fatti dal genitore e passare alcune giornate con la sua famiglia”, concludendo avanzando la richiesta di appositi accertamenti.
Accertamenti che, in effetti, a seguito delle accuse forti di questa lettera anonima, sono stati effettuati.
Con missiva datata 8 maggio 2023 a firma della segretaria comunale di Girifalco, Elvira Tocci, veniva trasmessa alla Procura della Repubblica, al dipartimento urbanistica della Regione Calabria e alla Prefettura di Catanzaro, il rapporto da parte degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria avvenuti nell’ambito del controllo dell’attività edilizia nell’aprile 2023.
Nel verbale 1/2023 (prot n. 237) di cui siamo in possesso veniva indicato come responsabile dell’abuso edilizio proprio il padre della vicesindaca, Giovanni Burdino, in riferimento al fabbricato di cui al Foglio 12 Particella 511. Da una visura catastale fatta il 22 ottobre 2023, Burdino padre risulta in effetti proprietario di due proprietà qualificate come fabbricati e corrispondenti al medesimo foglio e particella del verbale.
Fonti “paesane” raccontano che la sera del giorno in cui si è “sgamato” l’abuso edilizio, degli operai privati avrebbero provveduto alla demolizione integrale della costruzione, con relativa rimozione di tutti i detriti. Insomma, il giorno successivo i vigili sono tornati e non hanno trovato più nulla. Mistero.
Sta di fatto che, come riportato dalla Gazzetta del Sud del 22 ottobre, sarebbe stata protocollata una denuncia per mobbing ai danni della comandante dei vigili urbani di Girifalco, Gabriella Miniero. Mobbing (e condotte anti-sindacali) che sarebbe stato perpetrato, secondo quanto asserito, proprio dalla vicesindaca con delega all’ambiente e alla legalità.

Provinciali (e sindacatura?) a rischio

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Sindaco Cristofaro

Quanto accaduto sarebbe inerente, secondo quanto riportano i consiglieri comunali girifalcesi di Pd e Fi, a presunti “comportamenti ritorsivi a seguito di un’attività svolta dalla comandante dei vigili nei confronti di familiari della vicesindaca per presunti abusi edilizi”.
Una faccenda destinata probabilmente ad avere risvolti più ampi, con riflessi sulle ambizioni politiche della vicesindaca che aveva già scaldato i motori in vista di una sua candidatura alle elezioni provinciali di Catanzaro del prossimo anno e senza mai trascurare il sogno del cassetto di succedere a Cristofaro come prima cittadina, forte delle sue entrature tra gli azzurri che contano.
“Continuo ad essere accanto al coordinatore cittadino di forza italia della città di Catanzaro Marco Polimeni. L’ho detto in campagna elettorale. Ribadisco la mia vicinanza politica, umana, affettiva e culturale nel termine più ampio del termine al coordinatore Marco Polimeni” dichiarò la Burdino a fine 2022 nell’assise comunale girifalcese. Nello stesso periodo, proprio pochi mesi prima, con determinazione del responsabile area amministrativa n. 508 del 27 giugno 2022 veniva conferito un incarico fiduciario di legale del Comune per una causa al Tar a Ludovica Gualtieri, all’epoca quasi-moglie di Marco Polimeni, con un onorario lordo previsto di 10.943,40 euro.
Se ciò è espressione o meno della decantata e variegata “vicinanza” della Burdino a Polimeni non è dato saperlo, certo è che a settembre di quell’anno la vicesindaca era presente al loro matrimonio.
Ma basterà questa vicinanza a garantirle il sostegno politico necessario alle prossime competizioni elettorali, alla luce di eventuali sviluppi sugli abusi edilizi che riguardano il padre? Di sicuro, in ogni caso, il coordinatore regionale azzurro Giuseppe Mangialavori non la prenderebbe bene.

Lo “shopping” della Presidente del Consiglio
Rosanna Rizzello fu assessora con la giunta di centrosinistra dell’ex cicontiano Mario Deonofrio, che contribuì a mandare a casa nel 2015. Nel 2020 si infilò alle “regionarie” del M5S venendo espunta dalla lista perchè sconosciuta ai pentastellati (all’urlo di “infiltrata, infiltrata!), ritornando alle comunali dello stesso anno e riuscendo ad ottenere lo scranno di presidente del consiglio comunale, divenendo poi esponente di punta di Fratelli d’Italia.
Da amministratore locale ha fatto domanda per l’acquisto di un immobile comunale (afferente alla ghiotta area di servizio dell’anfiteatro) a seguito di apposito avviso comunale dello scorso 5 settembre.  Sul punto l’articolo 1471 del codice civile e i vari pareri del Ministero dell’Interno sono chiari: un consigliere comunale non può comprare immobili dal Comune. Immagino l’imbarazzo di Wanda Ferro.

Il conflitto di interessi dell’assessora alla cultura
Ci risiamo. Un’altra assessora alla cultura “cade” sul conflitto di interessi. Dopo il “Caso Monteverdi” a Catanzaro, ne abbiamo un altro “made in” Girifalco.
Con deliberazione della Giunta comunale di Girifalco n. 165 del 31 luglio 2023 è stato approvato lo schema di protocollo d’intesa tra il Comune e l’Associazione “Premio Girifalco” per la collaborazione per la III edizione del premio letterario “Città di Girifalco”. A votare la deliberazione anche l’assessora alla cultura Elisa Sestito, che promuove da amministratrice il premio ma che dell’associazione citata è socia fondatrice unitamente alla sorella. Legale rappresentante e presidente è, invece, lo scrittore Domenico Gara, direttore artistico del premio.
L’articolo 2 del protocollo di intesa recita: “L’associazione Premio Girifalco A.P.S. si impegna in collaborazione con l’amministrazione comunale e le altri associazioni da questa coinvolte ad organizzare ed a garantire il buon esito e la realizzazione del Premio Letterario in cui viene coinvolta”. C’è da chiederselo, ma che senso ha tutto ciò se i promotori dell’associazione coincidono con l’assessora di riferimento e con il direttore artistico della kermesse?
Se lo è chiesto anche la segretaria comunale che con missiva del 26 settembre scorso ha sollecitato la revoca della delibera. “L’amministratore in questione avrebbe dovuto dichiarare nella seduta dell’esecutivo di trovarsi in una situazione di conflitto di interessi che avrebbe comportato il conseguente obbligo di astensione nella discussione e nella votazione dell’atto deliberativo” scrive la segretaria comunale.
Insomma, per quanto l’apporto dell’associazione fosse a titolo gratuito, l’impegno di spesa per la rassegna era di € 7.192,00 (determinazione n. 682 del 4 agosto 2023), mentre per premi e gettoni di presenza si parla di un totale di € 4.300,00 (determinazione n. 682 del 4 agosto 2023). Si ha a che fare, in ogni caso, quindi, con l’esercizio di un’influenza nella gestione di fondi che per un Comune non sono bruscolini e meriterebbero la massima oculatezza, anche procedurale. Ma nel paese dei balocchi (amministrativi) succede questo ed altro.

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Il “caso Monteverdi” scoperchiato da un’inchiesta de I Nuovi Calabresi e riguardante la delibera comunale che stanziava fondi a favore dell’associazione “Lab32” di cui fa parte il fratello dell’assessora alla cultura Donatella Monteverdi, sta tenendo banco da giorni nell’acceso dibattito politico del capoluogo di Regione con il sindaco Nicola Fiorita che ha dichiarato: “In questi giorni lavoriamo male. Lavoriamo sotto pressione, lavoramo con nervosismo”, liquidando la questione Monteverdi come “pettegolezzo”.
In realtà, dopo la pubblicazione dell’inchiesta è successo di tutto, dalla richiesta partita a mezzo stampa dalla vicepresidente del Consiglio comunale Manuela Costanzo affinchè l’assessora alla cultura riferisse in aula, fino all’ampio dibattito sul tema avvenuto nelle commissioni consiliari di Palazzo De Nobili e nella seduta del Consiglio comunale di Catanzaro del 12 ottobre, poco prima della quale i capigruppo consiliari hanno ricevuto una “strana” missiva legale.
In questa storia c’è più di qualcosa che non torna, ed è giusto porsi (e porre) domande dato che aleggia l’ombra dell’abuso d’ufficio. Sarà per questo che l’amministrazione “lavora male”?

Il frettoloso ritiro della delibera “incriminata”
Immagine che contiene vestiti, persona, uomo, calzature Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Il 12 ottobre, di buon mattino (ore 9:30), e prima del Consiglio comunale si è riunita la Giunta comunale a guida Nicola Fiorita e alla presenza dell’assessora comunale alla cultura Donatella Monteverdi e su proposta dell’Ufficio cultura, è stata votata all’unanimità la delibera (N. 620 del 12 ottobre) di revoca della precedente delibera della Giunta n. 587 del 29/09/2023 “e, conseguentemente, la concessione del contributo in compartecipazione alle spese previsto per la realizzazione della seconda edizione del progetto denominato “Catanzaro Marathon”, presentato, nella formulazione approvata dall’Ente con le suddette delibere, dall’Associazione “Lab32” ”. Insomma, sono sfumati i 15mila euro di “compartecipazione” del Comune che tanto hanno destato scalpore.
“Il contributo di € 15.000 della delibera comunale pone l’associazione comunque in una condizione economica rischiosa, poiché una manifestazione di questo spessore richiede un budget più che doppio da sostenere in proprio, con la speranza di potersi, ancora una volta, affidare all’analogo amore per la città di imprenditori e privati” ha dichiarato l’Associazione Lab32 in una nota stampa del giorno prima, nonostante nella citata delibera di revoca si legga che “con nota prot. n. 116127 del 05/10/2023, trasmessa con PEC del 05/10/2023, l’Associazione “Lab32”, organizzatrice dell’evento, ha comunicato all’Amministrazione di aver rimodulato la previsione dei costi, considerando le proposte di nuovi fornitori di materiali e servizi, per un ammontare complessivo di € 31.700,00”.
Immagine che contiene vestiti, persona, sciarpa, Viso umano Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Quindi, dopo l’adozione della delibera che stanziava i 15mila euro e proprio quando le polemiche e i vocii sul punto si rincorrevano nei corridoi tra gli addetti ai lavori in Comune (e non solo), l’Associazione comunica di voler rinviare al 2024 l’evento per cui ha chiesto i fondi in compartecipazione al Comune e di aver rimodulato al ribasso i costi complessivi previsti (guarda caso, abbassando gli stessi di 15mila euro), differentemente da quanto dichiarato sulla stampa.

Il “blitz” dell’avvocato di Monteverdi (fratello)
La mattina del 12 ottobre, poco prima della seduta del consiglio comunale di Catanzaro che ha trattato anche il “caso Monteverdi”, l’avvocato Ennio Curcio, nell’interesse dell’imprenditore Pierluigi Monteverdi, fratello dell’assessora comunale alla cultura, ha inviato una missiva al segretario comunale, al Sindaco e ai capigruppo consiliari (nonchè a INuoviCalabresi) in cui affermava che: “già in data 19 settembre 2023 il sig. Pierluigi Monteverdi si dimetteva dall’incarico ricoperto nel direttivo della associazione senza scopo di lucro “Lab32” “. Aggiungendo: “Quindi ben 10 giorni prima della delibera di giunta, avvenuta in data 29 settembre 2023, in cui legittimamente senza alcun conflitto o abuso, alle luce delle predette dimissioni, l’assessore Monteverdi votava, come consentito dalla legge, un finanziamento comunale per la compartecipazione all’evento seconda “Catanzaro Marathon”, concludendo che: “nessun reale o potenziale conflitto d’interessi o abuso è stato commesso dalla predetta assessore Monteverdi di concerto con il sig. Monteverdi, il quale non faceva più parte del direttivo della “Lab32” rimanendo come socio e sponsor”, facendo presente che “nella prima “Marathon Catanzaro” il sig. Pierluigi Monteverdi, in qualità di sponsor, finanziava la medesima con ben 5000 euro”.

Il verbale che non convince
Il legale è intervuto, quindi, nel dibattito politico che di lì a poco si sarebbe infiammato nella seduta consiliare del capoluogo della Calabria, allegando alla sua comunicazione il verbale della riunione del consiglio direttivo dell’associazione “Lab32” che prendeva atto delle dimissioni del fratello dell’assessora comunale dalla relativa carica gestionale (rimanendo socio e finanziatore).
Un atto che secondo il legale eliminava il conflitto di interessi in essere e il conseguente obbligo di astensione della sorella-assessora del suo cliente. Circostanza che non trova, in realtà, molto riscontro nella giurisprudenza sul reato di abuso d’ufficio (rimanendo pari la sfera di influenza all’interno dell’associazione), ma il problema principe è che è proprio tale verbale in sè a destare più d’un dubbio.
Immagine che contiene Viso umano, vestiti, persona, donna Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. “Posticcio” lo ha definito l’ex candidato sindaco nonchè docente di diritto privato ed esponente di Azione, Valerio Donato; “Sarebbe stato più realistico ricevere inoltre dall’avvocato ad esempio una pec con la convocazione di quella riunione, con l’ordine del giorno. Questo non è stato” ha dichiarato in aula la consigliera di Forza Italia, Alessandra Lobello. In effetti, le firme apposte al verbale sembrano copia e incollate e non autografe, ma saranno altri a doverlo verificare.
In ogni caso, le dimissioni dal direttivo di Lab32 asseritamente rassegnate da Pierluigi Monteverdi il 19 settembre, andavano ratificate “alla prima assemblea utile” (si legge nel verbale) e, quindi, non sarebbero state effettive il giorno di adozione della delibera “incriminata” di dieci giorni dopo.
Sta di fatto che il nome dell’imprenditore dal sito web dell’associazione è stato tolto solo il giorno del consiglio comunale, tre settimane dopo le asserite dimissioni e dopo lo “scandalo”. Un po’ strano.

Spunta il nipote dell’assessora
Non è finita qui. L’attività assessorile della Monteverdi si è intrecciata anche con quella del nipote.
Con D.D.G. n. 13785 del 27/12/2021 la Fondazione Politeama di Catanzaro, con soggetti associati “Oscenica Srl” e “Associazione Primavera dei teatri” ha ricevuto dalla Regione Calabria un contributo di 150mila euro per l’evento “Calabria showcase” tenutosi a Catanzaro e Castrovillari nel settembre-ottobre 2022, con il sostegno del Comune di Catanzaro.
Già nella locandina si evince come il Presidente della Fondazione Politeama che promuove l’evento sia il sindaco Nicola Fiorita, mentre come “coordinamento organizzativo” viene indicato Pietro Monteverdi, figlio dell’imprenditore Pierluigi (lavora con lui nella People s.r.l.) e nipote dell’assessora comunale alla cultura Donatella.
Immagine che contiene testo, persona, vestiti, uomo Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Pietro Monteverdi è anche socio fondatore della Oscenica srl, soggetto associato alla Fondazione Politeama (presieduta dal sindaco di Catanzaro) per il finanziamento, e dal relativo sito web si legge che “dal 2022 cura il coordinamento e l’amministrazione del festival Primavera dei teatri”.
Nell’ambito di “Calabria Showcase”, durante l’evento del 23 settembre 2022 dal titolo “teatro italiano: cosa resta, cosa cambia” moderato proprio da Pietro Monteverdi è intervenuta anche la zia. La stessa ha presenziato e preso la parola alla conferenza stampa dell’edizione 2022 di “Primavera dei teatri” di cui, come si è detto, il nipote cura coordinamento e amministrazione.
Quando si è insediata, Donatella Monteverdi ha dichiarato alla stampa che il suo era “un assessorato alla conoscenza”. Già, ma anche un po’ alla famiglia, evidentemente.

Non solo Monteverdi: soldi all’associazione del presidente della commissione cultura
Immagine che contiene testo, Viso umano, uomo, schermata Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Tornando al “casus belli” principale. A sostenere pubblicamente la “Catanzaro Marathon” è stato il novello assessore comunale allo sport, Nunzio Belcaro, esponente di punta del movimento “Cambiavento” riconducibile al sindaco Nicola Fiorita. “Sarà una bella cartolina” ha dichiarato, tacendo sul conflitto di interessi della sua collega.
E come avrebbe potuto?  Nel settembre del 2022 anche un’associazione a lui riconducibile, “La Masnada”, ha ricevuto 4000 euro dal Comune di Catanzaro come compartecipazione al progetto “Bibliovento”. All’epoca Belcaro era presidente della commissione cultura del Comune di Catanzaro. Nel suo curriculum pubblico presentato agli elettori nell’estate 2022 si legge che è “membro del direttivo dell’associazione culturale di volontariato La Masnada”.
Dal verbale dell’assemblea straordinaria di tale associazione, datato 13 aprile 2021, Belcaro risultava esserne il vicepresidente. Ma poco cambia.
Con delibera di giunta n. 363 del 27 settembre 2022 e su proposta dell’Ufficio cultura, il Comune di Catanzaro ha aderito a tale progetto su invito dell’Associazione Masnada. In tale atto si legge che “la quota di cofinanziamento a carico del Comune di Catanzaro è pari a euro 4.000,00”.
“È davvero un grande risultato” chiosava l’assessora Monteverdi nel gennaio di quest’anno, elogiando i risultati del partenariato con l’associazione Masnada. Insomma, sempre grande enfasi, ma zero parole sul suo conflitto di interessi e quello del suo collega di Giunta. Chissà perchè.

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Non c’è pace per l’Amministrazione del capoluogo della Regione Calabria a guida Nicola Fiorita. La nuova Giunta presentata ad agosto stenta a decollare, ma ci sono certi atti dalla stessa prodotti che potrebbero portare a qualche problemino serio. La storia amministrativa-giudiziaria di Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, probabilmente, non ha fatto scuola in quel del capoluogo.
C’è più di una voce, infatti, che parla di imminenti dimissioni dell’assessora comunale alla cultura, Donatella Monteverdi, che è anche esponente di punta del movimento civico del Sindaco, chiamato “Cambiavento”. Ma approfondiamo.

Nel mirino la “Catanzaro Marathon”
Il 29 settembre scorso (nota prot. n. 114150) il legale rappresentante dell’Associazione “Lab32” con sede a Stalettì (CZ) chiedeva al Comune di Catanzaro di compartecipare alle spese da sostenere “per la realizzazione della seconda edizione del progetto denominato “Catanzaro Marathon”, da svolgersi in data 05 novembre 2023 con partenza ed arrivo da Catanzaro Lido”.
La Giunta comunale deliberava in merito (delibera n. 587), con eccezionale solerzia, lo stesso giorno del protocollo della richiesta.
Nell’atto si legge che il Comune di Catanzaro 
Fa proprio il progetto realizzato dall’Associazione “Lab 32”, assumendo l’impegno di compartecipare alla sua realizzazione con un apporto finanziario di € 15.000,00 da imputarsi sui proventi derivanti dalla riscossione dell’imposta di soggiorno”. Questo perché: “L’Amministrazione ha da sempre inteso patrocinare e/o compartecipare a iniziative di tale portata, anche al fine di “dinamicizzare” il tessuto socio ‑economico di Catanzaro”.
Un dinamismo un po’ eccessivo, se si tiene conto che la delibera (e la sua immediata eseguibilità) è stata votata anche dall’assessora alla cultura Donatella Monteverdi, presente alla seduta.
Tra l’altro nella delibera si provvede ad “assegnare la somma, per i consequenziali provvedimenti, al Dirigente del Settore Cultura – Turismo”. Settore le cui deleghe sono proprio in capo a Donatella Monteverdi.
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. In più, l’associazione “Lab32” risulta tra le partnership dell’evento promosso dal Comune di Catanzaro e chiamato “Capolavori Svelati. Catanzaro tra patrimonio artistico pubblico e collezionismo privato”. Evento espositivo ideato proprio dall’assessorato alla cultura di Donatella Monteverdi.
“Si tratta di una mostra dal valore speciale che possiamo consegnare alla città grazie a tantissimi privati e alle tante persone che hanno collaborato” ha dichiarato alla stampa il sindaco Nicola Fiorita. Evento che, si legge nell’articolo Ansa in merito, “si a avvale di un importante partenariato pubblico-privato”. Fino a che punto il partenariato è tale e non sfocia in conflitto di interessi, è presto detto.
Più di qualcuno si è chiesto come fosse possibile che sia il Sindaco Nicola Fiorita, docente universitario di materie giuridiche in Unical, sia la stessa Monteverdi, docente di diritto romano all’Università di Catanzaro (stesso Dipartimento della moglie del Sindaco), non sapessero che nel consiglio direttivo di Lab32 vi fosse il fratello dell’assessora alla cultura?

Lab32 e Monteverdi, un rapporto inequivoco
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Sul sito ufficiale dell’Associazione “Lab32” nella sezione “Persone” si evince come sia nel “Consiglio direttivo” dell’ente (organo che, da Statuto, ha tutti i poteri per la gestione ordinaria e straordinaria dell’Associazione) che tra i “Partner sostenitori” vi sia l’imprenditore Pierluigi Monteverdi, fratello dell’assessora alla cultura, Donatella, la quale ha votato la delibera che stanziava i fondi per la “Catanzaro Marathon”.
In più, tra i “premium partners” dell’Associazione risulta esserci anche McDonald’s, di cui Pierluigi Monteverdi è licenziatario per Catanzaro-Crotone. Dal 2013 al 2017 è stato presidente della Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald. Giusto la settimana scorsa l’imprenditore ha relazionato a una tavola rotonda sulla Green Economy rappresentando McDonald’s nell’ambito della “Ecofest” patrocinata dal Comune e dall’Università di Catanzaro, con il contributo anche di McDonald’s.
Pertanto, il legame tra l’associazione “Lab32” e il fratello dell’assessora comunale alla cultura di Catanzaro risulta essere particolarmente stretto. L’esponente di Cambiavento e fedelissima del Sindaco avrebbe dovuto astenersi dal votare quella delibera?

Cosa dice la giurisprudenza
Il Testo Unico sugli Enti Locali è molto chiaro. L’articolo 78 al comma due dispone che:“Gli amministratori di cui all’articolo 77, comma 2 (tra cui gli assessori comunali, ndr), devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado (…)”
Il Consiglio di Stato ci ricorda che questo obbligo di astensione rinviene la sua ragione giustificativa nel pieno rispetto del principio costituzionale del buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa sancito dall’art. 97 della Costituzione, posto a tutela del prestigio della pubblica amministrazione e che non tollera alcun tipo di compressione(Consiglio di Stato, Sez. II, 21 ottobre 2019 n. 7113; id. Sez. II, 9 marzo 2020, n. 1654).
A spiegare meglio la cosa è intervenuto sempre il Consiglio di Stato, con sentenza n. 5423/2020, affermando che “Come emerge dal tenore letterale dell’art. 78, comma 2, del d.lgs. n. 267 del 2000 e dalla sua ratio, la regola generale è che l’amministratore debba astenersi al minimo sentore di conflitto di interessi, reale o potenziale che sia” Nella medesima pronuncia si legge: “L’obbligo di allontanamento dalla seduta, in quanto dettato al fine di garantire la trasparenza e l’imparzialità dell’azione amministrativa, sorge per il solo fatto che l’amministratore rivesta una posizione suscettibile di determinare, anche in astratto, un conflitto di interesse, a nulla rilevando che lo specifico fine privato sia stato o meno realizzato e che si sia prodotto o meno un concreto pregiudizio per la p.a.”.

Le reazioni politiche
“Nella delibera adottata dalla Giunta comunale si giustifica il contributo con la promozione del territorio, ma come si può ben vedere dal percorso indicato dagli organizzatori, tranne la partenza e l’arrivo a Lido, la corsa si disputerà in larga misura al di fuori delle strade di Catanzaro. Ci sarebbe inoltre una ragione di opportunità che dovrebbe indurre l’esecutivo municipale a rivedere la sua decisione. Infatti, sembrerebbe che uno dei fondatori dell’associazione organizzatrice abbia legami di parentela con uno dei componenti della Giunta Fiorita. Ce n’è abbastanza, insomma, per ritirare questa delibera e assicurare all’organizzazione dell’evento un sostegno più congruo e al di sopra di ogni sospetto” ha dichiarato in una nota stampa Alleanza per Catanzaro, formazione vicina al Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso che ha chiesto accesso anche alla documentazione sul partenariato tra il Comune e Lab32 per l’altro evento ideato dall’assessorato alla cultura.
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. “A leggere la delibera relativa all’erogazione di un contributo di euro 15.000 per seconda edizione dell’evento sportivo denominato Catanzaro Marathon ci sarebbe solo da rabbrividire” ha scritto in altra nota il Consigliere comunale Giovanni Costa che parla di “Maratona Radical chic” che “si snoderà nei luoghi cult della borghesia catanzarese”.
Insomma, i “fioritiani” pare l’abbiano fatta grossa a sto giro, dato che c’è chi ipotizza che si possa paventare in questo caso il reato di abuso d’ufficio (come già accennato, Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria è finito nei guai per meno).
Difficile, quindi, che a sto giro che il Sindaco si possa trincerare dietro accuse di presunto sessismo, stilando di suo pugno note stampa di solidarietà posticcia da far firmare alle donne della sua Giunta, tra cui la titolare della cultura la cui attenzione sarebbe stato più utile venisse indirizzata, con tutta evidenza, verso certe delibere.

Immagine che contiene Viso umano, persona, vestiti, donna Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

’è una notizia che è passata in sordina in Calabria (capita spesso) ma che merita un surplus di attenzione. Riguarda un ‘passo falso’ di quelli che lasciano il segno. Il management, a volte un po’ traffichino, che sta portando al declino l’Università di Catanzaro (e portando gli studenti verso altri Atenei), potrebbe aver esposto l’istituzione che rappresentano, addirittura, a certe bramosie di governi esteri. Ma non solo. Sono tante le ‘manine’ in Ateneo che tentano una gestione a volte azzardata della cosa pubblica. Ma andiamo per gradi.
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Lo scorso 17 settembre su Il Giornale è uscito un articolo a firma Francesco De Palo dal titolo “Sos «Istituti Confucio»: così nei nostri atenei fanno proseliti le spie di Pechino. «Come un’invasione» “. Tali istituti, si legge nell’articolo citato, non sono indipendenti rispetto alle Università ospitanti e sono definiti un ‘escamotage diplomatico’.
In altro articolo, pubblicato su Linkiesta a firma Lucio Palmisano il 2 febbraio 2022 si legge: “E’ noto, infatti, come Pechino cerchi di manipolare l’istruzione europea attraverso gli Istituti Confucio, accusati da tempo di compiere attività di spionaggio”. Addirittura, Gli USA nel 2020 li hanno classificati come ‘missioni straniere’, mentre vari paesi europei, tra cui Scandinavia e Germania, li stanno chiudendo. In Italia no, tali istituti ed enti affini sono in aumento. Ma che c’entra questo con l’Università del capoluogo della Regione Calabria?

Umg a rischio spionaggio industriale?
Tornando al recente articolo de Il Giornale, si legge: ‘L’ultimo tentativo in ordine di tempo è in corso nell’Università di Catanzaro: una delegazione universitaria del Politecnico Qingdao, sponsorizzata anche da un centro culturale cinese di Lamezia Terme e cioè l’Associazione culturale centro linguistico internazionale e formazione «CLIF», ha espresso la volontà di effettuare tra qualche giorno una visita al fine di poter visionare l’Università Magna Graecia di Catanzaro”.
Insomma, che un politecnico si avvicini ad un’università che politecnico non è per il tramite di una associazione con sede a Lamezia Terme che una testata nazionale accosta agli Istituto Confucio cinesi, pone più di un quesito, tenuto conto anche dei vari ‘Alert’ sullo spionaggio industriale estero arrivati negli ultimi tempi alle Università italiane. Rumors dicono che a poter interessare i cinesi possa essere qualche brevetto biomedico. Insomma, non cose da poco.
Ad organizzare la visita è stato il professore di economia politica e coordinatore Erasmus per l’area economica dell’Università di Catanzaro, Giuseppe Migali. Nella lettera ufficiale inviata dalla citata associazione ‘Clif’ a Migali (di cui siamo in possesso) è presente la lista partecipanti costituita da una delegazione del politecnico di Qingdao, da delegati dell’ente “Sino Esc” che si occupa di biofarmaceutica (da qui il discorso brevetti) e da delegati della stessa associazione linguistica lametina con a capo l’imprenditore Lucio Ferraro che, stante quanto risulta da LinkedIn, con la sua società “ECT” si occupa di trading&consulting Pechino/Hong Kong.
L’incontro si sarebbe dovuto tenere lo scorso 22 settembre, ma l’articolo de Il Giornale ed un insistente vocio di allerta sulla cosa, hanno portato l’Università ad annullarlo, con tanto di corsa a mettere la polvere sotto il tappeto al fine di far finire nel dimenticatoio questo ‘passo falso’. Ma la gravità di quanto accaduto resta.
Migali, a quanto riportano fonti del dipartimento di giurisprudenza, economia e sociologia dell’Università Magna Graecia avrebbe organizzato tale incontro su input della neo direttrice di dipartimento, lametina ed esponente del Pd, Aquila Villella. Solo uno scaricabarile di comodo? Chissà.

La crisi della ‘cognatocrazia’: Villella si dimette
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Tornando ad Aquila Villella, lei è la cognata di Amalia Cecilia Bruni, già candidata presidente per il centrosinistra alle ultime regionali ed ex ‘leader’ di un’opposizione a Occhiuto che le si è sgretolata tra le mani, oggi anonima consigliera regionale del Pd.
Il legame tra cognate si è intrecciato spesso con la politica. Nel 2021 la Villella si è candidata infruttuosamente nella lista regionale del Pd a sostegno della Bruni, mentre nel 2015 si candidò, venendo eletta consigliera, al seguito del candidato sindaco Tommaso Sonni, marito della stessa Bruni.
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Oggi, però, la carriera politica villellica ha avuto un brusco stop perché la sua terza consiliatura nell’assise di Lamezia Terme ha avuto fine a seguito di un formale esposto (da me firmato) e la seguente notizia data da LaNuovaCalabria e INuoviCalabresi che ne evidenziava l’incompatibilità con le cariche cumulate negli anni in Università, nonché qualche ‘dimenticanza’ nelle dichiarazioni obbligatorie da rendere annualmente allo stesso Ateneo.
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Questo perché la legge Gelmini vieta categoricamente ai componenti dei Cda e dei Senati Accademici degli Atenei di ricoprire ‘incarichi di natura politica per la durata del mandato’.  Villella, invece, era fino a qualche giorno fa, consigliera comunale di Lamezia Terme, oltre ad avere vari incarichi all’interno del Partito Democratico locale e regionale (ancora in essere?).
All’inizio la ‘di Bruni cognata’ vantava di possedere ‘corposa giurisprudenza’ a sostegno della tesi che le avrebbe consentito la permanenza in tutti gli incarichi ricoperti e cumulati. Ma l’Università ha chiesto un parere in merito all’avvocatura dello Stato che stronca nettamente il ‘Villella pensiero’.  Immagine che contiene Viso umano, vestiti, persona, sorriso

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.Parere inviato direttamente dal Rettore dell’Università alla Procura della Repubblica che prima di allora avrebbe mandato, in pieno agosto, la Guardia di Finanza in Ateneo ad approfondire la questione.
Tant’è che, mettendosi male, la Villella si è dimessa, come si è detto, dal consiglio comunale di Lamezia Terme facendo sparire dall’assise il Partito Democratico che rappresentava e facendo subentrare a lei un giovane, Dario Arcieri (un po’ addormentato) che dal Pd è da tempo transitato ad Azione. “nuovi impegni universitari” si è giustificata in una nota alla quale ha fatto seguito un brocardico saluto del presidente del Consiglio comunale di Lamezia ed un arruffianamento a mezzo stampa della ‘Conferenza provinciale delle donne democratiche’ guidata dalla ex girl scout Lidia Vescio, che del dipartimento a guida Villella è dottoranda.

Toppa peggio del buco
Gli incarichi politici della neo direttrice di dipartimento di giurisprudenza, economia e sociologia dell’Università di Catanzaro erano incompatibili con la sua permanenza al Senato Accademico (e prima al CDA). Una situazione che durava da quasi un decennio, nel silenzio generale, nonostante i timidi tentativi di docenti coraggiosi come il filosofo del diritto Alberto Scerbo.
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Ora la ‘di Bruni cognata’ si è candidata lo scorso luglio al Senato Accademico dell’Università venendo eletta per il terzo mandato. Forse più di qualcuno, però, si è dimenticato che la stessa, oltre ad essere incompatibile, era ed è anche incandidabile a quella carica. La legge Gelmini (art. 2, comma 1 lettera g) ) e lo stesso Statuto dell’Università prescrivono la rinnovabilità dell’incarico presso il Senato Accademico per una sola volta (e non per due!). Circostanza che toccherebbe altri componenti dell’organo di Ateneo, tra cui qualcuno molto caro ai veri dominus dell’Università, al secolo Arturo Pujia (figlio del compianto ed eterno politico democristiano Carmelo) e l’ex Rettore Aldo Quattrone. Insomma, altro casino all’orizzonte.
Difatti, in queste ore si ravvede in quel di Germaneto più di uno sguardo attonito in quanto un dipartimento di eccellenza come quello di giurisprudenza, beneficiario di milioni di euro di finanziamenti, rischia di diventare orfano di rappresentanza in Senato Accademico e rischia di rimanere mediaticamente sotto i riflettori per la sete di potere e i tentativi (vani) di forzatura di una direttrice e docente con la tessera del Pd.
Docente che, tra l’altro, ha recentemente fatto aggiungere una postilla sul sito web dell’Università per giustificare le mancate dichiarazioni degli incarichi politici ricoperti negli anni, nonostante l’Anac la smentisca nettamente. Quando la toppa è peggio del buco.

Il posto da ordinario per la moglie del Sindaco
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. E non è finita qui. Nell’Università di Catanzaro poteri, politica, rapporti e intrecci sono sempre in auge. Chi è la responsabile della ‘cooperazione scientifica e culturale’ tra l’Università di Catanzaro e le istituzioni? Beh, la moglie del sindaco Nicola Fiorita. Si tratta della professoressa associata di diritto del lavoro Maura Ranieri, il cui titolare della cattedra non è un anonimo docente, ma l’ex parlamentare del Pd in quota vescovo Bertolone, Antonio Viscomi.
Come collega di dipartimento della stessa Ranieri e dei vari dem Viscomi e Villella, c’è la professoressa Donatella Monteverdi che è anche assessora della Giunta Fiorita con delega ai rapporti con l’Università. Presente anche l’assessora comunale alla sicurezza Marinella Giordano che in Università è ‘Consigliera di fiducia’ dal giugno 2022. Insomma, un maxi intreccio foriero di potenziali conflitti di interesse e, perché no (non è di certo una anomalia in Calabria), magari scambi di favori.
Tant’è che di recente e dopo solo qualche mese dall’appoggio della Ranieri alla causa villelliana (la candidatura a direttrice di dipartimento), è arrivata la messa in programmazione di un quarto posto di ordinario di diritto del lavoro a favore della first lady catanzarese. Una strana coincidenza visto che il tutto è avvenuto in assenza di una programmazione reale ed organica (a ‘bocca asciutta’ è rimasto, ad esempio, il cosentino Marcello Mazzuca, pupillo del consigliere comunale e docente ex Pd Valerio Donato, al quale pure era stata promessa una ‘progressione’ essendosi elettoralmente dimostrato un ‘Villella’s Boy’).
Insomma, prima ancora dell’attivazione del corso di laurea in scienze politiche (per cercare di avere un nuovo indotto di studenti al fine di giustificare nuove poltrone per i docenti) pare si ravveda l’urgenza di dare alla ‘sindachessa’ la ‘corona’ da docente ordinario. Così fan tutti?

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Catanzaro, il sindaco Fiorita tra ‘parenti di’, massoni e … la sessuologa
Nomine, rimpasto di Giunta e nuovi supporter. L’estate è stata foriera di molte novità nella città capoluogo di Regione guidata dal civico Nicola Fiorita.
Un civismo prima tendente all’estrema sinistra e ora forse solo alla auto-conservazione, quasi un civismo ‘fake’ dopo il ‘pactum talericis’ che ha inglobato in tutto e per tutto la compagine (quella eletta più i ‘nuovi acquisti’) del commissario regionale dei lupiani di ‘Noi con l’Italia’, Antonello Talerico, mettendo fine a quell’anatra zoppa che le urne avevano consegnato al Sindaco nel Consiglio comunale.
Una compagine che consta di un tris di assessorati ‘di peso’, oltre che a 7 consiglieri comunali: 5 del gruppo “Catanzaro al Centro” di cui fa parte lo stesso Talerico, 1 del gruppo “Io scelgo Catanzaro” di cui fa parte Raffaele Serò, portaborse di Talerico e poi quello ufficiale di ‘Noi con l’Italia‘ di cui fa parte la sola Giulia Procopi, talliniana di ferro.
Insomma, numeri alla mano, quasi metà maggioranza è in mano ad un esponente di centrodestra, benchè sostenitore di Fiorita già nella tornata del 2017. Ma se consideriamo che anche l’ex civismo ‘rivoluzionario’ di Vincenzo Voce nella vicina Crotone viene tenuto in vita (amministrativa) dall’apporto dell’ex commissario cittadino di Forza Italia, Mario Megna (collaboratore in Consiglio regionale dello stesso Talerico), ciò rileva forse un disegno politico dei lupiani, ossia utilizzare la debolezza dei civici per occupare postazioni che, invece, nella Giunta di centrodestra di Occhiuto, ad oggi non hanno avuto.

Il capogruppo centrista e quel parente ‘chiacchierato’
Tornando al capoluogo, capogruppo di ‘Catanzaro al centro’ è Francesco Scarpino, eletto con il centrodestra con la lista ‘Italia al centro’. Immagine che contiene testo, Viso umano, uomo, persona

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.
Scarpino è cognato del pregiudicato Antonio Donato. La Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri ritiene che in capo a Donato vi sia “comprovata partecipazione a ben 2 associazioni mafiose, alla cosca dei Gaglianesi e a quella dei Giampà, in seno alla quale ha svolto il ruolo di stabile rifornitore di automobili e motocicli, poi utilizzati dalla cosca per il compimento di azioni omicidiarie e delittuose a Lamezia Terme”.
Nell’Ordinanza del GIP di Catanzaro Mellace resa nell’ambito della operazione ‘Perseo’ della Dda di Catanzaro (R.G. Gip 1356/09), a pag. 634 e 635 si legge: “Secondo il convergente dichiarato dei collaboratori di giustizia, i rapporti tra DONATO Antonio e la cosca GIAMPA’ nascono in carcere grazie al ‘battesimo’ del primo avvenuto, all’interno della casa circondariale, per mano opera del c.d. “Professore”, il più volte citato Giampà Francesco cl. 48, capo storico della cosca Giampà. Questi infatti conferiva al Donato la dote di ingresso nella n’ndrangheta (…), In seguito il DONATO riceveva la dote ‘ndranghetistica del ‘quartino o trequartino’ direttamente dal cugino di Giampà Giuseppe, vale a dire Giampà Pasquale ‘millelire’ e ciò accadeva nell’anno 2010 allorquando il DONATO veniva recluso insieme al GIAMPA’ Pasquale presso la casa circondariale di Catanzaro-Siano”.
Il collaboratore di giustizia Umberto Edigio Muraca definì Antonio Donato come “lo zingaro di Pontegrande” che procura armi, droga e mezzi destinati a varie azioni delittuose (pag. 638 ordinanza ‘Perseo’).
Insomma, nonostante le condanne, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i processi ancora in corso sul groppone del cognato, il consigliere Scarpino è entrato agevolmente nella maggioranza dei civici (ex) ‘duri e puri’ di sinistra di Nicola Fiorita, senza che nessuno (quelli della questione morale, ad esempio) eccepisse alcunchè.

Il soccorso incappucciato
Nel rimpasto fioritiano ha trovato spazio anche Giorgio Arcuri, già consigliere comunale eletto con il centrodestra (nella lista più a sinistra dello schieramento chiamata ‘Riformisti Avanti’).
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Arcuri è stato candidato alle precedenti comunali (2017) con ‘Alleanza Civica’ (la lista più a destra dello schieramento del centrosinistra di Vincenzo Ciconte), mentre alle regionali del 2021 fu candidato con la lista “Forza Azzurri” a sostegno di Roberto Occhiuto, salvo poi avvicinarsi a Fratelli D’Italia che ne considerò (scartandola) la candidatura a sindaco sotto la propria effigie.
Il neo assessore all’ambiente della Giunta Fiorita, laureato online all’Università Niccolò Cusano e funzionario regionale, è figlio di Bruno, ex presidente del Tribunale di Catanzaro. In più, Giorgio Arcuri è massone iscritto al GOI di Soverato, ‘in sonno’ da prima delle comunali.
Il suocero, Salvatore Chiappalone è un potente esponente della massoneria del ‘rito scozzese antico e accettato’ (ha il grado 33, massimo all’interno dell’associazione segreta).
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. In Comune a Catanzaro troviamo un altro ‘big’ dei cappucci. Il Grande Ufficiale del GOI di Catanzaro, Emanuele Cannistrà, persona di fiducia del gran maestro Ugo Bellantoni, che della massoneria è un elemento di primissimo piano in quel di Vibo Valentia. Cannistrà è un impiegato di categoria C a Catanzaro (Bellantoni era responsabile ufficio tecnico di Vibo). Il primo, per anni alla guida del servizio cimiteriale del Comune capoluogo, ora è un amministrativo nel settore Gestione del territorio (la cui delega è in capo proprio ad Arcuri).
E pensare che il consigliere comunale Antonio Corsi sia nella passata consiliatura che in questa ha presentato una formale interrogazione per sapere se tra assessori, dirigenti e funzionari vi siano iscritti a logge massoniche. Ovviamente…senza risposta e nel silenzio della politica. Beh, per tornare ai cognati, quello di Fiorita (marito della sorella della moglie), Rocco Mazza, è un massone ‘attivo e quotizzante’ nella loggia madre ‘Tommaso Campanella’ di Catanzaro. Sarà per questo che il discorso non viene toccato da nessuno.

Il ‘contentino’ a 5 stelle
C’è chi è in sonno come massone e chi come forza politica, come il M5S al Comune di Catanzaro, che è fuori da ogni dibattito politico nonchè da ogni postazione. Andiamo per gradi: Il Movimento 5 Stelle alle politiche del settembre 2022 (con una candidata ‘forestiera’ al relativo uninominale, Elisa Scutellà, oggi a concreto rischio siluramento dai Gentile) nel capoluogo di Regione ottenne il 31,3% (1,1% in più della candidata) risultando il primo partito.
Alle comunali di giugno 2022, invece, raggiunse un misero 2,8%, eleggendo un solo consigliere, Danilo Sergi e rimanendo totalmente fuori dalla partita riguardante assessorati e partecipate.
Come ‘contentino’ venne loro dato un posto nel vasto e costoso staff del sindaco Nicola Fiorita, nella specie la titolarità del fantomatico (nonchè oggetto di ilarità) ‘ufficio delle piccole cose’.
Venne nominata l’ex candidata comunale grillina Paola Giglio, forte delle 112 preferenze ottenute alle urne. Storica attivista a 5 stelle, nel 2014 scriveva su Twitter: “Anche per me #Napolitano è un boia: boia del mio #futuro, boia dei miei sogni, boia della mia speranza. #Napolitanononèilmiopresidente” (28 gennaio); “#Napolitanodimettiti” (29 gennaio).
Dismesse le vesti ‘barricadere’ del passato, la stessa in un post pubblicato su Facebook del 13 luglio 2022 scrisse: «E’ ufficiale, mi occuperò dell’ufficio delle “piccole cose”. A me piace molto questa definizione perchè ha un non so cosa di informale, tenero, premuroso. Eppure sarà qualcosa di prorompente ed innovativo. Si dice che nelle piccole cose risiedono i grandi cambiamenti e l’obiettivo sarà esattamente questo. Con piccole cose, piccoli passi proveremo a ridare a questa città una normalità».
Nonostante i buoni propositi e l’apertura di una pagina social ‘ad hoc’, ad un anno di distanza, la ‘capa’ delle ‘piccole cose’ Paola Giglio si è dimessa (per legittimi motivi personali/professionali), ma dei risultati politici di tale ufficio non si sa nulla, rilevando solo i mugugni sussurrati sottobanco dal consigliere comunale pentastellato Sergi.
Non riuscendo nemmeno a sedersi ai tavoli ‘che contano’, il M5S, coordinato a livello provinciale da tale Luigi Antonio Stranieri da Girifalco (ultimo tra i votati della lista centro alle regionali 2021 e mancato consigliere comunale del suo paese all’ultima tornata), non è stato considerato nella partita per il recente rimpasto (con svolta moderata) della Giunta Fiorita. Rimaneva solo un ‘contentino’: sostituire la titolare delle ‘piccole cose’ con un’altra figura.

Cambio di rotta: dalle ‘piccole cose’ alla sessuologa
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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. La notizia è decisamente ‘pop’ e sta girando di chat in chat. A sostituire l’ex ‘barricadera’ Paola Giglio in quota M5S nello staff del sindaco di Catanzaro sarebbe stata indicata, su input del consigliere comunale grillino Danilo Sergi e con il placet dello stesso Nicola Fiorita un’altra ex candidata comunale (detentrice di ben 84 preferenze personali): Monica Riccio, di professione psicologa e… sessuologa!
Nella presentazione del suo curriculum sul sito del Movimento 5 Stelle, la Riccio, tra le altre cose, afferma di essere “consulente sessuologa” e di occuparsi, tra le altre cose, di “terapia di coppia e disfunzioni sessuali”.
Nel suo pubblico curriculum vanta una collaborazione con l’azienda farmaceutica Bayer per la quale ha relazionato a “convegni regionali sulle disfunzioni sessuali”. In più, si dichiara presidente del Centro di Sessuologia della Calabria ONLUS dal 2007.
La medesima vanta nel suo curriculum varie pubblicazioni interessanti sulla testata “Panorama Sanitario” tra cui una dal titolo “Eiaculazione precoce” (n. 6 – giugno 2001, pag. 13), una dal titolo “Eiaculazione ritardata” (n. 1 – gennaio 2002, pag. 13) e una dal titolo “Frigidità” (n. 7 – luglio 2002, pag. 13). Senza contare la pubblicazione (indicata nel curriculum) su “Top girl”, nota rivista per adolescenti, dal titolo “Passeresti la notte con uno sconosciuto?” (n. 89 – giugno 2005, pag. 30) e quella dal titolo “sessualità nella terza età” su “Bollettino SIGG Calabria” (n. 1 del 12 dicembre 2011, pag. 7).
Non è ancora noto se Riccio accetterà la proposta offertale, ma è senza dubbio la persona giusta per aiutare la Giunta Fiorita nel passaggio dalle ‘piccole cose’ di Paola Giglio, ad orizzonti (amministrativi) più corposi.

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Dei Co.co.co. dei gruppi del Consiglio regionale della Calabria ne avevamo parlato nel dettaglio lo scorso aprile con un’inchiesta che ha avuto eco nazionale grazie alla trasmissione di Rete 4 “Fuori dal Coro” di Mario Giordano.
A distanza di tre mesi poco è cambiato, anzi, siamo alle solite: a portatori di voti più o meno “curricularmente” qualificati viene data una “mancetta”. I “beneficati” vengono assunti dai capigruppo in Consiglio regionale per le finalità proprie dei gruppi consiliari, almeno di questo parla la legge regionale 13 del 2002 che scarnamente disciplina tali tipi di assunzioni.
Non è chiaro cosa gli assunti andranno a fare, non dovendo rendicontare alcunchè, come non è chiaro se effettivamente vadano fisicamente in Consiglio regionale.

Sta di fatto che questo valzer di contrattini agli amici degli amici costa ogni anno 1.406.024,22 euro che gravano direttamente sul bilancio regionale e, quindi, sulle tasche dei calabresi.
Tra coloro che partecipano attivamente a questa mangiatoia vi sono anche quelli che in campagna elettorale si erano proposti come anti-sistema e anti-casta, come il M5S, oggi a guida Davide Tavernise, che nei mesi scorsi aveva assunto ballerine, baby-sitter e bagnini, nonostante la presenza di una proposta di legge a suo nome che decanta di voler tagliare i fondi per i Co.co.co..
Non solo lui, naso lungo alla Pinocchio anche ai civici di Luigi De Magistris, come Antonio Lo Schiavo, oggi capogruppo del gruppo misto portatore della sigla “Liberamente progressisti”.
“Liberamente magna magna” verrebbe da dire, se si legge la carrellata dei contrattini da lui stipulati e i relativi costi. Eppure Lo Schiavo nel 2021 da candidato diceva: «intendo prendere un impegno, e, cioè, che tra le prime iniziative di legge di cui mi farò promotore ci sia una proposta di ridimensionamento dei costi del Consiglio regionale calabrese». A distanza di un anno e mezzo di tale proposta nessuna traccia, così come dell’annunciato taglio dell’indennità in caso di elezione. Roba da campagna elettorale, insomma.

Gli avvocati – portatori di voti del gruppo misto
Tra i contrattualizzati dal capogruppo del gruppo misto Antonio Lo Schiavo vi è l’avvocata e consigliera comunale di Lamezia Terme, Lucia Cittadino, un tempo collaboratrice al centro di Neurogenetica di Amalia Bruni (silurata dal gruppo misto proprio da Lo Schiavo). A lei andranno 3,594.97 euro per il periodo 15 maggio – 15 settembre.
Stessa cifra per lo stesso periodo all’avvocata di Pizzo, Caterina Varvaglione (detta Marika). La Varvaglione sono oltre dieci anni che si candida alle comunali di Pizzo Calabro senza successo. Già candidata consigliera nel 2012, nel 2017 con la lista “Unico interesse Pizzo” ottenne 213 preferenze e nel 2022 con la lista “Domani è oggi” a sostegno di Emilio De Pasquale (e con il sostegno di Lo Schiavo) ne ottenne 193. A Francesco Madigrano, ex coordinatore provinciale di Cosenza della coalizione “De Magistris Presidente” andranno 8,666.67 per il periodo 11 aprile – 31 dicembre.
Nel gruppo misto (contrattualizzati dal capogruppo Lo Schiavo) sono stati assunti anche alcuni “seguaci” di Antonello Talerico. Tra questi l’avvocato penalista Pasquale Gigliotti, parente del sindaco di Cicala, Alessandro Falvo. A Gigliotti andranno 7,801.60 euro lordi per il periodo 19 giugno – 31 dicembre. Quest’ultimo è stato candidato con la lista “Io scelgo Catanzaro” a sostegno di Antonello Talerico come candidato sindaco alle amministrative del capoluogo del 2022, ottenendo circa 62 preferenze.
Presente anche l’avvocato catanzarese Antonio De Filippis. Per lui 2,162.77 lordi, periodo 12 giugno – 12 settembre. De Filippis è primo dei non eletti (con circa 250 preferenze) alle amministrative catanzaresi del 2022 della lista “Catanzaro al centro” a sostegno sempre di Antonello Talerico sindaco.
Nella stessa lista era candidato il perito informatico Manuele Rubino, che ottenne circa 100 voti. A lui un cococo 2,162.00 lordi, periodo 15 maggio – 15 agosto. Stessa cifra per lo stesso periodo alla avvocata nonchè consigliera di parità della provincia di Catanzaro, Elena Morano Cinque.
In quota Talerico anche l’avvocato Francesco Maria Massara, tropeano, segretario dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia. A lui andranno 3,006.87 euro, periodo 9 giugno – 9 ottobre.

Quel contratto che fa discutere
A far discutere (e a storcere il naso a più d’uno) è il contratto fatto da Antonio Lo Schiavo, in quota Talerico, al presidente del consiglio comunale di Crotone, Mario Megna.
Per lui dal Consiglio regionale, per il periodo 19 giugno – 31 dicembre, arriveranno 8.108,80 euro lordi, oltre alla indennità comunale da 4806,94 euro lordi mensili. Non è chiaro quale sarà l’apporto che potrà dare a un gruppo consiliare a Reggio Calabria, essendo presidente del consiglio comunale pitagorico.
Megna, già portaborse della consigliera regionale di Forza Italia, Valeria Fedele, è stato fino a poco tempo fa commissario cittadino degli azzurri, salvo poi diventare “organico alla maggioranza” civica di Enzo Voce, con il placet dell’ex parlamentare di Fi, Sergio Torromino, molto critico (mai quanto Talerico) con il coordinatore regionale Giuseppe Mangialavori. Sarà anche per questo che Talerico, oltre al contratto a Megna, ha inserito in struttura la conduttrice di Esperia Tv, Francesca Russo, molto vicina all’ex coordinatore provinciale di Fi di Kr, Luigi Lidonnici, a sua volta vicino allo stesso Torromino.
Megna ha iniziato la sua carriera politica con il Pdm di Agazio Loiero, per poi andare nell’Italia dei Valori e poi nel Pd e in Svolta Democratica di Enzo Ciconte, di cui è stato portaborse nel 2018. Ha fatto più volte il consigliere comunale, assessore, vicesindaco di Crotone, capogruppo Pd alla Provincia di Crotone. Risale a fatti del periodo del suo assessorato comunale nel 2006, la recente sentenza sentenza 235/2022 della Corte dei Conti – sezione giurisdizionale per la Regione Calabria depositata il 29 dicembre 2022 che lo condanna a 13.800,00 per danno erariale. Non proprio un bel biglietto da visita per un contratto con il Consiglio regionale.

Per il M5S una personal trainer (romana)
Tra i contratti stipulati da Davide Tavernise, quale capogruppo del M5S, troviamo quello del videomaker di Rti Calabria, Natale (detto Natalino) Stati di Longobucco, a cui andranno 3,140.00 euro lordi, periodo 1 giugno – 31 luglio.
1,683.87 euro lordi, periodo 4 maggio – 31 luglio, andranno all’attivistà cosentino Nicola Santoianni, mentre 1,721.29 lordi, periodo 2 maggio – 31 luglio, andranno a Pietro Marasco, ex consigliere di Casali Del Manco, ricandidato e non rieletto, nonostante le 269 preferenze ottenute, nel 2022 in quota M5S (lista “Spazio Futuro”) a sostegno di Ippolito Morrone, sostenuto dai grillini di Anna Laura Orrico e dalla parte del Pd di Nicola Adamo.
Ma destinato a far più discutere è il contratto ad Amira Pucci. Lei riceverà 1,759.33 euro lordi, periodo 15 giugno – 15 settembre. Nel 2022 è stata componente della struttura di Tavernise, come responsabile amministrativo (cioè colui che deve gestire e coordinare tutti i “portaborse”).
Tra le competenze curriculari della Pucci c’è quella di essere “Personal trainer e Mental coach”, tant’è che dal 2019 al 2022 è stata presidente e gestore della polisportiva “Asd Sanama Beauty Fitness” con sede a Roma (il suo profilo facebook si chiama proprio “Amira Roma”).
Certo, nel 2022 su instagram la Pucci si taggava tranquillamente nella sua palestra romana e non nel Consiglio regionale della Calabria. Ma, essendo anche autrice del romanzo “il potere di un sogno”, magari sogna anche l’ubiquità.

Con il Pd anche l’indagato dalla Dda
Tra i contratti stipulati dal gruppo consiliare del Pd (capogruppo il cacicco cosentino Mimmo Bevacqua) spicca quello di Giuseppe Dell’Aquila, consigliere provinciale del Pd vicino al deputato Nico Stumpo; nonchè consigliere comunale di Cirò Marina, indagato nell’ambito dell’inchiesta della D.d.a. di Catanzaro Glicine/Acheronte. A lui andranno, periodo 1 giugno – 31 dicembre, ben 3,990 euro lordi. Eppure a fine giugno una nota congiunta del Pd Calabria e del Pd crotonese plaudeva all’operazione della Dda (Glicine/Acheronte) di Nicola Gratteri, affermando: «Continueremo a vigilare affinché sia garantita, ai nostri elettori ed ai cittadini tutti, una tenuta etica e morale all’altezza delle loro aspettative». La Dda a Dell’Aquila contesta il reato di cui all’art. 86 del DPR 570/1960, detto “corruzione elettorale”. Anche questo, evidentemente, un buon biglietto da visita per lavorare in un gruppo in consiglio regionale.
Tra i contrattualizzati del Pd c’è anche la studentessa universitaria Silvia Scigliano, parente del segretario Fillea Cgil del crotonese Antonio Scigliano, già candidato sindaco di Roccabernarda con i dem in passato, nonchè consigliere provinciale piragorico nel 2014. A lei andranno 2,850 euro, periodo 1 giugno – 31 ottobre.
Sul suo profilo Facebook di descrive così: «sono una ragazza attiva, socievole ed ambiziosa, ma poco coraggiosa e molto ansiosa». Chissà se questi soldi pubblici le faranno superare l’agitazione.
Alla ragioniera Francesca Giannini andranno 1,691.61 euro, periodo 2 maggio – 31 luglio. È moglie del direttore provinciale Inca CGIL Catanzaro, Luigi Vitale.
In quota Antonio Billari viene contrattualizzato Antonino Denaro, al quale andranno 1,691.61 euro, periodo 2 maggio – 31 giugno. Nel suo curriculum si descrive come «Persona sensibile, con i giusti requisiti per raggiungere un obbiettivo». 1,685.68 euro per il medesimo periodo andranno all’ex autista di Billari (nominato nel 2021) Demetrio Valentino Laganà, già candidato del Pd alle amministrative reggine del 2014 con una dote di oltre 500 voti personali in città. Nel cv vanta una recente esperienza (conclusa a fine giugno) come addetto alle pulizie di Trenitalia.

Mancette anche a destra
In quota Giuseppe Gelardi (Lega) è stato contrattualizzato il giovane Nicola Salerno di Riace, la cui fidanzata Claudia Rullo è consigliera comunale di “Riace Rinasce”. A lui andranno 1,507.74 euro lordi, periodo 12 maggio – 31 luglio. Il giovane Giuseppe Polimeni, già candidato alle comunali di Sant’Eufemia D’Aspromonte nel 2022, riceverà 1,691.61 euro, periodo 2 maggio – 31 luglio.
Domenico Giannetta di Forza Italia ha dato 707 euro lordi, periodo 15 maggio – 30 giugno al suo ex portaborse, di professione farmacista, Rocco Oliveri.
In quota Francesco De Nisi (formalmente Coraggio Italia), viene assunta la ex assessora comunale di Filadelfia, oggi consigliera comunale, Rosalba Galati. Per lei 5,400.00 euro lordi, periodo 1 aprile – 31 dicembre. Assunta da lui anche la giovanissima di Sant’Onofrio (classe 1999) Ilaria Trimboli, alla quale andranno 1,632.26 euro, periodo 10 maggio – 31 agosto.

Gli altri assunti
E se da un lato vengono assunti professionisti come la copywriter del gruppo Pubbliemme, LaC Newwork, Diemmecom (e sigle varie), alla quali sono andati 438 euro lordi per il mese dig iugno, alla personal trainer e istruttrice di ginnastica artistica Alessandra Gabrieli andranno 3.960 euro, periodo 1 aprile – 31 dicembre.
Alla neodiplomata catanzarese Mariafrancesca Bonanno andranno 2,280.00 euro, periodo 1 aprile – 31 luglio, mentre alla giovane reggina Giovanna Giunta, che vanta come titolo di studio un corso superiore di pasticceria italiana, adranno 1,360.00, periodo 1 giugno – 31 luglio.
Al sempre presente bracciante agricolo specializzato in raccolta mele, Giuseppe Carbone, andranno 1,507.74, periodo 12 maggio – 31 luglio, mentre al manager della ristorazione Francesco Badolati sono andati 876 euro a maggio e giugno.
Insomma, come al solito, il cambiamento sui costi della politica e le varie mancette del Consiglio regionale della Calabria può aspettare e chi lo promette lo fa giusto il tempo del mese di campagna elettorale, tanto a chieder conto sono in pochi.

Il Pd di Irto-landia: burattinai, indagati e maxi-inciuci. Dov’è la novità?
Irtolandia, il magico mondo del Pd “made in” Nicola Irto viene “venduto” sui media e al Nazareno come un Partito nuovo, smart, giovane, rinnovato nei metodi e nelle persone, in primis perchè ad essere “gggiovane” è il suo segretario regionale, divenuto precocemente senatore.
Dopo anni di far-west partitico, di primarie false e tessere altrettanto farlocche, nonché di commissariamenti romani, bisogna, comunque, dare atto che, senza alcun mea culpa per il passato, la forma viene oggi, invece, preservata, con organismi di partito correttamente costituiti e (inutili?) “pennacchi” generosamente distribuiti.
Eppure, se si scava oltre l’annuncite e la propaganda di Partito, possiamo dire che anche questo ennesimo “Nuovo Pd” sà di tappo, con figure nelle varie caselle ben conosciute e altre che, pur rappresentando nominalmente o anagraficamente una novità, sono solo un avamposto di coloro che stanno dietro a serrare le fila e…a muovere i fili, e sono quelli che Elly Schlein chiama “cacicchi” e “capibastone” (e capicorrente), gli stessi che erano in prima fila a far finta di ossequiarla al Festival dei libri sulle mafie (Trame) di Lamezia Terme.

Segreteria regionale: la corte di Irtolandia
Alla corte di Irtolandia (ossia, la segreteria regionale), il “ggiovane” senatore, figlioccio politico dell’ex deputato reggino Demetrio Battaglia, ha chiamato a far parte della sua squadra un “enfant prodige”, si tratta di Paolo Pappaterra, classe 91, sindaco di Mormanno dal giugno del 2022.
Tra le maglie del sito del comune che guida, però, si evince solo un suo curriculum del 2017 di quando era laureando in economia e vicesindaco. Pappaterra è figlio del ben più noto Mimmo, già candidato regionale nel 2010 e 2014, in passato sindaco di Mormanno, poi Consigliere e assessore regionale in Calabria, deputato dello SDI, presidente del Parco Nazionale del Pollino dal 2007 e poi dal 2019, direttore generale di Arpacal. Queste ultime due cariche le ha ricoperte fino a qualche mese fa. Insomma, l’entrata del figlio in segreteria regionale del Pd è ossigeno nell’annus horribilis dell’eterno Mimmo che nell’arco di pochi mesi è decaduto da Presidente dell’Ente Parco del Pollino (col Tar che ha rigettato il suo ricorso il mese scorso) ed è stato sostituito da Roberto Occhiuto all’Arpacal dopo che è riuscito a “sopravvivere” allo Spoil System con il centrodestra della Santelli e di Spirlì.
Presente, su volere del segretario regionale, anche l’ex sindaco di Melissa, Gino Murgisegretario provinciale del Pd crotonese ai tempi delle primarie farlocche e delle tessere gonfiate. Iconica fu nel 2019 la restituzione delle “300 tessere” nelle mani di Murgi contro il commissariamento del Pd Crotone voluto dal nazionale. Atto che portò alla autosospensione di vari dirigenti, tra cui l’allora presidente del Pd Crotone, Manuela Asteriti e l’ex sindaco Peppino Vallone. «Ci autosospendiamo dagli organismi politici cittadini, usciti dal congresso del 2017, mettendoci i nomi e la faccia, diversamente dai famosi 300, che pare abbiano consegnato la tessera per protesta (dove? a chi?) a causa del commissariamento. Tessere che fanno parte di un tesseramento, passato alla storia del Partito Democratico crotonese come quello dell’elenco telefonico, approvato dall’organismo regionale e non provinciale, senza alcun controllo e con defunti inclusi» dichiararono. Insomma, una chiara scelta in controtendenza con il rinnovamento “schleniano”.
Voluto da Irto anche il docente vibonese dell’Unical, Damiano Silipo, espressione dell’intellighenzia di sinistra che va bene per i convegni (ma non alle urne). Silipo è l’ex marito della consigliera comunale di Vibo Valentia (ex Pd), Loredana Pileggi, vicina al consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, anch’esso ex Pd poi ex lista DeMagistris. Il figlio, Cosimo Silipo, è stato Co.co.co. di Lo Schiavo nel 2022 ma Pileggi, per quanto consigliera d’opposizione, inserita sempre in quota Lo Schiavo in commissione regionale pari opportunità, è ora “cognata” della sindaca di Forza Italia, Maria Limardo (compagna del fratello Domenico). Insomma, maxi-intrecci a sinistra.

Tutti i burattinai del Pd Calabria
Il consigliere regionale “cigiellino” Raffaele Mammoliti ha “piazzato” nella segreteria di Irtolandia, Marwa El Afia, già segretaria Cgil Area Vasta CZ-KR-VV, figlia di Abdel Ilah El Afia, anch’esso vicino a Mammoliti, dirigente Fillea Cgil, rappresentante della stessa sigla nel comitato di gestione di Cassa Edile CZ-KR-VV.
Marwa El Afia è stata candidata alle elezioni comunali di Sant’Onofrio nel 2016 a sostegno di Onofrio Maragò. Ottenne 22 voti. Meglio di lei fece la sorella Laila nel 2021, sempre a sostegno di Maragò (non rieletto e poi assunto come Co.co.co. del Pd in Consiglio regionale) che di voti ne ottenne 29. «È entrata in segreteria regionale per clichè», «serve per copertina, devono fare i radicalchic» sussurrano insider del Pd vibonese con promessa dell’anonimato.
Proprio la federazione vibonese, in queste settimane occupata a “cucinarsi” il segretario provinciale Giovanni Di Bartolo, avamposto dell’ex commissario regionale (oggi deputato) Stefano Graziano, ha visto confermare come tesoriere regionale Enzo Insardà, già tesoriere nell’epoca pre-Irto e, quindi, certamente una scelta di continuità con l’apparato del passato.
In quota “sinistri” entrano l’ex oliveriano di ferro Pasqualino Mancuso, voluto dalla ex sardina Jasmine Cristallo, e Anna Pittelli che, benchè compagna dell’ex segretario provinciale del Pd di Cosenza Luigi Guglielmelli e ex componente della direzione nazionale del Pd voluta da Nicola Zingaretti (su spinta di Enza Bruno Bossio), sarebbe stata indicata, a questo giro, da Articolo1.
In quota Enza Bruno Bossio entra in segreteria l’ex “bevacquana” Francesca Dorato, candidata regionale nel 2021, consigliera comunale del Pd di Castrovillari, già vicesindaca; ma anche la componente di diritto (in quanto coordinatrice donne democratiche) Teresa Esposito ha sostenuto Paola De Micheli al congresso, ed è ascrivibile alla medesima area; mentre in quota Carlo Guccione (area Andrea Orlando) entra il sindaco di Spezzano Sila, Salvatore Monaco. Piccola nota di colore: l’ex consigliere regionale Guccione, oggi dipendente regionale – “supporto funzionale” della struttura del consigliere Francesco Antonio Iacucci (dove e quando timbra se lo chiedono in molti) si gode un vitalizio da 4.119,06 euro mensili, oltre lo stipendio da 2.054 euro oltre indennità da 630 euro mensili. Roba da cacicchi cosentini.

Il “cacicco” Bevacqua
A tal proposito, in quota Mimmo Bevacqua, capogruppo regionale “evergreen” del Pd e “cacicco” di Dario Franceschini in Calabria, nella segreteria di Nicola Irto è entrata Franca Sposato, capogruppo Pd in consiglio comunale di Acri e coordinatrice provinciale di ZonaDem, la corrente bevacquana del Pd. Sposato è stata nel 2016 Co.co.co. del gruppo consiliare “Oliverio Presidente”.
Il primo franceschiniano di Calabria ha inserito nella segreteria regionale anche il lametino Luigi Muraca, suo amico personale dai tempi della Dc.
Una nomina che, però, ha lasciato molti a bocca aperta. Muraca, difatti, nel 2020 è stato candidato alle elezioni regionali con il centrodestra (lista “Santelli Presidente”), ottenendo un discreto risultato di circa 1.371 preferenze. In precedenza è stato coordinatore regionale di “Direzione Italia” di Raffaele Fitto, ex vicepresidente Sacal, ex presidente del consorzio industriale Asicat e già esponente lametino di Forza Italia. Dal 2015 al 2017 è stato consigliere comunale di Lamezia Unita, all’interno della coalizione di centrodestra. Insomma, la svolta “schleiniana” a sinistra in Calabria può aspettare (soprattutto a Lamezia Terme e su questo ci torneremo a breve).

Pd e grumi di potere: il caso di Aquila Villella
In quota Ernesto Alecci (area “Base Riformista”) è stata inserita in segreteria Maria Chiara Chiodo, presidente del Pd di Catanzaro città, vicina anche alla presidente regionale del Pd Giuseppina detta Giusy Iemma. Chiodo è anche dottoranda di ricerca presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Magna Graecia.
Proprio qui è recentemente scoppiato uno scandalo che coinvolge la cognata della consigliera regionale del Pd, Amalia Bruni (ex candidata presidente del centrosinistra, ma nessuno lo ricorda); ossia la capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Lamezia Terme, Aquila Villella.
Villella è stata eletta in assemblea regionale del Pd nel 2022 ed è componente della commissione regionale di garanzia e del dipartimento tematico “Giovani, Istruzione, Innovazione e Lavoro” della segreteria regionale. Peccato che stessa sia anche membro del C.d.a. dell’Università Magna Graecia (dove è dottoranda presso il Dipartimento di giurisprudenza anche Lidia Vescio, componente della segreteria provinciale del Pd e portaborse di Amalia Bruni), carica incompatibile con incarichi di natura politica secondo la legge “Gelmini” del 2010 e secondo lo Statuto della stessa Università. In più, tali incarichi politici non sarebbero stati dichiarati dall’esponente dem all’Ateneo, nonostante il decreto legislativo 33 del 2013 (articolo 14, comma 1) lo imponga.
Un bel pasticcio se si considera che è stata membro del Cda per quasi 6 anni e prima ancora del Senato Accademico, anch’essa carica incompatibile.
E se la palla è passata ora ad Anac e Corte dei Conti, nell’Ateneo catanzarese sembra abbiano scoperto l’acqua calda rispetto a una situazione che perdura dal 2014. Proprio su questo ha incalzato la Lega di Catanzaro. Certo, Villella spererebbe in una interpretazione della legge che le consentisse di preservare l’incarico elettivo, ma la legge, suo malgrado, non distingue tra cariche partitiche e cariche elettive.
Nonostante questo, la cognata “eccellente” di Amalia Bruni vorrebbe forzare la mano e ritentare la corsa al Senato Accademico, le cui elezioni sono fissate per il prossimo 19 luglio, forte dell’appoggio dell’ex Rettore, Aldo Quattrone (protagonista del recente “catfight” stampa sul Cnr con il consigliere regionale Antonello Talerico), nonchè della “protezione” politica del deputato lametino della Lega, Domenico Furgiuele, che avrebbe stoppato iniziative parlamentari sul “caso Villella” sollecitate dai consiglieri comunale di Catanzaro (anche se ha dichiarato di non conoscere la questione). Ma sul genero di Salvatore Mazzei e sugli inciuci trasversali lametini ne riparleremo. È un fatto, però, che a segnalare la questione all’interno del Pd sia stata la dirigente nazionale Jasmine Cristallo. Sarà la volta buona che i dem non facciano gli struzzi?

Imbarazzi crotonesi
La recente inchiesta Glicine della D.d.a. di Catanzaro, oltre a coinvolgere l’ex vicepresidente della Regione, Nicola Adamo (con la moglie, Enza Bruno Bossio, che parla di “ennesimo show” di Nicola Gratteri), ha “pizzicato” Giancarlo Devona, cugino del consigliere comunale del Pd di Crotone, Andrea Devona (vicino ad Alecci) e già portaborse di Ernesto Alecci dal 1 dicembre 2021 al 1 aprile 2023.
Coinvolto nell’inchiesta è anche il consigliere provinciale del Pd (ed ex presidente della provincia f.f. di Crotone), nonchè consigliere comunale di Cirò Marina, Giuseppe Dell’Aquila, vicino al deputato dem Nico Stumpo.
Sarà un caso che proprio un giorno prima delle elezioni politiche, con deliberazione del commissario straordinario Domenico Sperlì (la cui cugina, Teresa Sperlì è indagata nell’inchiesta) vi sta stata la presa d’atto della designazione dei componenti del consiglio sindacale dell’Azienda sanitaria di Crotone? E che tra questi, in rappresentanza del ministero della salute (guidato da Roberto Speranza, cui Nico Stumpo è molto legato), vi sia Luigi Dell’Aquila, padre del consigliere cirotano indagato? Magie del (vecchio?) Pd.

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Mercoledì prossimo, 21 giugno, l’Università di Catanzaro eleggerà il suo nuovo Rettore e i direttori di Dipartimento. Ciò negli Atenei di solito corrisponde a una “sfida” tra buoni propositi o, comunque, a passaggi (indolori) di consegne.
A Catanzaro, invece, si assiste ad una sequela di lotte di potere; squallidi intrighi politici, di partito, familiari e massonici; false promesse di avanzamenti di carriera (come quelle di chi ha portato “in gita” al CNR dei neo-abilitati docenti paventando assunzioni) o di pensionamenti eccellenti, in cambio di una manciata di voti. Il tutto all’insegna, per l’appunto, della lottizzazione politica e del solito nepotismo di bottega.
Sarà anche per questo che in una delle ultime riunioni della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) si è iniziato a parlare di requiem per l’Università di Catanzaro, iniziato con l’apertura della facoltà di medicina a Cosenza (e con la tentazione di aprirla anche a Reggio Calabria), la querelle sul rapporto dell’Ateneo con il “Cnr”  e, soprattutto, con il venire a galla dell’inadeguatezza del management di questi anni, all’interno del quale vi sono tentazioni e ambizioni politiche di qualche singolo a scapito di una comunità accademica che, però, non ha mai alzato la testa, nemmeno di fronte alle inchieste della magistratura come “Università Bandita” e “Magnifica” che hanno, comunque, “sfiorato” anche l’Ateneo catanzarese.
Di recente si è arrivati, addirittura, a smettere di pubblicare i verbali delle sedute del Senato Accademico, offrendo al pubblico solo dei meri estratti. Il tutto con il silenzio anche dei più giovani, i rappresentanti degli studenti, pronti a (s)vendersi per un selfie, al posto di rappresentare la spina nel fianco dei baronati e dello status quo.
Insomma, queste elezioni universitarie potrebbero essere tra le ultime dell’Università Magna Graecia, per questo è importante offrire una fotografia di ciò che sta avvenendo, anche a futura memoria.

Asse Pd-Fiorita, l’anatra zoppa vola in Università
Non è un segreto che il Partito Democratico sia ampiamente mobilitato per le elezioni di direttore di dipartimento di scienze giuridiche, storiche, economiche e sociali dell’Università di Catanzaro.
«A Giurisprudenza si va di tessera» è il leitmotiv che le fonti interne riferiscono a commento della situazione che sta avvenendo da settimane.
Già, perchè la candidata è Aquila Villella, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Lamezia Terme, già candidata al Senato nel 2018 e alle regionali calabresi nel 2021 a sostegno di sua cognata candidata presidente, Amalia Bruni, oggi consigliera regionale del Pd. Villella ha l’appoggio dell’ex deputato del Pd Antonio Viscomi e, seppur non direttamente votanti in quanto dottorande di ricerca del medesimo dipartimento, della ex “girl-scout” Lidia Vescio, componente della segreteria provinciale del Pd, esponente anch’essa del Pd lametino e portaborse di Amalia Bruni, nonchè della presidente del Pd catanzarese Mariachiara Chiodo.
Un intreccio politico importante che si lega anche alle dinamiche dell’amministrazione comunale, nel cui consiglio il sindaco Nicola Fiorita non gode di maggioranza numerica (cosiddetta “anatra zoppa”), ma del senso di “opportunità” di singoli consiglieri eletti con l’opposizione che di andare a casa (e perdere il gettone mensile, recentemente raddoppiato ex lege) proprio non ne han voglia.
Oltre all’accattonaggio politico di certa frangia del consiglio comunale, però, importante sponda per il sindaco, che proprio il 20, giorno prima del voto universitario, deve far approvare il rendiconto finanziario, può arrivare dall’ex candidato sindaco, oggi consigliere comunale, Valerio Donato e dai suoi seguaci (ridottisi a 2, Gianni Parisi e Stefano Veraldi).
Donato, ex esponente del Pd, poi candidatosi con Lega e Forza Italia, che Jasmine Cristallo, ex esponente del movimento ittico (Talerico dixit), oggi membro della direzione nazionale, ha chiamato a far fronte comune (sotto la medesima casa politica), è uno dei primi sostenitori della candidatura di Aquila Villella, unitamente alla moglie del sindaco Nicola Fiorita, Maura Ranieri, docente associata presso la cattedra proprio dell’ex deputato Viscomi.
In più, ha fatto molto parlare il conflitto di interessi dell’assessora comunale con delega ai rapporti con Università, Donatella Monteverdi, docente e sostenitrice di Villella, oggetto di una formale interrogazione sul punto da parte di alcuni consiglieri comunali di opposizione, in attesa ancora di risposta (e, quindi, direi, affossata).
Insomma, un “do ut des” che potrebbe portare, a medio termine, anche all’entrata dello stesso Donato nella giunta Fiorita, con un “accurduni” che fa la sponda tra Università e Comune.
Piccola nota di colore: a sostenere Villella vi è anche il “pupillo” di Donato, il docente Marcello Mazzuca, compagno e padre della figlia di Elisabetta Errigo, già assegnista di ricerca con la stessa Villella e oggi docente a contratto.
Oltre all’intreccio Pd – Comune di Catanzaro, c’è anche quello tra giurisprudenza e medicina, con un intersecarsi di interessi e “aiutini” da personalità ben note.
A votar Villella c’è anche Maria Carlotta Rizzuto, ricercatrice di diritto privato e già praticante legale nello studio di Valerio Donato. È sorella di Antonia Rizzuto, professore associato di chirurgia generale, nonchè moglie di Giuseppe Viglietto, direttore di dipartimento di medicina sperimentale e clinica e già presidente del Senato Accademico.
In più, un grande sostegno alla candidata universitaria del Pd arriva anche da Patrizia Doldo, professoressa ordinaria di scienze infermieristiche, già candidata anni orsono alle comunali Davoli in una lista civica di ispirazione democrat dal nome “controcorrente” (ottenne 32 voti), che ha il figlio, Andrea Garieri, borsista (dal settembre 2022 per 12 mesi rinnovabili) nel dipartimento in cui si candida la Villella e la nipote, Maria Rita Putrone, Co.co.co. (da novembre 2022 a maggio 2023) nel dipartimento del citato Viglietto e poi finita alla segreteria dei dottorati. Insomma, un maxi intreccio in salsa catanzarese.

A medicina… tutto in famiglia
A medicina, invece, troviamo non poche coppie eccellenti. Solo per citarne alcune, la più in vista è certamente Rosa Maria Grembiale, nota per essere finita davanti alle telecamere de Le Iene in un servizio del 2018 sulla sua abilitazione come docente che fece scalpore. Oggi Rosa Maria è professoressa associata di reumatologia (con abilitazione). Anche davanti alla tv nazionale, a difenderla ci fu il marito, Saverio Naty, dirigente medico dell’U.O. di Medicina Interna al Mater Domini, sindacalista della Cisl Medici.
Naty, cirotano, partecipò nel maggio 2018 come relatore a un convegno promosso dall’associazione “La Fenice”, onlus di riferimento dell’omonima loggia del Grande Oriente d’Italia che ha sede a Catanzaro e patrocinato dal Collegio Circoscrizionale della Calabria del Grande Oriente d’Italia, le cui conclusioni furono affidate all’ex parlamentare Giancarlo Pittelli.
Tra i corridoi dell’Umg in molti hanno sussurrato del proposito di alcuni in quel periodo di creare proprio una loggia come base di supporto in Università chiamata, per l’appunto, “La Fenice”, ma questa è un’altra storia.
Tornano alle coppie eccellenti, troviamo Elvira Immacolata Parrotta, ricercatrice a tempo pieno di biologia molecolare, invece, è compagna, nonchè madre della figlia di Giovanni Cuda, ordinario di biologia molecolare e candidato Rettore.
Professoressa ordinaria di scienze e tecniche dietetiche nell’Università Magna Graecia è Tiziana Montalcini, compagna di Arturo Pujia, ordinario nello stesso settore scientifico disciplinare, nonchè figlio del parlamentare, sottosegretario e leader della Dc calabrese, Carmelo Pujia.
Roberta Venturella, professoressa associata di ginecologia dal 2018, ha avuto un figlio da Fulvio Zullo, ordinario di ginecologia. In Psichiatria, invece, professore associato, nonchè direttore dell’Unità Operativa Complessa del Mater Domini, è Pasquale De Fazio, la cui moglie, Cristina Segura Garcia, è divenuta dal 2020 anch’essa associata.
Valeria Moria Morittu è professoressa associata nel settore scientifico disciplinare “nutrizione e alimentazione animale”, moglie di Domenico Britti, Professore ordinario di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria, nonchè presidente Scuola di Farmacia e Nutraceutica dell’Università di Catanzaro, mentre Concetta Irace è professoressa ordinaria nel settore disciplinare di scienze tecniche mediche e applicate, come il marito, Agnostino Gnasso.
Il direttore della clinica oculistica dell’Ateneo di Catanzaro, Giovanni Scorcia, ordinario, aveva come collega docente la moglie Donatella Bruzzichessi, già coordinatore e docente del corso di laurea in ortottica e assistenza oftalmologica. Entrambi pensionati negli anni scorsi.

I figli so pezz i core
Oltre alle coppie eccellenti, nell’Ateneo catanzarese ci sono anche molti “bell’ ‘e papà” (e mammà).
Il figlio del citato Scorcia, Vincenzo, è divenuto professore ordinario di malattie dell’apparato visivo, nonchè direttore dell’unità operativa di oculistica e della scuola di specializzazione in oftalmologia.
Sempre presso oftalmologia presta la propria opera come ricercatore di tipo B dal 2021, Adriano Carnevali, figlio di Caterina De Filippo, direttore sanitario del policlinico universitario di Catanzaro.
Caterina De Sarro, figlia dell’attuale Rettore, Giovambattista De Sarro, si è specializzata lo scorso 21 aprile in “igiene e medicina preventiva”, con tanto di pubblicazioni firmate insieme al papà. Carriera spianata? Si vedrà. Invece, ricercatore di neurologia è Andrea Quattrone, figlio dell’ex rettore e già ordinario di neurologia, Aldo Quattrone.
In Università, si vocifera eserciti ancora il suo grande potere Pino Nisticò, uno dei suoi fondatori, già presidente della Regione e sottosegretario alla sanità nel governo Berlusconi I, che ebbe proprio De Sarro come suo diretto allievo. Ecco, il figlio Steven Paul Nisticò dal 2012 ha preso servizio come professore associato di dermatologia e dal 2018 è stato nominato direttore della scuola di specializzazione in dermatologia e venereologia dell’Università. Solo da qualche settimana, si è trasferito a Roma, di fatto da sempre la sua città, come docente ordinario.
Presente anche Maria Perticone, professoressa associata di medicina interna, figlia di Franco Perticone, già presidente nazionale della società italiana di medicina interna e direttore sanitario del San Francesco Hospital di Settingiano, a sua volta cugino di Rosanna Frontera, ex rappresentante legale della clinica Sant’Anna.
Per rimanere in tema, Giuseppe Filiberto Serraino, professore associato di chirurgia cardiaca, è sposato con la figlia dell’ex direttore di Villa Sant’Anna, Giuseppe Failla.
E se la clinica Sant’Anna Hospital di Catanzaro, da centro di eccellenza è stata oggetto di dinamiche predatorie, palesi e occulte, che l’hanno ridotta ai minimi termini. C’è solo da confidare che l’Università di Catanzaro non faccia la stessa fine, tra Aquile e Fenici.

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Che cosa succederebbe in una Regione “normale” se un assessore regionale avesse interessi imprenditoriali nello stesso campo in cui ha le deleghe di governo?
E cosa accadesse se un suo congiunto avesse società che ricevono soldi e finanziamenti dalla stessa Regione, sempre nel medesimo campo delle deleghe assessorili di cui sopra?
Possiamo dire quello che succede in Calabria, assolutamente niente. Ma procediamo per gradi.

La “donzellata” a Occhiuto: fuori tutti, entra Calabrese
Piccolo rewind. Inizia tutto con l’elezione al Senato alle politiche del settembre 2022 in quota Fdi di Fausto Orsomarso (che si era visto “soffiare” il seggio alla Camera nel 2018 dalla forzista Maria Tripodi per una manciata di voti).
L’assessore al turismo, sviluppo economico e lavoro della giunta a guida Roberto Occhiuto (e da quest’ultimo, da quel che si diceva, abbastanza inviso) ha, quindi, coronato il suo obiettivo di raggiungere Roma, dopo anni a Palazzo Campanella.
Gli addetti ai lavori lo ricorderanno, a seguito dell’elezione orsomarsiana si susseguirono per circa un paio di mesi vari “toto-nomi” per quanto riguarda il suo successore, con il “calimero” di Fratelli D’Italia, Peppe Neri, pronto a far valere il consenso in termini di preferenze offerto in dote ai meloniani dopo anni a sinistra. Circolava anche il nome del commissario provinciale di Fdi a Cosenza, Angelo Brutto, forse mai realmente preso in considerazione.
La palla toccava al responsabile nazionale organizzazione di Fdi (e oggi vicepresidente del Copasir) Giovanni Donzelli, che già si era occupato della composizione delle liste meloniane per le regionali calabresi del 2021 (dopo il flop di Edmondo Cirielli dell’anno precedente).
Ed ecco che a sbaragliare la concorrenza fu il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, legato a Donzelli da rapporto di personale amicizia fin dai tempi dell’Università frequentata da entrambi a Firenze.
Calabrese, già candidato alle elezioni regionali del 2021, fu il primo dei non eletti (l’eletto nel collegio di Reggio Calabria su, per l’appunto, il già citato Peppe Neri) e fu poi candidato nel listino bloccato per la Camera dei deputati, al quarto posto dopo l’attuale ministra Eugenia Roccella, nel settembre 2022.
Nominato da Roberto Occhiuto con decreto n. 113 del 29 novembre 2022, Calabrese ha competenze in materia di “politiche per il lavoro e formazione professionale” (non il turismo, come il suo precedessore). Insomma, deleghe ben precise e circoscritte, che stanno portando a più di un chiacchiericcio, vediamo perchè.

Assessore-Amministratore: un caso di conflitto di interessi
Giovanni Calabrese risulta essere amministratore unico (come da visura camerale estratta dal Registro imprese lo scorso 17 maggio) della società “Advisors s.r.l.”, una società attiva, nata nel 2018 con attività prevalente di “corsi di formazione e corsi di aggiornamento professionale”.
La sede societaria è a Locri, in via Oliverio snc (tenete a mente questo indirizzo, che riecheggerà a breve), mentre I due soci risultano essere, al 50% ciascuno, l’assessore regionale Giovanni Calabrese e il fratello Pasquale Calabrese, detto Paki (anch’esso tornerà a breve).
Nell’oggetto sociale della “Advisors s.r.l.”, tra le altre cose, si legge: “L’organizzazione di corsi di formazione, corsi di aggiornamento professionale ed attività di addestramento – anche in Fad – per lavoratori occupati, disoccupati, inoccupati, giovani fino ai 18 (diciotto) anni, studenti, laureati, categorie svantaggiate e migranti, operando quindi nella formazione iniziale, continua, nell’alta formazione e nell’orientamento”. E poi “servizi relativi alla formazione professionale verranno erogati direttamente o in convenzione con soggetti accreditati alla formazione e gli utili derivanti da attività di formazione finanziata con fondi pubblici verranno reinvestiti per la formazione stessa”, oltre a “intermediazione al lavoro intesa come attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro (…) comprensiva tra l’altro (…): della promozione e gestione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro”.
Insomma, l’assessore regionale alle politiche attive per il lavoro (nominato a novembre 2022) e per la formazione professionale risulta (a maggio 2023) amministratore unico e socio con il fratello di una società che si occupa di politiche per il lavoro e formazione professionale! Ma non è finita.

Quegli “aiutini” regionali alla Advisors s.r.l. 
Il lockdown ha colpito anche la società dell’assessore regionale, allora sindaco di Locri. Il fatturato nel 2019 era pari a 524.857€, nel 2020 pari a 242.695€ e nel 2021 pari a 65.500€. Ecco che sono arrivati gli “aiutini” della Regione.
Con decreto del dirigente regionale dello sviluppo economico n° 6963 del 27 giugno 2022, nell’ambito dell’avviso pubblico “Riapri Calabria ter”, è stata autorizzato il soggetto gestore, Fincalabra s.p.a. all’erogazione degli aiuti per vari beneficiari, tra cui, si legge nell’allegato, 6000 euro per la Advisors s.r.l. di Giovanni Calabrese (domanda del 21 aprile 2022, id. Domanda 62913).
Nello stesso periodo, il 1° marzo 2022, Advisors s.r.l. fece domanda per il “Fondo Calabria competitiva (FCC) 2022”, ossia per finanziamenti a tasso agevolato rivolti alle micro e piccole imprese calabresi in crisi di liquidità e concessi dalla Regione Calabria attraverso Fincalabra s.p.a., ente gestore anche in questo caso, gravanti su fondi Por Calabria Fesr-Fse 2014/2020.
Orbene, dalle risultanze della delibera assunta dal comitato di valutazione di Fincalabra s.p.a. nella riunione del 14 marzo 2022, veniva accordato il finanziamento per le prime 100 domande. Manco a dirsi, Advisors s.r.l. era la n. 79 (Id. Domanda n. 58218) ed è risultata ammessa al finanziamento massimo, pari a 80.000 euro.
Certo, dal 2021 Fincalabra s.p.a. è stata monopolizzata da uomini di Fratelli d’Italia (con relativa diattriba pubblica con la Lega), lo stesso partito di Calabrese, ma questa è un’altra storia.
In più, il 21 dicembre 2022 è stato approvato un piano formativo di € 5.312,06 gravante in parte sull’avviso 5/2022 di Fondimpresa, il fondo interprofessionale nazionale per la formazione continua che vede come soci Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Insomma, grande attività per la società di Calabrese.

Gli affari di Paki con la Regione Calabria
Come già detto prima il socio di Giovanni Calabrese nella “Advisors s.r.l.” con sede a Locri, in via Oliverio snc, è il fratello Pasquale Calabrese, detto Paki.
Paki è amministratore unico (“Ceo e Founder”) anche di una società, che ha sede nel medesimo luogo dell’altra, e che si chiama Farimpresa s.r.l., con un fatturato nel 2021 di 377.811,00 €.
Sul sito della società si legge: “Siamo ENTE DI FORMAZIONE accreditato alla Regione Calabria per attività di Formazione Continua, Formazione Superiore e per lo svolgimento di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale”; “Siamo AGENZIA PER IL LAVORO accreditata in ambito regionale e promuoviamo azioni volte all’inserimento lavorativo attraverso attività di orientamento al lavoro e di intermediazione, favorendo l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro”; “Operiamo nel campo delle Politiche Attive del Lavoro, sia nazionali che regionali, e favoriamo l’occupazione giovanile sia attraverso il programma Garanzia Giovani che nella qualità di soggetto promotore dei tirocini extracurriculari”.
In effetti, Farimpresa s.r.l. è stata accreditata come ente di formazione con decreto del dirigente regionale del dipartimento lavoro n. 11419 del 16 ottobre 2018, mentre è stata accreditata per i servizi per il lavoro della Regione Calabria con Decreto n. 12610 del 7 novembre 2018 (domanda del 25 luglio 2017), in cui viene indicato come responsabile organizzativo proprio Pasquale Calabrese.
Inoltre, nel decreto n. 5199 del 12 aprile 2023, la società Farimpresa s.r.l. risulta tra gli enti esecutori/realizzatori del programma Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL) che è una azione prevista dal PNRR.
La società di Paki con decreto dirigenziale regionale (dipartimento lavoro) n. 6260 del 9 maggio 2023 ha visto risultare ammessi 11 corsi per altrettante figure professionali, tra cui quella di “somelier di birra” nell’ambito del “programma garanzia giovani – avviso pubblico per la misura 2° – formazione mirata all’inserimento lavorativo – scheda 2° DGR n. 470 del 2 ottobre 2019”.
Per il programma “Garanzia Giovani Pon Iog – Dds n. 6531_2020” ha Farimpresa s.r.l. ha ricevuto rimborsi dalla Regione Calabria pari a € 2.500,00 (decreto dirigenziale – dipartimento lavoro n. 4077 DEL 22/03/2023) € 3.408,00 (decreto dirigenziale – dipartimento lavoro – n. 5853 del 27 aprile 2023) e € 9.200,00 (decreto dirigenziale dipartimento lavoro – n. 5887 del 27 aprile 2023), tutti per fatture del marzo-aprile 2023, quando il fratello era già stato nominato assessore regionale.
In più, la pagina Facebook di “Farimpresa” non solo pubblicizza eventi al quale partecipa l’assessore regionale Giovanni Calabrese, come l’iniziativa di Fondoprofessioni a Gizzeria dello scorso 27 aprile, ma pubblicizza i risultati che riesce avere presso la Regione Calabria. In particolare, nel post dell’8 marzo scorso si legge: “siamo felici di aver contribuito al percorso di Accreditamento Regionale della SCC – Scuola Cinematografica della Calabria. Un importante traguardo non solo per la scuola stessa e per tutti i suoi protagonisti ma soprattutto per l’intero territorio regionale, che da oggi potrà fregiarsi di un nuovo ente di formazione”.

E chi deve vedere, “ammuccia”
Insomma, siamo davanti a un marcato intreccio tra pubblico, ossia l’assessorato alle politiche per il lavoro e alla formazione professionale, e privato-familiare, con società che si occupano di politiche per il lavoro e formazione professionale e ricevono, con rimborsi e finanziamenti dalla Regione Calabria, sul quale più di qualcuno da mesi sta mugugnando nelle retrovie della politica regionale.
E se la Giunta regionale per le elezioni, presieduta proprio dal meloniano Peppe Neri, lo scorso 31 maggio doveva occuparsi di eventuali ipotesi di incompatibilità di Giovanni Calabrese e si è aggiornata, la palla oltre alla politica (specializzata nell’ “ammucciare”, passa anche alla Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza della Regione Calabria, l’avvocata Ersilia Amatruda, che dovrà vedersela con eventuali chiarimenti dell’A.n.a.c. che, a quanto risulta, sarebbe già stata adita da più d’uno.

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