Si parla in queste settimane dell’inchiesta che ha toccato il Governatore della Liguria, Giovanni Toti dalla quale emergono finanziamenti “borderline” di privati alla politica, intrecci tra affari(sti) e politici e, immancabilmente, anche un po’ di ‘ndrangheta calabrese. Regalie, privilegi, status symbol. Senza dover rispolverare la vecchia anti-politica divenuta partito che alla prova dei fatti (e dell’entrata nelle istituzioni) si è rivelata un bluff, il cittadino comune continua a chiedersi: ma la politica è davvero tutta un “magna magna”? Beh, se dal generale analizziamo il particolare, buttando l’occhio in alcuni contesti locali calabresi parrebbe proprio di sì. Un iconico esempio, come vedremo, tocca anche i famosi “Contratti istituzionali di sviluppo”, i famosi “Cis – Svelare Bellezza” tanto decantati dalla ex sottosegretaria di Stato, Dalila Nesci in tutta l’ultima fase dell’era di Mario Draghi e finiti nel saziare appetiti degli amici degli amici. Siamo alle latitudini di Petilia Policastro, paese del crotonese noto a più riprese alle cronache nazionali per Lea Garofalo e per la vispa locale di ‘ndrangheta, ma anche per la divertente inchiesta “Sistema Petilia” (il cui processo di primo grado si sta per concludere al Tribunale di Crotone), dove si susseguono intrecci parentali ed affaristici, strafalcioni amministrativi, passi falsi e questioni degne di approfondimento (anche giudiziario).

Immagine che contiene testo, Viso umano, vestiti, uomo Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Antonio Ierardi

In effetti, se la ditta di un parente della moglie del pessimo assessore comunale alla cultura Antonio Ierardi (sonoramente “trombato” alle ultime elezioni provinciali di Crotone) ha ricevuto un affidamento diretto per 7.686,00 euro nel 2023, senza che lo stesso venisse accompagnato alla porta (con sdegno) dai suoi compagni di Giunta, forse c’è da chiedersi se “così fan tutti”, a partire dal giovane Sindaco.

I figli… so’ pezzi ‘e core, ma anche i cugini non scherzano Partiamo dal caso di Filomena Saporito detta “Fifì”, cugina del primo grado del Sindaco di Petilia Policastro, l’ex presidente della Provincia, Simone Saporito. È una ragazza che si è laureata in economia a Cosenza nel 2018 ma già un anno prima, nel 2017, come molti suoi coetanei, risultava tra i disoccupati della Regione Calabria (unitamente all’attuale assessora comunale Carmelina Comberiati, che pare attenda il “ripescaggio” da una graduatoria concorsuale di idonei a Cotronei) a seguito di manifestazione di interesse su percorsi di politiche attive del lavoro. Tant’è che la stessa Saporito nel 2020 ha ricevuto una indennità di tirocinio di 1.800 euro per sei mesi di attività presso l’associazione “Orione” di Cosenza. Ma è l’anno dopo, a seguito della vittoria alle comunali del cugino, che decolla l’attività imprenditoriale di Fifì, con un bel “bottino” di soldi pubblici a suo favore erogati proprio dal Comune. Filomena Saporito, difatti, è titolare dell’impresa CA.GE.PR.AV Multiservice che ha come oggetto la “costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali”. L’azienda ha iniziato la sua attività il 24 marzo del 2021 e proprio nella stessa data ha protocollato (con n. 1155) presso l’amministrazione comunale, all’epoca guidata da Amedeo Nicolazzi, una proposta di affidamento del servizio di ripristino delle strade post incidente stradale. Una proposta ignorata fino al dicembre del 2021.

Immagine che contiene testo, vestiti, abito, Viso umano Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Simone Saporito

In effetti, solo due mesi dopo la proclamazione del Sindaco-cugino, su proposta del vicesindaco Carmelo Garofalo, veniva approvata la convenzione tra CA.GE.PR.AV Multiservice di Filomena Saporito ed il Comune (con deliberazione n. 44 del 7 dicembre, durante la cui approvazione il sindaco, argutamente, era assente) “per il ripristino delle condizioni di sicurezza stradale e la reintegra delle matrici ambientali compromesse dal verificarsi di incidenti stradali, interventi eseguiti in situazioni di emergenza”. Un rapporto che viene qualificato come “concessione di servizi” con diritto dell’impresa a “sfruttare economicamente il servizio”. Certo, nell’atto si legge che “l’amministrazione intende realizzare detto servizio attraverso operatore esterno che con comprovata esperienza e capacità tecnico-operativa, possa al meglio rendere il servizio a beneficio della collettività” ma, nonostante questo, il Comune sceglie una ditta che gli ha presentato il progetto il giorno stesso dell’inizio della sua attività. Ditta guidata da una neo-laureata fresca di tirocinio presso una associazione no profit che si occupava di tutt’altro. Quindi, questa “comprovata esperienza e capacità” nell’ambito richiesto non risulta nè dalla “storicità” di una ditta, nè dell’expertise della titolare, neofita nel campo.

Immagine che contiene testo, Veicolo terrestre, veicolo, ruota Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

In soldoni (in tutti i sensi), di comprovato c’è solo la parentela con il Sindaco (da lei apertamente sostenuto anche elettoralmente). Anzi, le malelingue petiline riferiscono che Filomena Saporito lavori presso la ditta “Cifil Poste Private” di Cinzia Loria, moglie di Salvatore Daniele, socio di fatto del marito della Saporito nella ditta “Danicar trasporti s.d.f.” inaugurata nell’agosto 2023 alla presenza del Sindaco.  E allora, se così fosse, chi gestirebbe effettivamente la società? Misteri petilini. Nonostante tutto questo, la ditta di Fifì ha recentemente ricevuto dal Comune di Petilia Policastro un affidamento diretto dei lavori di completamento riguardanti la realizzazione di un “nuovo centro di raccolta” nel Comune di Petilia Policastro. Non proprio in linea con l’attività dichiarata di CA.GE.PR.AV Multiservice, ma 77.738,00 euro di affidamento diretto (come da determina n. 1031 del 6 dicembre 2023), fanno comunque gola. In merito, inoltre, l’amministrazione ha dimostrato una straordinaria efficienza burocratica. CA.GE.PR.AV ha emesso fattura il giorno 19 dicembre (n. 6 per 77.700,00 euro) e il giorno immediatamente successivo con determina n. 1092 ne viene determinata la liquidazione e il mandato di pagamento. Un bel regalo di Natale per la ditta di Fìfì, o chi per lei.

Un affare da “spruzzo”

Immagine che contiene persona, Viso umano, vestiti, sorriso Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Filomena Saporito con Graziano Carvelli

Le buone notizie non arrivano mai da sole. Il 12 agosto del 2021 Filomena Saporito si è sposata con Graziano Carvelli, titolare di una carrozzeria che porta il suo nome e della ditta “Spruzzo” (nonchè della società di fatto “Danicar”). Anche Carvelli ha ricevuto bei denari con gli affidamenti diretti dal Comune di Petilia Policastro, guidato, come si è detto, dal cugino della moglie. In particolare, con determina n. 83 del 15 febbraio 2024 venivano liquidati a Carvelli 2.500,00 euro per la riparazione di un veicolo comunale, mentre con la determina n. 70 del 1° febbraio 2023 gli sono stati liquidati 3.050,00 euro per la riparazione di tre scuolabus comunali. Ma è proprio con uno scuolabus che Carvelli ha fatto un vero e proprio affarone. Con determinazione n. 131 del 26 ottobre 2023 (con ordine di acquisto diretto del giorno successivo) il Comune di Petilia Policastro ha deciso di procedere all’acquisto dalla ditta “Spruzzo” di Carvelli Graziano di uno scuolabus usato da 35 posti “IVECO 49E12/52 Cacciamali Thesi 6” per una cifra di € 19.764,00 (scrittura privata del 20 novembre 2023). Si tratta di uno scuolabus immatricolato nell’anno 2000, definito, da chi lo ha visto, “un vero e proprio rottame”. Basti pensare che un veicolo dello stesso modello, immatricolato nel 1997, sempre con 35 posti, è stato venduto nel 2016 da una società di trasporto pubblico locale di Treviso ad una associazione privata a 1500 euro oltre iva, mentre un modello da 25 posti immatricolato nel 1999 nel dicembre 2023 è stato messo all’asta dal Comune di Mengo (AN) con una base di 500 euro. Insomma, la ditta “Spruzzo” ci ha guadagnato, almeno, dieci volte tanto, mentre il Comune di Petilia ha acquistato un “rottame”. Da sottolineare che la Cacciamali è fallita e quei modelli di scuolabus hanno portato 10 anni fa nella provincia di Como a 52 interventi in 5 anni per cattivo funzionamento delle porte (e una bambina volata via dallo scuolabus in corsa) e 1.150 interventi di manutenzione in cinque anni. Non proprio un “usato sicuro”.

I soldi dei Cis alla ditta di mammà… E veniamo al “Cis”, parliamo del progetto di “riqualificazione urbana del percorso “Via Arringa – C.so Giove” ed efficientamento energetico illuminazione centro e frazioni” che grava anche sui fondi europei di sviluppo e coesione 2014-2020. Nell’ambito di tale progetto, con determina n. 240 del 14 giugno del 2023 veniva affidato alla Planning and consulting srls il servizio di ingegneria e architettura per la stesura dei piani di sicurezza in fase di progettazione e per il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione del progetto stesso. Responsabile unico è il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Francesco Trovato, che ha firmato anche la determina n. 386 del 16 maggio 2024 che liquida a Planning and consulting srls la cifra di 27.279,20 euro.

Immagine che contiene persona, muro, vestiti, Viso umano Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Pietro Trovato

Dietro l’inglesismo della società troviamo che socio al 99% è l’ingegnere Pietro Trovato, cugino (di secondo grado) del dirigente responsabile del procedimento firmatario della liquidazione di pagamento, mentre amministratrice unica e socia all’1% della società è la madre, Giuseppina Caselli. Però la sede legale della società coincide con la residenza del figlio. La Caselli, quindi, è una testa di legno? Chissà.

… e al dirigente indagato in “Glicine-Acheronte” Per la progettazione e l’esecuzione di quel progetto è stato scelto dal Comune di Petilia Policastro lo scorso 4 aprile l’ingegnere Francesco Mario Benincasaal quale sono stati liquidati con determina n. 374 del 14 maggio 2024 ben 12.500,00 euro. Benincasa è dirigente del settore lavori pubblici e infrastrutture stradali della Provincia di Crotone (già Sindaco e pluri-consigliere comunale a Rocca Di Neto), nonchè referente del programma triennale delle opere pubbliche 2022/2024 del medesimo ente. Pochi si ricordano che proprio due giorni prima che ricevesse l’incarico dal Comune di Petilia Policastro, la Dda di Catanzaro ne chiedeva il rinvio a giudizio, in quanto indagato nell’ambito dell’inchiesta “Glicine-Acheronte” per turbata libertà nella scelta del contraente e falso (per lui Nicola Gratteri chiese l’arresto, pur non ottenendolo dal Gip). Per la Dda di Catanzaro, Benincasa era un dirigente che “risultava essersi messo più volte a disposizione delle richieste di Sculco Vincenzo” e che “la discrezionalità del dirigente di settore BENINCASA sarebbe stata assoggetta agli ordini di SCULCO”, si legge nelle carte dell’inchiesta Glicine. Addirittura, in una intercettazione del 4 dicembre 2019 Sculco invitava un terzo soggetto ad incontrare alla Provincia di Crotone “l’ingegnere Benincasa” raccomandandosi dicendo “portagli… carte, pane e companatico”. Sempre tra le carte dell’inchiesta spunta un affidamento diretto firmato da Benincasa il 14 agosto del 2020 per la “manutenzione strada e sistemazione costoni SP 36 Petilia-Pagliarelle”. Con ciò destinando soldi pubblici ad imprenditori “amici” di Sculco, principale indagato nell’inchiesta. Un piccolo particolare: in Glicine si legge che l’attuale Sindaco di Petilia Policastro, Simone Saporito, era stato eletto consigliere provinciale il 3 aprile 2019 “nella lista “Nuova Provincia” in quota promossa da “i DemoKratici” e per volontà di SCULCO Vincenzo al quale si era a suo tempo affidato, come emerso dalle intercettazioni in relazione alle votazioni di quel Consiglio provinciale” (pag. 947 della richiesta per l’applicazione misure cautelari della Dda).

Una opposizione “moscia” e … incompatibile Se a questo punto qualcuno si sta chiedendo se esista una opposizione di tipo politico all’amministrazione di Petilia Policastro, non sarà un segreto di pulcinella la risposta negativa. Immagine che contiene testo, vestiti, uomo, Viso umano Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Questo perchè il “leader” della minoranza, nonchè ex candidato sindaco della lista “Insieme” è l’avvocato Giovanbattista Scordamaglia, già vicesindaco e assessore alla cultura dal 2004 al 2007, nonchè consigliere tra il 2008 e 2010, che non ha mai esercitato effettivamente il suo ruolo in maniera “ruspante”. Eppure nel suo programma elettorale scriveva “vogliamo essere gli ispiratori di un nuovo modo di concepire la cosa pubblica” e “Dare contenuti e reali opportunità per la partecipazione delle persone alla vita politica e amministrativa del Comune è il primo forte impegno che ci assumiamo”. Parole al vento se si pensa che pochi giorni dopo la proclamazione del Sindaco e dei consiglieri nell’ottobre del 2021, Scordamaglia ha subito ricevuto un incarico legale dal Comune (Delibera di Giunta n. 30 del 21 ottobre 2021) con un compenso di 2000,00 euro. Nel 2022 ha ricevuto la liquidazione di pregressa attività legale a favore del Comune, mentre poco prima delle ultime elezioni provinciali con determina n. 49 del 30 gennaio del 2024 gli è stato affidato un ulteriore incarico legale per 3000,00 euro, in virtù della “pregressa proficua collaborazione con il Comune di Petilia Policastro”. Ciò porterebbe, secondo alcuni, ad una ipotesi di incompatibilità con la carica di consigliere comunale prevista dal Testo Unico, nonchè ai fari puntati della Corte dei Conti, che impone la gratuità degli incarichi conferiti dal Comune a consiglieri comunali-professionisti. Ci saranno certamente sviluppi.

Che l’Università di Catanzaro sia più un centro di potere politico che di cultura e formazione delle giovani generazioni è un dato acquisito da tempo. Non ci si aspettava, però, che scelte manageriali scellerate e interessi individuali potessero portare una istituzione “a ramengo” così velocemente, con studenti sdegnati, oggetto di strumentalizzazioni e utilizzati per “fare volume” nelle aule dove di “big” di partito fanno passerelle. Studenti anche vittime di ricattucci di bassa lega e chiacchiere a mezzo stampa di politicanti di quartiere (che da decenni pensano a “dove metterli” se a Lido, al Campus o nel centro storico, come se fossero delle pecore). Certo, tra questi non fanno certo testo i cosiddetti “rappresentanti” degli studenti, spesso supini all’establishment e financo lacchè di questo o quel docente-barone nella speranza di avere qualche briciola. Sta di fatto che chi può, sloggia, mentre i bell’ ‘e papà (o bell’ e’ Quattrone) restano. Generali senza esercito Immagine che contiene Viso umano, vestiti, sorriso, persona Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Gli iscritti all’Università di Catanzaro sono in costante ed irreversibile calo. Presso la facoltà di giurisprudenza si è passati dai 439 iscritti dell’anno accademico 2010/2011 ai 108 del 2022/2023. Per non parlare degli attuali 9 iscritti alla scuola di specializzazione per le professioni legali. In più, tutti gli iscritti di tutti i corsi di laurea del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia (che conta 4 lauree triennali e 4 magistrali) sono passati dai 3276 dell’anno accademico 2019/2020 ai 2459 del 2022/2023 su un totale per tutta l’Università di 10.202 studenti (poco più di un quinto dell’intero Ateneo).  Un dato in controtendenza rispetto ai reclutamenti dei docenti e ricercatori di ruolo che, invece, sono aumentati. Secondo il PIAO 2024-2026 al 31 dicembre 2020 c’erano 217 unità in tutto l’Ateneo, divenute 235 al 31 dicembre 2023. Immagine che contiene vestiti, persona, Viso umano, interno Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Bernini con Valerio Donato Eppure sotto la gestione di Geremia Romano (attuale presidente della Fondazione Umg), con vice l’esponente del Pd Aquila Villella, che poi ha preso il suo posto, quel dipartimento è divenuto “di eccellenza” ottenendo dal ministero a guida Anna Maria Bernini (aperta sostenitrice alle scorse elezioni comunali del capoluogo dell’ex esponente Pd, docente ed ex presidente della Fondazione Umg, Valerio Donato) un finanziamento di 6.566.335 € per 5 anni (2023-2027), oltre vari “punti organico” per reclutare ricercatori e docenti associati e ordinari. Un bel “bottino” che fa diventare ancor più luogo di interessi politici un Dipartimento universitario, definito dal consigliere regionale Antonello Talerico: “una sorta di segreteria del Partito Democratico”. Omertà d’eccellenza Già, perchè nel Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Università di Catanzaro vi è la citata Aquila Villella, già pluri-consigliera Pd del Comune di Lamezia Terme, candidata al Senato col Pd nel 2018 e candidata regionale nel 2021 al seguito della cognata, la pessima candidata presidente di Regione del centrosinistra nel 2021 e attuale anonima consigliera regionale del Pd, Amalia Cecilia Bruni (detta “foulard” quanto a consistenza politica). Attualmente la Villella risulta essere componente della commissione regionale di garanzia del Pd a guida Nicola Irto, oltre che componente del dipartimento regionale del Pd “Giovani, Istruzione, Innovazione e Lavoro”. Dall’assise comunale di Lamezia Terme, invece, si è dimessa lo scorso settembre a seguito di una inchiesta de INuoviCalabresi (con notizia data anche da LaNuovaCalabria) che ne evidenziava l’incompatibilità con le cariche cumulate negli anni in Università (membro del Cda e del Senato Accademico), nonchè qualche importante ‘dimenticanza’ nelle dichiarazioni obbligatorie da rendere annualmente allo stesso Ateneo. Un mese prima delle sue dimissioni dall’assise lametina, la Guardia di Finanza andò in Ateneo ad approfondire la questione e lo stesso Giovambattista De Sarro (all’epoca Rettore) inviò carteggi (e pareri dell’avvocatura dello Stato) direttamente in Procura. Immagine che contiene vestiti, persona, Viso umano, muro Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Vescio con Chiodo, Bruni e Villella Eppure, molti si sono chiesti: com’è stato possibile ignorare la legge Gelmini (che vieta categoricamente ai componenti dei Cda e dei Senati Accademici degli Atenei di ricoprire ‘incarichi di natura politica per la durata del mandato’) per così tanti anni, permettendo che venissero cumulate in una sola persona cariche incompatibili, nel silenzio generale? Seppur non dichiarati come per legge, gli incarichi politici della Villella erano e sono noti a tutti. Insomma, una omertà d’eccellenza, per la quale si continua a tenere sotto il tappeto il procedimento disciplinare aperto a carico della stessa, nonchè l’illegittimità dell’attuale Senato Accademico derivante dalla sua incandidabilità per numero di mandati (articolo 2, comma 1 lettera g) legge Gelmini). Nello stesso Dipartimento della Villella sono presenti come dottorande la portaborse di Amalia Bruni, nonchè esponente del Pd lametino e delle “donne democratiche”, Lidia Vescio, nonchè la componente della segreteria regionale del Pd con deleghe a Scuola e Pari Opportunità, Maria Chiara Chiodo. Immagine che contiene Viso umano, vestiti, testo, persona Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Maura Ranieri in Fiorita con Bilotti Sono presenti anche esponenti di primo piano di ‘Cambiavento’ il movimento civico del sindaco Nicola Fiorita (che vanta tra i suoi alleati anche il Pd): in primis l’assessora ai rapporti con l’Università, Donatella Monteverdi (in pieno conflitto di interessi) e la moglie del sindaco, Maura Ranieri in Fiorita (detta “la sindachessa”) che è stata confermata dalla Villella come responsabile della “terza missione”, ossia di coloro che si devono rapportare con le istituzioni, tra cui il Comune guidato dal marito. Senza dimenticare che la consigliera di fiducia dell’Ateneo è l’assessora comunale alla legalità (sic!) Marina Giordano. Non stupirà, quindi, che a fare vere e proprie “passerelle” ad iniziative del Dipartimento (magari con crediti formativi per gli studenti, in modo da riempire le aule) vi siano stati il deputato del Pd, Piero De Luca e il componente della segreteria nazionale, Alfredo D’Attorre, nonchè il capolista al sud del M5S, Pasquale Tridico, partito che ha visto come “suo” membro al CSM il docente Fulvio Gigliotti (già candidato alle “parlamentarie” grilline del 2018) e come candidato comunale il docente di diritto ecclesiastico, Antonino Mantineo, già assessore “civico” in quel di Messina dal 2013 al 2015. L’affaire “Lidietta” L’Autorità Nazionale Anti Corruzione all’adunanza dello scorso 10 gennaio ha preso atto di quanto riferitole dal Responsabile Anticorruzione dell’Università di Catanzaro, Roberto Sigilli, in merito al rischio di illegittime erogazioni da parte dell’Ateneo di borse di dottorato. Sul punto, su segnalazione dello stesso Sigilli, si è acceso anche il faro della Procura della Corte dei Conti che punterebbe dritto verso l’enfant prodige della sinistra lametina e dottoranda “villelliana”, Lidia Vescio. In effetti il regolamento in materia di dottorati del 2013 (modificato nel 2020) riferito al ciclo dottorale da essa svolto prevede che per fruire della borsa di dottorato (pari a 16.243,00 euro dal 1° luglio 2022) vi sia un limite di reddito personale annuo lordo di 15 mila euro e che in caso di violazione di tale tetto si debba restituire quanto già percepito. In più, è previsto che il Collegio dei docenti autorizzi il dottorando a svolgere attività lavorativa (previa richiesta, corredata da una dichiarazione del supervisore e del Coordinatore che va rinnovata ogni anno). Eppure Vescio nell’anno 2022 ha svolto attività forense quale avvocata iscritta all’albo (risulta ancora iscritta), possedeva (e possiede) un immobile di proprietà ed è stata “portaborse” della cognata eccellente Amalia Cecilia Bruni, per un ammontare, solo per quest’ultima attività (autorizzata dall’Università?), di 13.947,5 euro lordi. Certo, si è tentato di aggirare la norma facendo svolgere alla Vescio 10 mesi da “collaboratore esperto” al posto di 12, revocandole l’incarico fiduciario il 1° novembre per poi ri-nominarla dal 1 gennaio del 2023. Stesso “giochino” è stato fatto con la sua nomina nella struttura della Bruni fino al novembre 2023 e poi ancora dal 2 gennaio al 1° marzo 2024 e successiva stipula di contratto “Co.co.co.” per 9.174,00 euro lordi fino al 31 agosto. Basterà a non superare il tetto reddituale previsto e a non dover restituire la già cospicua borsa di dottorato? E le sue attività lavorative a favor di cognata sono state puntualmente autorizzate dal collegio dei docenti come previsto? Tutto fa supporre che vi saranno notizie a breve, certamente prima delle comunali lametine per le quali avrebbe già scaldato i motori in tandem con il distruttore di coalizioni di sinistra, Rosario Piccioni. Un concorso “chiacchierato” Nel febbraio del 2023 è andato in pensione, dopo quarant’anni di servizio, il segretario amministrativo del dipartimento ora “villelliano”, Pompeo La Banca. All’Università lascia la figlia, Luciana bell’ ‘e papà, già assegnista di ricerca e cultrice della materia con l’ex direttore, Geremia Romano. Per il successore di Pompeo è stato bandito il relativo concorso con decreto rettorale n. 1434 del 4 novembre 2022, ma la prima prova del concorso si è svolta solo il 14 marzo del 2024. Immagine che contiene persona, uomo, vestiti, Leggio Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. De Sarro con Quattrone Le terribili malelingue universitarie dicono che vi sia una vincitrice designata che corrisponderebbe a Carmela Leopardi, segretaria del Rettore Giovanni Cuda e prima ancora di Giovambattista De Sarro e del vero “dominus” dell’Università, Aldo Quattrone. Va specificato che trattasi semplicemente di una insistente voce “di corridoio” che non inficia la genuinità delle performance concorsuali della predetta. A maggior ragione, però, l’iter del concorso dovrebbe essere scevro da dubbi e possibili “chiacchiericci”, tenuto conto che vi partecipano anche la segretaria del direttore generale Roberto Sigilli, la moglie di Giuseppe Ceravolo, coordinatore amministrativo dei Dipartimenti di area medica, e la moglie di Ivan Vaccari, responsabile del personale dell’Università.  Certo, il posto è uno solo, ma la graduatoria si può sempre utilizzare per “ripescare” nomi eccellenti, non sarebbe una novità. Immagine che contiene aria aperta, persona, vestiti, cielo Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Umberto Gargiulo al mare Ecco perchè destano scalpore i dubbi che si sono posti in riferimento alla posizione di due componenti della commissione di concorso, a partire dal presidente, Umberto Gargiulo (colui che è andato recentemente a fare l’ordinario di diritto del lavoro a Napoli lasciando un posto vacante in loco, ambito dalla “sindachessa” Maura Ranieri in Fiorita, per intenderci). Con Decreto Rettorale n. 248 del 29 febbraio 2024 è stato emanato un “Avviso pubblico per l’individuazione di un consulente in materia di diritto sindacale a supporto del rettore” al quale partecipa proprio Gargiulo che viene individuato come “il più adeguato allo svolgimento dell’incarico di consulente in materia di diritto sindacale a supporto del Rettore” con un compenso annuo lordo di 20mila euro fino al 2029. Questo è successo il 13 marzo 2024 (il giorno prima della prima prova del concorso di cui sopra) da una commissione composta dal docente di riferimento della figlia dell’ex segretario amministrativo, Geremia Romano, nonchè da Roberto Sigilli e Ivan Vaccari, che vedono concorrere per il posto di segretario amministrativo del Dipartimento “villelliano” (con Gargiulo presidente di commissione di concorso) rispettivamente la segretaria e la moglie. Non solo, una vera e propria incompatibilità si è ravvisata in merito alla posizione di un’altra componente della commissione di concorso, la docente Maria Colurcio, in quanto anche membro del CDA dell’Università. La stessa dopo aver presenziato alla prima prova del concorso dello scorso marzo, avrebbe paventato “motivi di salute” cercando una Colurcio-Exit per svignarsela dalla commissione di concorso. Certo è che gli atti di concorso sono a rischio annullamento. Una Spa “di eccellenza” con i soldi del PNRR Immagine che contiene persona, cibo, dessert, latticino Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Giuseppe Ceravolo Tornando a Giuseppe Ceravolo, coordinatore amministrativo dei Dipartimenti di area medica dell’Università di Catanzaro (la cui moglie è iscritta al concorso come segretaria amministrativa del Dipartimento di Giurisprudenza), il medesimo è responsabile unico del progetto “Tech4You” nell’ambito del quale il mese scorso, su impulso del dipartimento di medicina sperimentale, è stato emanato un avviso di indagine di mercato al fine di individuare “una struttura alberghiera in grado di erogare tutti i servizi necessari per avviare il progetto pilota nell’ambito del progetto di ricerca denominato Tech4You”.  E quali sarebbero questi servizi? Beh, secondo l’avviso, “la struttura ricettiva deve essere dotata al suo interno di Spa, che consenta un uso esclusivo durante le giornate selezionate per 10 persone, con la presenza di personale qualificato per effettuare massaggi” nonchè “struttura idonea per effettuare percorso benessere” oltre che ristorante, personal trainer e “ambiente riservato a uso esclusivo degli ospiti”. Il tutto per una cifra di 25mila euro oltre Iva (come base d’asta) gravanti sui fondi del PNRR. Nel Cda della società consortile promotrice del progetto “Tech4You” figura pure l’attuale Rettore dell’Università, Giovanni Cuda. Ma lo sa Cuda che mentre alcuni “privilegiati” andranno in Spa con i soldi dell’Unione Europea, gli studenti vanno letteralmente altrove? Ne riparleremo…
Petilia Policastro è un borgo di meno di diecimila abitanti nel crotonese. Le cronache regionali se ne sono occupate di sfuggita, se non nei momenti sensazionalistici derivanti da inchieste o questioni eclatanti. Invece è nel quotidiano, quando cala il silenzio e si spegne il riflettore, che occorre porsi (e porre) domande e porle soprattutto a chi governa, ad ogni livello. Si assiste spesso da parte di vari politici di professioni ad ambiguità, contraddizioni o “paraculate” varie, quando, invece, servirebbe rettitudine e serietà per un unico semplice motivo: A Petilia Policastro, nel crotonese, c’è la ‘ndrangheta. È una circostanza non supposta, nè sussurrata da “chiacchieroni” di paese, ma acclarata da pronunciamenti dei Tribunali, da ultimo, la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro resa pochi giorni fa nell’ambito del processo “Tisifone” e la sentenza della Corte di assise d’appello di Catanzaro (ancora non definitive), resa a seguito del processo “Eleo”, dello scorso 18 dicembre. Altre sentenze precedenti cristallizzano l’esistenza della locale di Petilia, come quella della Corte di assise di Catanzaro del 26 settembre 2003 (processo “Eclissi”), nonchè la sentenza del Tribunale di Crotone del 19 luglio 2010, sul tentato omicidio di Giuseppe Liotti, anch’esso aggravato dalla finalità di agevolare la consorteria mafiosa di Petilia Policastro. Andando ancor più indietro, già con sentenza del 27 maggio 1999 del Tribunale di Milano (divenuta irrevocabile nel 2000), resa a seguito dell’operazione “Storia infinita” – procedimento 8938/94 R.G.N.R) sono emerse le infiltrazioni in territorio lombardo di alcune cosche calabresi e, fra queste, del clan di Petilia Policastro. In passato, esponente di spicco della locale petilina, per come emerso anche in “Storia Infinita”, è stato Floriano Garofalo, detto “Fifì”, originario della frazione Pagliarelle e fratello della collaboratrice di giustizia uccisa nel 2009, Lea Garofalo. Anche “Fifì” venne ucciso, nel 2005, così come il padre Antonio, anch’esso “uomo d’onore”, ucciso nel 1975 e lo zio Giulio, ucciso a sua volta nel 1981. Era l’epoca delle faide di ‘ndrangheta (in particolare con la famiglia Mirabelli e Comberiati), molto diversa da quella odierna più dedita al consociativismo e alle infiltrazioni, anche istituzionali, per il tramite dei “colletti bianchi”. Dal Comune un manifesto per il killer di Lea Immagine che contiene testo, Carattere, schermata, design

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. La questione del “manifesto” è stata l’ultimo argomento eclatante che ha accesso i riflettori su Petilia Policastro. Era il luglio del 2023 e la notizia venne lanciata sulle testate nazionali e fece indignare (a tempo determinato) tutta la Calabria. Di cosa parliamo, per gli smemorati, è presto detto: il comune di Petilia Policastro aveva fatto fare un manifesto funebre a seguito della morte dell’ergastolano Rosario Curcio, detto “Patatino”, originario della frazione Camellino e nipote omonimo di “Pilurussu”, ritenuto dalla Dda di Catanzaro uno dei capicosca della ‘ndrina di Petilia. Sullo zio del “Patatino”, il pentito Domenico Iaquinta dichiarò in un interrogatorio che “È u capu e Petilia”. “Patatino”, invece, è uno dei killer di Lea Garofalo. Si impiccò nel carcere di Opera dove scontava la pena a vita, per come confermata dalla sentenza della Cassazione 1435/2014. “La fase del sequestro attribuita al Curcio (…) configura certamente il concorso nell’omicidio della donna” metteva nero su bianco la Suprema Corte nel 2014. Immagine che contiene vestiti, persona, aria aperta, edificio

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Sindaco Saporito con consigliere Fico “Il sindaco Simone Saporito e l’Amministrazione comunale partecipano al dolore che ha colpito la famiglia Curcio per la perdita del caro congiunto” faceva scrivere, invece, il Comune di Petilia Policastro nel luglio del 2023. “Davanti alla morte si è tutti uguali. Sarebbe stata una discriminazione al contrario non farlo” disse subito il Sindaco, salvo poi scusarsi in un video, definendo un “automatismo” l’uscita del manifesto. Intanto su “Tik Tok” veniva pubblicato un video del funerale di “Patatino” e la scritta “resterai sempre con noi”, con annesso cuoricino. Nel video, palloncini bianchi e applausi di tributo. Dal video emerse come a presenziare al funerale vi fu anche l’assessora con delega ai servizi cimiteriali, Maria Berardi che rassegnò da lì a poco le dimissioni. “Caro Sindaco, caro Simone, il mio sacrificio spero possa servire a te ed all’intera comunità di Petilia Policastro a dimostrare ancora una volta con i fatti ed a testa alta che siamo, per la stragrande maggioranza, un popolo di gente per bene che crede nella legalità e collabora con le Forze dell’Ordine” si legge nella lunga lettera nella quale mai l’ex assessora fa riferimento all’ ‘ndrangheta, ma sottolinea che era “al funerale” perchè sua nuora è Francesca Curcio (nipote del killer “Patatino”, ndr) fidanzata da 14 anni con suo figlio. La stessa Curcio partecipò ad un altro manifesto di cordoglio al parente defunto, mentre quando la Berardi si candidò alle comunali del 2021, scrisse su Facebook: “Sempre con te… in bocca al lupo cara suocera”. Immagine che contiene testo, Viso umano, sorriso, vestiti

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Ex assessora Maria Berardi Video Player 00:00 00:47   Nomine e silenzi forieri di imbarazzo Immagine che contiene testo, Viso umano, vestiti, persona

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Wanda Ferro Spento il riflettore, il silenzio. Ma ricapitoliamo: sempre nel luglio 2023, cavalcando l’onda mediatica, Wanda Ferro,  sottosegretaria di Stato delegata al Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno (nonchè, tra l’altro, alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati dalla criminalità organizzata, SIC!), stigmatizzò la questione del manifesto al killer di Lea Garofalo come una “iniziativa inaccettabile” e un “inchino all’ ‘ndrangheta”, aggiungendo che “Chi rappresenta le istituzioni deve scegliere sempre da quale parte stare. Il sindaco ha mostrato di scegliere la parte sbagliata”. Parole dure che, però, stridono con le successive azioni. Il 31 luglio 2023 la deputata del M5S Stefania Ascari ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministero dell’Interno. Interrogazione che, a distanza di 8 mesi, non ha ricevuto alcuna risposta. Immagine che contiene testo, schermata, Carattere, design

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Occhiuto su Petilia Anzi, in un certo senso sì, dato che l’assessore regionale di Fratelli D’Italia, Filippo Pietropaolo, indicato proprio da Wanda Ferro come componente della Giunta Occhiuto, ha presenziato a inizio marzo ad una iniziativa religiosa a Santa Spina di Petilia Policastro, unitamente al suo autista, un altro “ferriano”, il vicepresidente della provincia di Catanzaro, Francesco Fragomele, con tanto di photo-opportunity con il sindaco di Petilia contro cui la sottosegretaria aveva pubblicamente puntato il dito. Una vicenda a lieto fine “politico”? Probabile, se si pensa che quello che la già assessora Maria Berardi da Camellino nella sua lettera di dimissioni al sindaco chiamava “sacrificio”, dopo pochi mesi, è stato “ripagato” con la nomina diretta nello staff del sindaco Saporito del nipote, Aurelio Berardi (chiamato “bello di zia” dall’ex assessora)Incarico di un anno, rinnovabile, come da decreto sindacale n. 1 del 5 febbraio 2024. Il tutto, nel silenzio di tutti i politici regionali che avevano urlato allo scandalo. La sorella di Lea e quel concorso “chiacchierato” Immagine che contiene testo, Viso umano, Volantino, poster

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Un altro silenzio pesante è stato quello di Marisa Garofalo, sorella di Lea e del boss Floriano-Fifì, forse troppo impegnata ad indignarsi per la serie tv “The Good Mother” piuttosto che per la realtà petilina.  Il sindaco dopo l’eco mediatica del manifesto al “Patatino”, dichiarò di averle chiesto scusa. Pace fatta, nessuna polemica. Non va sottaciuto che Marisa Garofalo, testimone di giustizia, si è vista negare nel 2021 dal Viminale (in particolare dal fondo di rotazione per le vittime di reati di tipo mafioso) i 120mila euro di risarcimento che le sono stati giudiziariamente attribuiti a seguito della costituzione di parte civile nei processi inerenti l’omicidio della sorella. La motivazione? “Per la stretta contiguità della sua famiglia originaria alla criminalità organizzata di Petilia Policastro nella quale ha continuato a vivere” e perchè non ha mai manifestato il proposito di volersi affrancare dall’entourage familiare ‘ndranghetista, e la condotta dissociativa con la costituzione di parte civile si è manifestata solo successivamente al tragico evento”. La stessa, però, non solo ha continuato a vivere nel suo paese, ma si è candidata alle regionali del 2021 con Luigi De Magistris, ottenendo 456 voti, dei quali 360 a Petilia Policastro (il 9,39% dei voti totali espressi nel paese), lo stesso giorno in cui si è votato per le comunali petiline che hanno eletto il sindaco Saporito. Intanto, proprio durante quella campagna elettorale, nel mese di settembre 2021, il comune di Petilia Policastro (all’epoca commissariato) espletava le prove di un concorso indetto nel 2019 per 4 posti da istruttori amministrativi di categoria C a tempo indeterminato. I primi due vincitori, assunti con determinazione della responsabile del settore “servizio del personale” Maria Nicotera, n. 74 del 27 settembre 2021 (5 giorni prima delle elezioni), risultavano essere rispettivamente Maria Rosaria Vona, fidanzata (e attualmente convivente) del consigliere comunale di maggioranza Domenico Fico e Rosario Garofalo, figlio della testimone di giustizia Marisa. Un piccolo particolare: Nella commissione di concorso vi era Michele Scappatura, dirigente della provincia di Crotone, rinviato a giudizio l’anno scorso per truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio. Nel 2021 era notorio che fosse stato indagato per fatti dell’epoca in cui era dirigente del consorzio privato Copross, perchè il caso (divenuto mediatico) riguardava una donna divenuta dirigente INPS (e proveniente da Copross) divenuta tale senza alcun concorso. C’è da chiedersi, però, perchè il commissario prefettizio di Petilia Policastro, Domenico Mannino, la viceprefetta aggiunta Roberta Molè ed il dirigente Rocco Cataldi, hanno permesso che si svolgessero le prove di concorso indetto nel 2019 proprio durante la campagna elettorale per le comunali? E perchè non hanno storto il naso per la presenza nella commissione di concorso di un indagato per vicende inerenti (in quel caso, la mancanza di) concorsi? In più, la Vona sarebbe incompatibile con l’impiego pubblico, dato che è titolare dal 2019 di una impresa agricola che ha ricevuto contributi regionali, che nel 2022 risultava nell’elenco ufficiale degli operatori (produttori) “Olio di Calabria” IGP della Regione e che al 31 dicembre 2023 vantava 3 dipendenti. Il procedimento di incompatibilità ai sensi dell’articolo 53 del D.lgs 165/2001 dovrebbe attivarsi d’ufficio, ma magari c’è chi finge di non vedere. Ditte fantasma e affidamenti diretti Non solo concorsi, anche soldi pubblici elargiti in maniera tale da far sorgere più d’un dubbio. È il caso dell’imprenditore Armando Apa, la cui omonima azienda artigiana è nata nel maggio 2022 (con sede legale presso la sua residenza) per poi cessare ogni attività nel dicembre del 2023. In questo breve lasso di tempo la neonata azienda ha ricevuto più di un affidamento diretto dal Comune di Petilia Policastro. Un piccolo particolare: Apa, prima di costituire l’azienda, era dipendente del marito dell’assessora comunale Carmelina Comberiati. Lo stesso Apa compare ancora nelle immagini (anche quelle del 2023!) della pagina social de “L’arte del ferro”, azienda del first gentlement dell’assessora petilina. C’è chi si chiede se abbia mai davvero smesso di lavorare lì, ma il legame resta comunque. Immagine che contiene Viso umano, persona, vestiti, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Ierardi e Mazza Altrettanto scandalo ha destato l’affidamento diretto di lavori per 7.686,00 euro nel 2023 alla ditta catanzarese D.M.CO.GE. di Domenico De Giorgio, marito di Daniela Mazza, sorella di Catiuscia, ex vicesindaca e consigliera comunale di Cardinale in quota Forza Italia, nonchè moglie dell’assessore comunale di Petilia Policastro con laurea in chitarra classica, Antonio Ierardi detto Tonino, ex talliniano. Come fa’ una ditta di Cardinale (poco conosciuta) a ricevere un affidamento diretto a Petilia Policastro, rimane un mistero. L’assessore pro tempore, recentemente “trombato” alle elezioni provinciali di Crotone dalla sua stessa maggioranza, esclude il “familismo” e per lui sarebbe “colpa” dell’Ufficio tecnico (il cui responsabile è Francesco Trovato). Di questo e di altre “incongruenze” e “ambiguità” amministrative ne riparleremo.

Les jeux sont faits, rien ne va plus. Lo scenario politico in vista delle elezioni comunali di Lamezia Terme non è certamente quello che (quasi) tutti si aspettavano pochi mesi fa.

Immagine che contiene vestiti, persona, interno, calzature Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Mario Murone con i rappresentanti dei partiti di centrodestra

La coalizione di centrosinistra, storicamente iper-litigiosa a quelle latitudini e tendente alla disgregazione, ha trovato la spinta per l’unità sul nome di Doris Lo Moro (grazie al M5S a guida Anna Laura Orrico), mentre il centrodestra è riuscito nella mirabolante impresa di fare peggio che alle comunali di Catanzaro del 2022: si presentano spaccati con la coalizione “classica” che ha un candidato “di sinistra” (e che era della sinistra, Mario Murone) e un secondo candidato che sarebbe certamente azzardato definire “outsider”, pronto a battagliare e a dimostrare la sua forza politica in città (il funzionario regionale Gianpaolo Bevilacqua).
«Lamezia Terme sarà una battaglia nazionale: siamo molto fiduciosi» ha recentemente dichiarato il molle segretario regionale del PD Nicola Irto, reiterando ai microfoni della testata “muroniana” LaC che: “C’è un’evoluzione politica, di un progetto politico che su Lamezia può diventare anche un laboratorio per il futuro. Per noi quella assume una battaglia di rilevanza non solo regionale ma anche nazionale”.

Immagine che contiene persona, sorriso, Viso umano, occhiali Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Amalia Bruni detta foulard

Tutto bellissimo, se non fosse che il Pd del molle Nicola Irto, di Amalia Bruni, detta “foulard” per la sua consistenza politica e della Sardina Jasmine Cristallo, fino a qualche mese fa cercava con non celata frenesia un candidato “anti-Doris” da proporre agli alleati. Candidato che avevano rinvenuto nell’avvocato Mario Murone, attuale candidato della coalizione “classica” di centrodestra.
Da non dimenticare anche il fatto che Irto già a fine 2021 spingeva politicamente affinchè a Catanzaro il candidato del centrosinistra unitario fosse Valerio Donato, che divenne da lì a poco il candidato di parte del centrodestra (anche se a quest’ultimo piace negarlo).
Insomma, nel magico mondo politico di “Irtolandia” la strategia lascia a desiderare, ma tant’è.

Il “compagno” Murone: la candidatura che piaceva all’establishment di sinistra
Tornando all’avvocato Mario Murone, sul suo sito web si definisce “Docente universitario e avvocato penalista di chiara fama nazionale”. In effetti è noto agli addetti ai lavori per aver collaborato con lo studio legale dell’ex parlamentare di Forza Italia, Carlo Taormina, nonchè per essere stato il difensore del fratello-giudice, Salvatore Murone, nella querelle di cause afferenti alla vicenda “Why Not” con al centro l’ex candidato regionale Luigi De Magistris (il giudice Murone venne assolto completamente dalla Cassazione nel 2019). Mario Murone è poi noto per essere stato il difensore del superboss della ‘ndrangheta del Vibonese, Saverio Razionale di San Gregorio d’Ipppona (condannato in primo grado a 30 anni di carcere nell’ambito del processo “Rinascita-Scott”) e per essere poi il difensore di Diemmecom (gruppo LaC), società denunciata da ex giornalisti-dipendenti che hanno lamentato di essere “spiati” da telecamere. Su quest’ultimo punto il Tribunale del Riesame di Vibo Valentia lo scorso 30 gennaio ha confermato sia il sequestro delle telecamere nella redazione di LaC, sia il sequestro della somma di 26mila euro (corrispondente alla cifra delle erogazioni Covid-Cig contestate) disposto dal gip del Tribunale di Vibo e contro tale decisione penderebbe un ricorso in Cassazione.
Intanto sui mezzi mediatici del gruppo LaC fioccano le interviste e gli articoli pro-Murone, a prescindere dalla coalizione “ballerina” che lo sostiene.
Difatti, per mesi Murone si è “venduto” come un “compagno” doc. «Sono sempre stato di sinistra», «Ho sempre votato a sinistra» ripeteva a più riprese ad esponenti dem lametini lo scorso gennaio, quando confermava, comunque, di essere corteggiato dal centrodestra, ma di essere disponibile ad essere il candidato unitario del centrosinistra.
A sostenerlo in primis fu l’esponente del Pd lametino Aquila Villella, Direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catanzaro, Ateneo in cui Murone è stato più volte docente a contratto e “professore aggregato”, unitamente alla cognata e attuale consigliera regionale del Pd (nonchè ex “leader” del centrosinistra regionale) Amalia Bruni che con Murone ha fatto incontri politici presso il locale “Samart” di Nicastro.
L’obiettivo perseguito era quello di “superare” (o silurare?) la candidatura di Doris Lo Moro (vista come fumo negli occhi dal duo di cognate). La stessa Bruni minacciò di lasciare il gruppo regionale del PD se il “suo” partito avesse virato a favore dell’ex magistrata. Tra gli anti-LoMoriani si è presto unita l’ex sardina Jasmine Bruno Bossio, ops Cristallo e poi anche il molle segretario regionale Nicola Irto ed il romano acquisito, responsabile organizzativo regionale del Pd, Giuseppe Peta che con Murone avevano fitte interlocuzioni.

La “mossa del cavallo” del M5S a guida Orrico
Ad “affossare” inaspettatamente la candidatura unitaria di centrosinistra di Mario Murone fu, però, il M5S che all’inizio prese tempo per fare le proprie valutazioni e poi fece recapitare ad Irto un bel “niet” che mandò il Pd “Muroniano” sull’orlo di una crisi di nervi.
I dubbi politici del M5S riguardavano l’attività professionale forense del docente, ma anche una sua ipotizzata (im)potenza elettorale, dato che anche nel centrodestra autorevoli esponenti di lui dicevano: «brava persona, pochi voti» (e questo ora si vedrà). Ma a sbarrare completamente la strada della candidatura (non essendo in linea con le ferree regole pentastellate) è stata anche la passata iscrizione di Murone alla Massoneria (circostanza confermata da varie fonti interne al M5S).
In ogni caso, la scelta del M5S e l’azione politica della coordinatrice regionale Anna Laura Orrico (coadiuvata dal sempre attivo deputato Riccardo Tucci), che ha tenuto la barra dritta, non facendosi infinocchiare da candidature “bluff” come quella del pur buon esponente del Pd Gianni Arena (venduto da Irto al M5S come “presidente di Legambiente”), ha permesso di spostare il baricentro della coalizione verso la candidatura di Doris Lo Moro che, proprio grazie all’appoggio pubblico di Orrico di un mese fa, da lì a poco è divenuta la candidata forte e unitaria di una ineditamente ampia coalizione di centrosinistra. 

Murone torna di destra, ma strizza l’occhio a sinistra
L’apprezzabile poliedricità politica dell’avvocato Murone è invidiabile, essendo passato dall’essere un candidato “corteggiato” dal centrodestra “classico” ad essere un “quasi-ufficiale” candidato unitario del centrosinistra fino all’essere candidato ufficiale di una delle coalizioni (quella “classica”) del centrodestra. Il tutto nell’arco di poco più di tre mesi.
Ad “intestarsi” la sua candidatura, ufficializzata dopo settimane travagliate di discussione tra i partiti del centrodestra, è stata la Lega e Noi Moderati, ma oggi Murone si definisce comunque «Civico e indipendente», forse per attrarre qualche voto disgiunto dei “muroniani” del Pd?
Immagine che contiene testo, Viso umano, Notizie, uomo Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Ma perchè la Lega? È presto detto, Murone è lo storico avvocato di Francesco Argento, il sindaco di Gizzeria in quota Lega, grande elettore del consigliere regionale leghista Pietro Raso. Non solo, a sostenere fin dall’inizio Murone è stato anche l’ex consigliere regionale Salvatore Vescio, che alle ultime elezioni regionali ha sostenuto Filippo Mancuso e aspettava di tornare in auge una volta venuta meno politicamente la figura di Paolo Mascaro, con il quale ha avuto in passato forti frizioni.
A “mettere il cappello” sulla sua candidatura, però, è stato anche l’ex candidato al collegio uninominale di Carpi per la Camera dei Deputati e già sottosegretario e parlamentare, Pino Galati, che del partitino Noi Moderati è vicesegretario nazionale. La moglie di Galati è l’ex parlamentare della Lega, Carolina Lussana, che dal novembre 2023 è Presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Il fratello del novello candidato di centrodestra, il giudice Salvatore Murone è attualmente Presidente della Corte di Giustizia Tributaria di Catanzaro. Quanto è piccolo il mondo.
Una piccola postilla: il giudice Murone all’interno di un editoriale di Peter Gomez e Marco Lillo ancor oggi pubblico sul sito de l’Espresso e datato dicembre 2008 viene definito “magistrato legato a doppio filo alla politica” con relazioni molto strette con Giancarlo Pittelli. Da ricordare, però, nuovamente, che la Cassazione lo assolse da ogni accusa. 

Riflettori puntati sui “disgiuntisti” del Pd

Immagine che contiene persona, Viso umano, sorriso, Selfie Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Lidia Vescio e Aquila Villella

Fonti interne al Pd lametino danno già per certo che dal voto comunale, in alcune sezioni della città, spunteranno flotte di voti disgiunti PD/Murone, soprattutto su spinta della già citata ex pluri-consigliera comunale dem Aquila Villella e della lautamente retribuita portaborse (2789,5 euro lordi mensili) di Amalia Bruni, Lidia Vescio (già candidata sindaca “in pectore” di altro ex portaborse della Bruni, col pennacchio di segretario locale dei GD, Andrea Curcio).
Circostanza che, se si realizzasse (e circola fortemente negli ambienti dem), verrà certamente portata all’attenzione delle commissioni di garanzia del Partito. Fari puntati, quindi, in particolare, sulla sezione 29 della Frazione Zangarona, sulla 32 e 33 di Piazza 5 Dicembre (Sambiase), sulla 45 (sempre di Sambiase) e nella sezione 50 (contrada Caronte), considerati i più evidenti, numeri della scorsa tornata del 2019 alla mano, “feudi elettorali” delle due esponenti del PD.

Lamezia Bene Comune, da civismo di sinistra doc ad un ologramma politico?
Incredibile, il movimento civico che fa capo al pluri-consigliere comunale Rosario Piccioni e che si diceva pronto ad andare al governo della città, pare si stia dissolvendo.
Nel 2019 le due liste al seguito di Piccioni ottennero circa 3000 voti, mentre oggi pare non ci sarà nessuna lista a sostegno di Doris Lo Moro. Come mai? Beh, Rosario Piccioni settimane fa ha concordato direttamente con il componente della segreteria nazionale del Pd, Igor Taruffi, la sua entrata (e candidatura comunale) nel Pd e si accinge in questi giorni a prendere la tessera.

Immagine che contiene vestiti, persona, calzature, uomo Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Rosario Piccioni con Luigi De Magistris

Molte fonti riportano che molti storici seguaci dell’ex sindaco Gianni Speranza stiano storcendo il naso, al pari di molti storici militanti del Pd lametino che non vedono di buon occhio questa operazione, soprattutto perchè fatta sotto elezioni e a candidature quasi chiuse.
Riuscirà, quindi, il quasi-novello democrat Rosario Piccioni, una volta candidato, a portare in dote le migliaia di voti che Largo del Nazareno (e della sardina) pensa che lui abbia? O siamo solo davanti ad una estenuante lotta per la salvaguardia di una posizione politica personale? Lo vedremo presto, abche se già da ora molti ironizzano parlando di una trasformazione del movimento civico da “Lamezia Bene Comune” a “Lamezia per Piccioni al Comune”.

 

La campagna elettorale per le elezioni amministrative di Vibo Valentia è iniziata con vari subbugli e smottamenti negli schieramenti tradizionali, accordicchi (al ribasso), vecchi volponi all’opera e dilettanti allo sbaraglio pieni di ambizioni, ma forse non di voti.
Si badi, non si tratta del solito circo (elettorale) di periferia, ma di una competizione con riflessi importanti sul piano regionale. Sintomo di questo è stato il gioco “di rimessa” (e di “strizza”) del deputato vibonese di Forza Italia Giuseppe Mangialavori, che prima dell’inizio della campagna elettorale si è dimesso da coordinatore regionale degli azzurri, con gioia del collega Ciccio Cannizzaro, lasciando con il cerino in mano la “sua” sindaca uscente Maria Limardo, oggi impegnata a tenere le redini di una coalizione scricchiolante.

Immagine che contiene Viso umano, vestiti, persona, Fronte Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Riccardo Tucci

Sul fronte opposto sabato 17 verrà presentato a Palazzo Gagliardi il candidato sindaco del “campetto” progressista, Enzo Romeo, primo Presidente della Provincia di Vibo Valentia nel 1995 e già candidato regionale di centrodestra nel 2000. Un candidato “amarcord” e borghese, (almeno) inizialmente inviso a quel che resta della base del M5S, costretta a ingoiare l’ennesimo amaro boccone per l’inefficacia politica di quella che potremmo chiamare nei partiti “classe dirigente”.
Ma come si è arrivati a questo? Beh, Il segretario regionale del Pd, Nicola Irto anche su Vibo ha fatto quello che fa di solito: niente; mentre il deputato vibonese del M5S, Riccardo Tucci che pure ha dimostrato un certo attivismo e una certa visione in questo periodo pre-elettorale (con tanto di convegni con Giuseppe Conte in collegamento), non ne ha azzeccata una.

Harakiri a 5 stelle

Immagine che contiene persona, sposa, vestiti, abito da sposa Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Domenico e Federica Santoro

È proprio in casa 5 stelle che sono volati i lunghi coltelli che hanno portato gli ex auto-proclamatisi rivoluzionari anti-casta a fare un passo indietro su tutte le proprie idee e a “digerire” il candidato del Pd, “prodotto” di una vecchissima guardia.
Partiamo proprio da Riccardo Tucci, “Riccardino da Dinami” che, con molta probabilità, non deve aver preso l’acume politico dal cugino Danilo, consigliere comunale di Città Futura e futuro candidato consigliere di punta con la coalizione del “Terzo Polo”.
Tucci ha fatto l’errore capitale di fidarsi (nuovamente) del “suo” capogruppo nel consiglio comunale di Vibo Valentia, Domenico Santoro che alla prima occasione utile l’ha pugnalato (mandando a ramengo il tavolo delle trattative del centrosinistra) per un paventato posto da vicesindaco in caso di vittoria elettorale dei sinistri. Questo senza considerare che, avendo la figlia (Claudia Santoro “bell’ ‘e papà”) dirigente del settore bilancio del Comune, una sua presenza in una qualsiasi Giunta sarebbe foriera di potenziali conflitti di interessi praticamente in quasi tutte le pratiche, che non potrebbe mai votare e diverrebbe, nei fatti, assessore con delega all’astensione.

Tutte le tappe di un “suicidio” politico perfetto
Ma cos’è successo? Ricapitoliamo: Tucci lo scorso ottobre ha dato il finto pennacchio di candidato sindaco (da “sacrificare” appositamente al tavolo dei sedicenti progressisti) a Domenico Santoro, nonostante i suoi 5 anni di opposizione “flop” in consiglio comunale, con l’intermezzo di un suo altro “flop” alle elezioni regionali e dopo aver salvato l’amministrazione Limardo non votandole la sfiducia.
“Io dico che si parte da Santoro e si deve finire con lui. Se dovesse esserci un veto, intanto mi aspetterei motivazioni concrete e oggettive” dichiarava Tucci al Quotidiano Del Sud, fingendosi serio.

Immagine che contiene testo, vestiti, persona, uomo Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Pietro Comito

Nelle more, il “vero” candidato Sindaco “in pectore” per il M5S vibonese si è bruciato da solo. Un peccato perchè era una figura nuova e interessante. Si trattava del giornalista antimafia Pietro Comito (anche lui con un omonimo parente – consigliere comunale, candidato con la coalizione del “Terzo Polo”). Comito era, addirittura, pronto a svincolarsi da LaC e dagli annessi direttori anonimi. “a gennaio mi dimetterò comunque” amava ripetere Comito prima di far incazzare il sacerdote Filippo Ramondino che gli dedicò un’omelia di fuoco dopo un servizio de Le Iene sulle infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni religiose.
A quel punto l’occasione era ghiotta per Santoro che non è nelle condizioni di candidarsi a consigliere comunale per non collezionare un ulteriore (e politicamente fatale) flop, dato che non lo voterebbero nemmeno i parenti. Il genero, Marco Mazzeo (figlio dell’ex capogruppo del Pdl, Mario, già coinvolto nell’operazione “Zuzù) è marito di Federica Santoro “bell’ ‘e papà” e si candiderà con Fratelli D’Italia.
Quindi, Santoro ha usato il finto pennacchio di candidato a Sindaco per “trattare” con il Pd per il tramite dell’ex assessore comunale Domenico Ruffo e ha “bruciato” la candidatura di Comito con dichiarazioni sibilline sulla stampa locale in tandem con l’esponente del Pd, Enzo Romeo.
Di tutto questo Tucci ne è stato all’oscuro e ora, dopo aver mangiato la foglia, sta cercando di evitare la debacle della lista pentastellata in termini di percentuali (magari avendo in prestito dallo stesso Romeo qualche candidato?). Ma mentre il deputato cerca sotto il tappeto della sede del “Gruppo Territoriale” un qualche residuo di legittimazione politica, il M5S vibonese si è dimostrato “santorocentrico”, con tutto ciò che ne consegue in termini di flop. Insomma, un harakiri su tutta la linea.

La trama di Lo Schiavo per la commissione di vigilanza

Immagine che contiene persona, vestiti, Viso umano, aria aperta Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

De Nisi e Romeo

Secondo le malelingue politiche vibonesi, alle elezioni comunali di Vibo Valentia il consigliere regionale eletto con la lista di Luigi De Magistris, Antonio Lo Schiavo, vorrebbe evitare di presentare una propria lista, dovendosi “contare” e schierare candidati che, con tutta probabilità, non avrebbe. In ogni caso, lo stesso non manca, però, di rilasciare prolisse interviste e di fare capatine agli eventi degli altri partiti, trascurando (volutamente) il fatto di non averne uno.
Lo Schiavo, sempre secondo le citate malelingue, avrebbe un obiettivo: la commissione regionale di vigilanza e controllo, ridotta negli ultimi anni a scendiletto degli affari di Forza Italia sotto la guida del “pentastellato-chiacchierato” (!) Francesco Afflitto, divenuto presidente grazie ai voti del Pd regionale, all’epoca sotto la guida soporifera di Nicola Irto.
Ora le commissioni consiliare a Palazzo Campanella rinnoveranno le presidenze e difficilmente il Pd ripunterà su chi si è dimostrato platealmente (e non sottotraccia come loro) stampella di Roberto Occhiuto. Ecco perchè Antonio Lo Schiavo, soprattutto dopo che il Pd ha monopolizzato nuovamente l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, pensa di poter ambire e con successo a quella carica.
Ma per avvicinarsi all’agognato obiettivo ha agito con fare felpato: da un lato, ha contribuito ad affossare il candidato di Riccardo Tucci, Pietro Comito e ha dato l’endorsement per il candidato del Pd, Enzo Romeo e dall’altro si è garantito appoggi trasversali, come quello del segretario regionale di Azione, Francesco De Nisi.

Immagine che contiene testo, persona, Viso umano, vestiti Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Emilio De Pasquale

Proprio con De Nisi, Lo Schiavo ha stretto una alleanza per le imminenti elezioni provinciali vibonesi, candidando nella lista di Azione il consigliere comunale di Pizzo ed ex candidato Sindaco, Emilio De Pasquale (suo zio!).
Piccolo particolare: pochi giorni fa è arrivata la commissione d’accesso antimafia nel comune di Filadelfia, governato (a vario titolo) dai De Nisi e dal fratello da più di un decennio.
Una questione non da poco dato che Lo Schiavo lo scorso ottobre ha revocato come componente interno della sua struttura l’ex commissario cittadino dell’Udc e attuale assessore di Stefanaconi, Fortunato Cugliari a seguito dell’arrivo della commissione d’accesso antimafia nel medesimo comune, guidato dall’ex Presidente della Provincia, Salvatore Solano, condannato ad un anno per “corruzione elettorale” in concorso nell’ambito del processo “Petrolmafie”.  Reggerà, quindi, l’accordicchio?

Il Pd “colelliano” sogna il ballottaggio

Immagine che contiene uomo, Viso umano, persona, Barba umana Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Francesco Colelli

In grande spolvero e galvanizzati dalla strategia elettorale vincente che ha portato ad imporre il proprio candidato sono gli esponenti del Pd di Vibo Valentia capeggiati dal segretario cittadino Francesco Colelli, deus ex machina della candidatura di Enzo Romeo.
La lista del Pd è pronta a fare da traino all’intera coalizione e Colelli, con la sua quarta candidatura comunale potrebbe passare da “pippa” di sinistra ad astro nascende della sinistra vibonese. I sintomi (positivi) di questo ci sono tutti, ma non può permettersi di fare errori. Riflettori puntati!
Altri candidati del Pd saranno l’uscente Stefano Soriano; l’ex consigliera comunale del Pd, Maria Fiorillo (cugina dell’“alecciano” Enzo Mirabello); l’ex esponente di Sel, Gernando Marasco, un’altra “alecciana” e ex candidata, Ketty De Luca; l’ex assessore comunale della Giunta Sammarco, Antonio Iannello; la vicesegretaria del Pd Provinciale e consigliera comunale, Laura Pugliese; il commercialista Antonino Ravenna ed il delegato del WWF Calabria, Angelo Calzone.
A dimostrazione ulteriore della svolta “amarcord” della sinistra vibonese vi è il fatto che per una lista civica di Romeo, il candidato di punta, ad oggi, è l’ex capogruppo del Pd (fino al 2015), Marco Talarico. Quest’ultimo non si ricandidò perchè indagato per estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso in un procedimento della Dda di Catanzaro, dal quale uscì completamente nel dicembre del 2017 con una archiviazione per infondatezza di reato (su precedente richiesta della stessa Procura).
Nell’ottobre del 2017, però, due cooperative fondate da Talarico e operanti su Briatico nell’ambito dell’accoglienza ai migranti, la Monteleone 3.0 Società Cooperativa Sociale e la Cooperativa Sociale Monteleone Servizi, ricevettero l’interdittiva antimafia e la nomina, da parte dell’allora prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, di un amministratore straordinario e temporaneo.
Talarico impugnò al Tar i provvedimenti di interdittiva ma perse sia in sede cautelare che nel merito. Si legge nella sentenza del Tar Calabria n. 260 pubblicata il 20 febbraio 2023 si legge che: “come già rilevato nella provvisorietà della sede cautelare – sia di prime che di seconde cure – la prognosi svolta dalla pubblica amministrazione in ordine all’esistenza di possibili infiltrazioni di associazioni mafiose è da ritenersi non illogica nè irrazionale, tenuto conto del numero di rapporti con soggetti gravati da indizi di condizionamento mafioso, dal contenuto del quale possono desumersi elementi per ritenere l’esistenza di rapporti relativi all’attività svolta dalla stessa ricorrente e rapporti tra soci e amministratori della stessa con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata” e che “emerge un quadro indiziario contraddistinto da plurimi e concordanti elementi sintomatici di infiltrazione mafiosa”.
Certo, la Monteleone si è fusa nel 2019 ed è stata riammessa nella “white-list”, mentre Talarico è rimasto incensurato e non indagato, ma, c’è da chiederselo, con Giuseppe Conte e il M5S che sventolano a livello nazionale la questione morale in faccia alla Meloni ogni due per tre, basterà tutto questo ad evitare imbarazzi?

Immagine che contiene vestiti, persona, Viso umano, sorriso Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Il prossimo 3 febbraio si svolgeranno le elezioni per il consiglio provinciale di Crotone. Elezioni di “secondo livello” secondo la legge “Delrio” (votano solo i Sindaci e consiglieri comunali) con annesso clientelismo di pari grado per attirarsi le “simpatie” elettorali degli amministratori locali.
Non è in discussione la poltrona del Presidente, oggi ricoperta dal Sindaco di Cirò Marina, Sergio Ferrari, leader di “Idea Comune – territori al centro”, il partito dei sindaci inaugurato dinanzi al governatore Roberto Occhiuto che in precedenza aveva idealmente nominato Ferrari “consigliere regionale aggiunto” del crotonese.
Nonostante questo, il significato “politico” dell’appuntamento elettorale valuterà lo stato di salute dei progetti civici. Da un lato, per l’appunto, il partito dei sindaci vicino al centrodestra e dall’altro il civismo “sgangherato” dell’ex “tansiano” Vincenzo Voce che da tempo fa asse (a suon di cominicati stampa) con il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, espressione di civismo vincente alle elezioni (per demerito altrui) ma vero flop in termini amministrativi, e con il Sindaco di Cosenza, Franz Caruso.
Sullo sfondo le liti tra i partiti, in primis tra le diverse anime di Forza Italia, che non presenta il simbolo e con la Lega che dà ben pochi segnali e lascia Fratelli D’Italia da sola con una lista debole e di rappresentanza, mentre nel Pd sono le solite botte da orbi tra vecchi tromboni e giovani vecchi.

Nel “grande centro” spunta Bruno

Immagine che contiene vestiti, persona, Viso umano, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Gianluca Bruno con Occhiuto e Cannizzaro

Da oltre 20 anni in Italia si parla di ritorno del “grande centro” tra i nostalgici della balena bianca. In ottica un po’ amarcord in quel di Crotone è stata presentata una omonima lista.
Il delegato di lista che materialmente l’ha presentata è l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Gianluca Bruno, iscritto a Forza Italia e rinviato a giudizio qualche giorno fa dal gup distrettuale di Catanzaro Arianna Roccia per concorso esterno in associazione mafiosa, essendo accusato di contiguità con il clan Arena “ponendosi quale figura di riferimento istituzionale capace di interloquire con diversi enti (Provincia e istituzioni governative)”.
Il comune di Isola di Capo Rizzutto guidato da Bruno venne sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2017. Nel decreto di scioglimento si legge: “Le  circostanze,  analiticamente  esaminate  e   dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto, hanno rivelato  una  serie  di condizionamenti nell’amministrazione comunale di Isola  Capo  Rizzuto volti a perseguire fini diversi da  quelli  istituzionali  che  hanno determinato   lo   svilimento   e   la   perdita   di    credibilita’ dell’istituzione locale nonche’ il pregiudizio degli interessi  della collettivita’,  rendendo  necessario  l’intervento  dello  stato  per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalita”.
Tra i candidati della lista “Il grande centro” c’è la consigliera comunale di Forza Italia, Luigina Vallone, sostenuta proprio da Bruno.

Megna candidato di punta e i petilini sullo sfondo
Immagine che contiene testo, Viso umano, vestiti, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. A sostenere “Il grande centro” c’è anche il sindaco di Petilia Policastro, Simone Saporito, fino al centro della bufera mediatica nazionale la scorsa estate per il manifesto funebre del Comune di cordoglio per la morte di Rosario Curcio, uno dei killer di Lea Garofalo.
“un inchino delle istituzioni alla memoria di Rosario Curcio “lo definì il sottosegretario Wanda Ferro. “Un atto gravissimo di complicità e sostegno alla famiglia mafiosa che suggerisce una certa sudditanza del Comune rispetto alle “famiglie” scrisse sui social lo scrittore Roberto Saviano.  In più, ai funerali del killer, ci andò una assessora della Giunta Saporito, Maria Berardi, che poi si dimise.
Il candidato alle provinciali, espressione della maggioranza di Petilia Policastro, è il consigliere e assessore Antonio Ierardi, già nominato nel 2020 in quota Mimmo Tallini (Forza Italia) consulente esperto del Consiglio regionale della Calabria con un compenso mensile di 1.727,00 euro fino all’agosto 2021 e, in precedenza, nel 2010 portaborse dell’allora esponente del Pdl, Salvatore Pacenza.

Immagine che contiene Viso umano, persona, vestiti, sorriso

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Catiuscia Mazza

Ierardi è marito della più volte consigliera e già vicesindaca di Cardinale (CZ) Catiuscia Mazza, già coordinatrice cittadina di Forza Italia nominata proprio da Tallini. 
La sorella di Catiuscia, Daniela Mazza ha un marito, Domenico De Giorgio, titolare dell’azienda di costruzioni D.M.CO.GE che proprio a Cardinale dal 2020 al 2021 ha avuto 3 affidamenti diretti (rispettivamente di 57567,10 euro; 4072,18 euro e 46730,12 euro) mentre nell’ambito di una procedura aperta ha avuto 35468,57 euro. Nel 2022, invece, gli sono stati riconosciuti debiti fuori bilancio per 28484,00 euro. Il tutto mentre la cognata era consigliera comunale.
Certo, se, come ad oggi solo vociferato dalle solite malelingue della politica, De Giorgio dovesse avere la stessa “fortuna” sugli affidamenti diretti anche a Petilia Policastro, non sarebbe certo una buona pubblicità per il cognato-candidato Ierardi.
Oltre alle due donne-riempilista Teresa Bruno, consigliera comunale di Cirò e la collega di Ierardi, Carmelina Comberiati, il candidato di punta della lista è l’ex commissario cittadino di Forza Italia, oggi presidente del Consiglio comunale di Crotone (e stampella di Enzo Voce), Mario Megna.
Un evergreen della politica, già portaborse dell’azzurra Valeria Fedele e prima ancora dell’esponente Pd, Vincenzo Ciconte. Fino allo scorso dicembre è stato “Co.co.co.” (per 8.108,80 euro lordi) del commissario regionale di “Noi Moderati” e consigliere regionale, Antonello Talerico, che lo sostiene apertamente. Megna è un “gigante” della politica (della pagnotta) di fronte ai “nani” del civismo che gli vanno appresso come una scolaresca in gita con l’insegnante.
A sostenere “il grande centro” ci sarà il segretario provinciale di Forza Italia ed ex parlamentare, Sergio Torromino, ma anche (almeno in parte) il sindaco di Melissa, ex sculchiano, Raffaele Falbo, rinviato a giudizio per concussione aggravata dalla volontà di agevolare i sodali della cosca di Cirò e difeso proprio da Antonello Talerico in quanto legale. Lo scorso novembre a Melissa si è insediata anche la commissione d’accesso antimafia, nel silenzio totale (e colpevole) dei partiti, Pd in primis, che il mese dopo plaudevano, in brodo di giuggiole, per l’abbattimento dell’ecomostro.

L’onda “ferrariana”

Immagine che contiene testo, microfono, Oratore, Parlare in pubblico

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Sergio Ferrari

La lista “forte” di Ferrari si chiama “Idea comune” ed è stata presentata dal cirotano Luigi Francesco Marinello, ex portaborse dell’azzurra Valeria Fedele e dal giugno 2023, autista del capogruppo regionale di Forza Italia, Michele Comito.
Marinello è il “genero” (non ufficialmente, in quanto non sposato) dell’ex sindaco Roberto Siciliani, condannato in primo e secondo grado (in attesa di Cassazione) a 8 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ferrari, lo si ricorderà, era assessore al bilancio della Giunta Siciliani.
Tra i candidati in lista ci sono molti fondatori del “partito dei sindaci” tra cui il consigliere comunale di Crotone, Fabio Manica e quello di Isola Capo Rizzuto, Raffaele Gareri. Quest’ultimo è sostenuto da un’altra fondatrice, la sindaca Maria Grazia Vittimberga, pronta a tornare nel Pd subito dopo le elezioni provinciali, col favore del consigliere regionale Ernesto Alecci.
Nelle liste non ci sarà l’ex presidente della Provincia ed esponente di Forza Italia, Giuseppe Fiorino, che si è dimesso sbattendo la porta a seguito della prima trance di concorsi “chiacchierati” indetti dalla Provincia di Crotone (su questo ci saranno altre sorprese, oltre che il faro delle Procure).

L’asse con la Lega

Immagine che contiene testo, vestiti, persona, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Valentina Calabretta con Sergio Ferrari

E se Forza Italia “ufficiale” si è spalmata ne “Il grande centro”, la Lega a Crotone, nonostante abbia eletto all’uninominale il deputato lametino Domenico Furgiuele per la seconda tornata parlamentare, esprime un solo candidato e lo fa all’interno della lista “Ferrari Presidente”. È il sindaco di Cerenzia, Salvatore Mascaro, primo sindaco leghista del crotonese e responsabile provinciale per gli enti locali del carroccio. Mascaro non gode, ad oggi, del sostegno dell’unica consigliera comunale della Lega di Crotone, Marisa Luana Cavallo. A sostenerlo, però, Furgiuele e il commissario della Sorical, Cataldo Calabretta. Proprio l’estate scorsa, una sua parente, Valentina Calabretta è stata ideatrice e curatrice del progetto grafico per la campagna di sicurezza stradale promossa dal Presidente della Provincia, Sergio Ferrari, a favore del quale si era candidata alle comunali di Cirò Marina del 2020.
Il centro stampa è curato da Valentina e dal padre, Alfonso, che è anche socio dell’associazione “Frammenti” che gestisce il museo archeologico di Cirò Marina.  Insomma, un asse con Ferrari ben saldo per una Lega territorialmente in affanno che rischia di essere solo una comparsa simbolica, dato che nella lista “Ferrari Presidente” c’è il consigliere provinciale uscente, Enzo Lagani.

Pd allo sbando
Il Pd non tocca palla nè a Crotone, nè in provincia. Dopo i disastri della gestione commissariale di Franco Iacucci, l’epoca dei lacchè sculchiani e della fallimentare gestione provinciale a guida Gino Murgi, tra i candidati di questa tornata provinciale troviamo il sindaco di Casabona, Francesco Seminario, sostenuto da Murgi (segretario provinciale all’epoca delle tessere false del Pd) e dall’ex consigliere provinciale Giuseppe Dell’Aquila, indagato nell’operazione Glicine.
Presente anche il consigliere comunale di Cotronei, Vincenzo Girimonte, indagato per interruzione di pubblico servizio e danneggiamento aggravato in merito alla questione della “guerra dell’acqua” sorta a Cotronei nell’agosto 2021. Girimonte è sostenuto dal parlamentare Nico Stumpo.
A vendersi come il nuovo che avanza è il candidato-consigliere comunale di Crotone del Pd, Andrea Devona, cugino di Giancarlo, ex portaborse del consigliere regionale del Pd, Ernesto Alecci (e prima ancora, di Mario Oliverio) e al centro della già citata operazione Glicine e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nuova linfa per Voce
Immagine che contiene testo, poster, vestiti, Viso umano

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. E se la candidatura a presidente della Provincia per Voce non è stata un successo, la lista del suo decantato nuovo movimento civico “Crescere”, che candida 5 consiglieri della sua maggioranza cittadina, può avere un buon risultato, data la forza “ponderata” che ha il capoluogo di provincia.
A sostenere Voce non ci sarà la Forza Italia di Torromino e Megna che lo sta conducendo verso fine consiliatura comunale, ma gli ex sculchiani della “Prossima Crotone” che tanto venivano additati dal primo cittadino.
A votare per la lista “Crescere” ci sarà l’ex sculchiano “duro e puro”, Antonio Megna, nominato da Voce ufficiale di Governo alla frazione di Papanice e, si vocifera, la consigliera comunale Fabiola Marrelli, nei cui confronti la Dda di Catanzaro ha chiesto il processo lo scorso novembre nell’ambito dell’operazione “Krimata”.
Certo, i voti “ponderati” delle elezioni di secondo livello possono non corrispondere a voti reali delle forze politiche e civiche, ma sono in atto “corteggiamenti” politici dei candidati, notabili e dominus nei confronti degli amministratori locali crotonesi. Tra concorsi in essere e da fare, regalie, prebende e parenti da sistemare, si è di fronte al solito mercato delle vacche ormai tipico della vigilia delle elezioni provinciali calabresi.

Immagine che contiene Viso umano, persona, vestiti, cravatta Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Domenico Macrì, classe 1965, di Nicotera (VV), dal 18 novembre 2021 è il Capo di Gabinetto del Presidente del Consiglio regionale della Calabria in quota Lega, Filippo Mancuso.
Nel suo curriculum si definisce “personalità eclettica e versatile, ha ricoperto importanti ruoli dirigenziali all’interno della Pubblica Amministrazione dimostrando grandi doti manageriali”.

Immagine che contiene persona, vestiti, interno, cravatta

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Salvini – Mancuso – Durigon

Insomma, Macrì tesse grandi lodi di… Macrì, ma non è tutto oro quel che luccica. Tra parenti massoni, concorsi-farsa, lauree lampo e molto altro, questo ex veterinario dell’Usl di Tropea con una tesi di laurea sulla “Sparganosi in rane congelate provenienti dall’Indonesia” e col sogno di diventare direttore generale del Consiglio regionale della Calabria, è al centro dei rumors di Palazzo Campanella da un po’ di tempo a questa parte.
Il suo mandato scade il 14 maggio 2024, con un impegno complessivo di spesa di 463.897,09 euro. Soldi che sarà dura restituire se verrà accertato che (forse?) sono quasi 20 anni che non ha titolo per fare il dirigente. Ma con una politica connivente e ignorante tutto è possibile. Intanto proviamo a dare una rilettura al curriculum di Macrì.

L’esperienza locale e lo scioglimento di Nicotera
L’anno dopo aver superato terzo anno di scuola superiore in “Omeopatia”, dal 4 giugno 1998 al 3 maggio 1999 Macrì è stato assessore comunale a Nicotera con la giunta di Domenico Pontoriero, rimanendo poi consigliere fino al 22 ottobre 2000.  Torna assessore dal 17 maggio 2001 al 17 dicembre 2002 con l’esponente di Alleanza Nazionale, Adilardi Princivalle. Quella Giunta venne poi sciolta per mafia.  “Gli accertamenti svolti dalla commissione all’uopo incaricata, confluiti nella relazione conclusiva, avvalorano la sussistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata nell’azione amministrativa dell’ente locale” scriveva l’allora Ministro dell’Interno Beppe Pisanu, specificando che la capacità di determinazione del comune di Nicotera “risulta assoggettata alle scelte della locale organizzazione criminale”, ossia il clan Mancuso di Limbadi.
Nella relazione della Commissione parlamentare antimafia del 20 gennaio 2006 viene riportato un colloquio del 15 gennaio 2003 tra il boss Diego Mancuso e il parente Domenico durante il quale quest’ultimo sottolineava che il Sindaco di Nicotera era un «bonaccione» che aveva affermato di non possedere il coraggio di cacciare le persone dalle case, al che Diego Mancuso rispondeva: «… vuol dire che si comporta bene… e … può stare lì cento anni!».
Da questo bell’ambientino Macrì si è defilato per andare nella struttura dell’allora assessore regionale al lavoro Antonio Mangialavori (padre dell’ex coordinatore regionale di Forza Italia e deputato, Giuseppe) in qualità di “veterinario I livello”.
Dal 21 novembre 2002 per tutta la durata dell’incarico la somma impegnata per lui era di 72.000,00 euro (gravanti sull’esercizio del bilancio regionale 2003), mica bruscolini.

Le “strigliate” alla Provincia di Vibo Valentia
Con una trasformazione alla Sailor Moon su cui torneremo a breve, Macrì diventa dirigente regionale e poi plana alla Provincia di Vibo sotto l’ala dell’ex “Loieriano” Gaetano Ottavio Bruni, che vide la sua carriera politica scemare dopo l’operazione della Dda di Catanzaro “Uova del drago” che coinvolse la figlia Francesca (poi archiviata), compagna all’epoca di Francesco Fortuna, condannato definitivo per un omicidio commesso nel 2004.

Immagine che contiene Viso umano, persona, vestiti, camicia

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Nicodemo Oliverio

Macrì durante la sua esperienza provinciale è stato oggetto di una interrogazione parlamentare al Ministero dell’Interno formulata dall’ex parlamentare Pd Nicodemo Oliverio (Atto C.4/01399) presentata il 24 luglio 2013 in cui veniva scritto che dopo lo scioglimento del consiglio provinciale a seguito delle dimissioni dell’allora Presidente Francesco De Nisi (attuale segretario regionale di Azione), il commissario prefettizio Mario Ciclosi aveva nominato il veterinario (all’epoca era ancora iscritto allo specifico ordine professionale)  come dirigente dell’area finanziaria e di altri settori.
Oliverio ci andava giù duro scrivendo: “tale dirigente, secondo una copiosa rassegna stampa locale, viene da tempo messa in relazione ad una delle locali cosche del vibonese (Gazzetta del Sud del 31 maggio 2013 e del 4 giugno 2013); la vicinanza dello stesso dirigente ad ambienti notoriamente conosciuti nel vibonese collegati a realtà associative di diverse osservanze sembra ampiamente illustrata dai giornali locali”.
Il 6 marzo 2015 gli rispondeva il sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci dicendo che il commissario “circa la presunta vicinanza del dottor Macrì ad ambienti malavitosi (…) abbia chiesto alla competente autorità giudiziaria elementi conoscitivi sulla posizione dell’interessato, ricevendo comunicazione di impossibilità del riscontro, ostandovi il segreto istruttorio”. Va certamente specificato che Macrì non risulta essere mai stato indagato, ma il Governo aggiunse, però che “il predetto dirigente è stato oggetto da parte del commissario medesimo di due richiami rispettivamente per il mancato perseguimento di azioni congruenti con gli obiettivi a lui affidati e per rilievi disciplinari sulla presenza in servizio”.

Il “miracolo”: da veterinario a dirigente regionale
In Calabria tutto può succedere, ed è successo. Macrì da dirigente dell’ASL di Vibo Valentia e quando era ancora nella struttura di Mangialavori padre, il 1° settembre 2003 (domanda n. 20731) fece istanza per essere trasferito nel “ruolo organico della dirigenza della Giunta regionale” ai sensi dell’articolo 10 bis comma 1 della legge regionale 18/2004.
Cosa dice quella norma? Che “per motivate esigenze e/o per particolari professionalità, è consentito procedere a comandi e/o trasferimenti di personale proveniente da altri Enti Pubblici nel limite massimo del 3% delle dotazioni organiche del Consiglio e della Giunta Regionale”.
L’ASL di Vibo Valentia con parere 253 dell’8 ottobre 2004 ha dato parere favorevole al trasferimento di Macrì. All’epoca direttore generale era l’esponente dell’Udc Armando Crupi, poi travolto dall’inchiesta “Ricatto” (pm Giuseppe Lombardo) della Procura di Vibo Valentia.
Piccola parentesi: Crupi fu sindaco di Mileto dal 1987 al 1993. Il 2 marzo 2021 il pentito Michele Iannello rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo, ha ricordato dichiarazioni già riferite nel corso del processo Genesi (udienza del 4 novembre 2010). Iannello afferma: “È stato Luigi Mancuso a dire a Giuseppe Prostamo (capobastone della ‘ndrina Pititto, ndr) che alle elezioni comunali di Mileto bisognava appoggiare a sindaco Crupi, poiché lo stesso aveva un fratello che era un educatore del carcere di Vibo e quest’ultimo era amico di Luigi Mancuso”.
Immagine che contiene testo, documento, ricevuta

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Tornando al miracolo, la Regione Calabria con delibera della Giunta n. 899 del 23 novembre 2004, ritenendo che “sussistano i presupposti di diritto e le condizioni di fatto” per l’accoglimento dell’istanza di Macrì, lo ha trasferito nel ruolo organico della dirigenza regionale perchè con il suo “apporto della capacità professionale” vi sarebbe avuto un “permanente rafforzamento della struttura regionale”. Tutto questo con il diploma di specializzazione in “tecnologia avicola e patologie aviarie” (conseguito nel 1994) e con l’iscrizione all’albo dei medici veterinari.

Immagine che contiene persona, vestiti, Viso umano, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Alberto Sarra

Ciò è avvenuto su proposta dell’allora assessore al personale (quota Alleanza Nazionale) Alberto Sarra ed è proprio al Dipartimento Organizzazione e Personale che all’inizio Macrì viene assegnato.
Altro piccolo particolare: Sarra quest’anno è stato condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a 13 anni nell’ambito del processo “Gotha”. Su di lui i giudici scrivono “nell’arco politico di oltre un decennio, è stato uno strumento nelle mani di Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, per garantire alla ‘ndrangheta di infiltrare gli enti pubblici locali e per ciò stesso realizzare la possibilità di interferirne sul regolare funzionamento” e che sarebbe stato “espressione soggettiva della ‘ndrangheta” e costantemente disponibile a “raccordare gli interessi privati della criminalità con l’azione degli enti pubblici, per il perseguimento di interessi particolari delle famiglie criminali, e conseguente condizionamento dell’attività amministrativa”.

Il concorso tarocco e gli ulteriori dubbi
Sta di fatto che per quasi 20 anni il veterinario Domenico Macrì ha fatto il dirigente regionale, provinciale e poi di nuovo regionale. Quando è stato chiamato da Filippo Mancuso come Capo di Gabinetto era in servizio presso il Dipartimento “Territorio e Tutela dell’Ambiente”.
Durante la sua permanenza reggina (ancora in essere) è stato approvato l’11 agosto 2022 un avviso pubblico di mobilità esterna per il reclutamento di “n. 1 posto di Dirigente amministrativo – qualifica unica dirigenziale – a tempo pieno e indeterminato”.
A vincerlo è stato Macrì, con una commissione esaminatrice che ha fatto storcere il naso a più di un osservatore. Tra i componenti vi era Angela Labianca “dirigente amministrativo dell’Agenzia per il diritto allo studio universitario della Puglia” e figlia di Lillino Labianca, leader politico del movimento “Sud al centro” e indagata proprio perchè il suo concorso da dirigente, secondo la Procura di Bari, era stato truccato attraverso il falso sorteggio dei commissari. Proprio in “Sud al Centro” milita Sandrino Cataldo, in affari con l’ex assessore di Lamezia Terme Angelo Bilotta con il quale ha istituito a Bari l’agenzia interinale “Just Work!” proprio dove è presente la sede degli esami dell’Università Pegaso (la stessa Università con sede a Napoli in cui Macrì nel 2022 ha conseguito una laurea specialistica biennale in meno di un anno, nonostante ciò non fosse consentito dal regolamento dell’Università. Altro miracolo?).

Immagine che contiene persona, Viso umano, vestiti, libro

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Vittorio Elio Manduca

Sta di fatto che determinazione del 3 novembre 2023 la segretaria generale Maria Stefania Lauria ha revocato la determina che bandiva l’avviso per tutta una serie di illegittimità ravvisate nell’operato della commissione esaminatrice. Questo a seguito del ricorso dell’ex dirigente della Regione Calabria (oggi dell’Emilia-Romagna) Vittorio Elio Manduca.
Proprio Manduca nel suo ricorso osserva che la Regione Calabria non poteva disporre l’inquadramento di Domenico Macrì nei ruoli dirigenziali della Giunta della Regione Calabria. “tale inquadramento, così come il conseguenziale contratto individuale di lavoro e i successivi atti di gestione del rapporto, ivi incluso il conferimento degli incarichi dirigenziali e i trasferimenti da e verso altra amministrazione, risultano non solo palesemente illegittimi, ma radicalmente nulli per violazione di norme imperative di legge ai sensi e per gli effetti dell’art. 1418, comma 1, c.c.” scrive il dirigente.
Questo perchè “non è possibile per un dirigente del ruolo amministrativo essere trasferito ed inquadrato nel ruolo del dirigente veterinario, allo stesso modo un dirigente veterinario non può essere inquadrato nel ruolo dei dirigenti amministrativi, essendo in concreto le due qualifiche e professionalità tra loro distinte e infungibili. Del resto, se non è possibile per un Dirigente Veterinario essere in quadrato come Dirigente Sanitario o Dirigente Medico all’interno della medesima area di contrattazione”
Per Manduca, quindi, Macrì il dirigente regionale non l’avrebbe mai potuto fare. Sarà per non decidere sulle eccezioni fatte nel ricorso presentato che la superburocrate Lauria ha revocato l’avviso? Chissà.

Gratteri, Micuccio, non manca più nessuno
Negli anni accademici 2020/2021 e 2021/2022 Macrì, secondo il suo curriculum, è stato nominato cultore della materia all’Università di Catanzaro nell’ambito della “Scuola di Farmacia e Nutraceutica” nelle materie di Farmacologia, Filosofia Morale e Medicina Legale. I “dominus” della scuola sono l’ex Rettore Giovambattista De Sarro e il professor Vincenzo Mollace, condannato dalla Corte dei Conti nel 2022 a 490mila euro di danno erariale per consulenze e incarichi asseritamente “inappropriati”. Mollace è fratello del Giudice della Cassazione Francesco Mollace, già coinvolto in altro scandalo inerente i suoi rapporti con il pentito Luciano Lo Giudice, definito dal CSM “soggetto coinvolto in indagini per reati di criminalità organizzata anche condotte dallo stesso dott. Mollace”.
Senza contare che in medicina legale il docente di riferimento più importante è Santo Gratteri, fratello del Procuratore più amato dai direttori anonimi del network LaC.
Per concludere, lo zio omonimo di Domenico Macrì è “Micuccio” che è stato tra i più autorevoli esponenti nazionali della massoneria del Grande Oriente d’Italia, rivestendo anche le cariche di “grande ufficiale” e “gran cerimoniere”. Nel suo agriturismo a Città di Castello in Umbria ci andava anche Licio Gelli, per dire.
Su di lui Andrea Mantella, principale collaboratore di giustizia nell’ambito del processo Rinascita-Scott, il 27 aprile 2021, rispondendo in aula al PM Antonio De Bernardo, raccontò di essere stato in carcere con “Micuccio” a Cosenza nel 2012 e proprio lui gli propose di entrare “nella massoneria deviata e clandestina di Città di Castello, in Umbria, con il grado massonico di apprendista” e che in tale loggia massonica segreta vi facevano parte oltre al boss Luigi Mancuso anche l’avvocato Giancarlo Pittelli che con “Micuccio” “si chiamavano “fratelli”.
Insomma, la recente amicizia di Macrì-nipote con il “chiacchierato” consigliere regionale Francesco Afflitto, parente del defunto boss Giovanni Santoro di Cirò è solo l’ultima di tante situazioni ancora tutte da chiarire. Ci torneremo.

Immagine che contiene natale, interno, Babbo Natale, muro Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Sarà certamente un buon Natale per gli amici degli amici della politica. Sgherri, lacchè, politici locali, ex portaborse, portatori di voti, millantatori e persone dal curriculum “bizzarro” per una pubblica amministrazione.
Contratti Co.co.co., quindi, che diventano anche un Co.co.show se si pensa alla sfilza di baby-sitter, ballerine, benzinai, commesse e bagnini che vengono assunti dal Consiglio regionale della Calabria quasi fosse normale amministrazione, alla modica cifra di 1.406.024,22 euro l’anno (praticamente 45.355,62 euro al mese per 31 consiglieri) che gravano direttamente sul bilancio regionale.
Non è chiaro cosa gli assunti andranno a fare, non dovendo rendicontare alcunché, come non è chiaro se molti di loro effettivamente vadano fisicamente in Consiglio regionale.
In ogni caso, il 31 dicembre questi contratti andranno a scadenza e con l’anno nuovo son già stanziate nuove somme ma, in attesa del “turn-over”, il regalo di Natale a queste centinaia di amici degli amici della politica lo pagano… i calabresi.
Mancette e marchette, alle quali partecipano tutti compresi i rappresentanti degli ex movimenti anti-sistema (De Magistris, M5S) che hanno smesso di parlare di costi della politica proprio per non far (ulteriormente) ridere i polli. Ma vediamo i nomi e le cifre (da intendersi tutte al lordo delle imposte) di tutti i protagonisti.

Nel Pd ex portaborse “riciclati” (ma non solo)

Immagine che contiene Viso umano, persona, sopracciglio, Fronte

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Antonino Schinella

A fare incetta di “contrattini” è il Partito Democratico che in Calabria e, in particolare, in Consiglio Regionale non pare abbia cambiato minimamente rotta nonostante lo “sbrilluccicante” e “ggiovane” brand “Irto-Landia” che decanta una finta unione.
Alla fine i dem sono uniti sì, nello spendere e spandere. Tra i contrattualizzati troviamo l’ex candidata al consiglio comunale di Vibo Valentia nel 2019, Laura Arena che avrà 1538 euro. Rimanendo nel vibonese, il sindaco di Arena, Antonino Schinella, eletto con la lista “Insieme verso il futuro”, vedrà nel suo futuro 2556,94 euro.
1828,68 euro, invece, per l’ex candidato Pd di San Giovanni in Fiore, Aldo Orlando, mentre per la storica segretaria amministrativa della Pd provinciale di Cosenza (ex portaborse dell’ex consigliere regionale Carlo Guccione) Jlenia Concetta Sarsano, ci saranno 2394 euro. Un po’ meno, 2307 euro, per l’ex assessore comunale di Cetraro, Carmine Quercia.
Contrattini più lunghi (da agosto alla fine di questo mese) per la logopedista Roberta Pignolo (moglie del dipendente comunale di Crotone, Luca Curatola) alla quale vanno in tutto 5680 euro.
Al vice segretario del circolo Pd di Sant’Andrea dello Jonio, Daniele Samà, già consulente di vendita per la “Calabria Cosmetics s.r.l.”. andranno 5460 euro lordi, mentre al segretario del Pd di Serra San Bruno, Biagio Damiani, ben 6921 euro lordi.
Maxi contratto per l’ex portaborse di Nicola Irto, Girolamo De Maria, al quale vanno 17550 euro lordi. Ad un altro ex portaborse (componente della struttura del portavoce dell’allora Presidente del Consiglio regionale Irto) Rosario Frisina, vanno 5130 euro lordi. Per Antonio Vincenzo Leotta, ex capostruttura del consigliere regionale dem Mimmetto Battaglia e attuale assessore comunale di Reggio Calabria, “solo” 1140 euro.

Per la Lega auguri a te… e famiglia
Sono ben lontani i tempi in cui l’allora capogruppo della Lega in Consiglio regionale Clotilde (detta Tilde) Minasi si vantava sulla stampa di guidare un gruppo e un partito differente dagli altri, che puntava al merito e al risparmio sui costi della politica. Certo, oggi è tutto diverso e Clotilde (detta Tilde) non pare essere più interessata all’argomento. Tant’è che i contrattini fioccano.
In lista troviamo Giulia D’ambrosio, Tirocinante presso la “Ripartizione servizi alla persona del Comune di Bari” e consigliera del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari, nonchè figlia dell’ex consigliere comunale di Rende, Francesco D’Ambrosio, alla quale andranno 2394 euro.
Presente anche Erika Campana, già segretaria dello studio legale “Russo” di Crosia e… moglie di Francesco Russo, figlio del sindaco Antonio Russo di Crosia (già candidato regionale della Lega nel 2021 e già Co.co.co. lui stesso). Alla fortunata nuora vanno 2169,32 euro.
Cifra più alta (2713,2 euro) per Gaia Gemoli, figlia del responsabile regionale della comunicazione della Lega Calabria (ed ex Co.co.co. a sua volta) Franco Gemoli. Nel curriculum la figlia d’arte indica come esperienza lavorativa quella di “commessa di InEstasy Profumerie” e “addetta alla produzione Panino Genuino”.
Non solo “parenti di”. Al responsabile regionale del tesseramento della Lega, Agostino Grande andranno 2819,67 euro, mentre alla ex candidata regionale Francesca Borrelli 2599,67 euro lordi. Stessa cifra per Pietro Mario Buccieri che dal decreto dirigenziale 3650 del 7 aprile 2021 risultava dipendente regionale inserito nella struttura del consigliere regionale Pietro Molinaro.
Al segretario cittadino della Lega di Cotronei Gabriele Costantino, di professione vigilante, andranno 1675,67 euro, mentre all’imprenditore consigliere comunale di Sellia Marina Giuseppe Mercurio 1591,4 euro. All’assessore comunale di Cropani, Dario Mercurio vanno 1553,8 euro, stessa cifra all’ex benzinaio di Catanzaro Rosario Rotundo, mentre 2565 euro per l’operatrice di call center lametina Sabrina Stranges. 1523,33 euro vanno al referente della lega di Nocera Terinese Domenico Capriglione che come ultimo lavoro nel curriculum indica “addetto alla derattizzazione”.

Gli amici di Mattiani

Immagine che contiene testo, Viso umano, vestiti, persona

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Cristian Guerrisi

Il consigliere regionale Giuseppe Mattiani, eletto con Fi e da poco transitato con la Lega ha contrattualizzato alcuni amici. Tra questi il sindacalista Cisl di Stilo, Armando Lamberti, a cui vanno 1301,42 euro e il consigliere comunale di Palmi ed ex assessore al bilancio Carmelo Melara al quale vanno 2127 euro.
1356,97 euro, invece, per l’ex candidato consigliere di Palmi, Antonio Famà, per l’ex assessore comunale di Palmi Rocco Ferraro e per l’ex consigliere comunale di Gioia Tauro (e metalmeccanico) Cristian Guerrisi, figlio di Angelo Guerrisi detto Angelone, volto storico dell’Udc.
Piccola nota di colore: Cristian è cugino di Pasquale Guerrisi, uomo di fiducia del boss Antonio Piromalli. Ma, si sà, nella Lega Calabria questi dettagli sono solo canzonette.

Anche gli azzurri spendono e spandono

Immagine che contiene testo, vestiti, Viso umano, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Lorenzo Lombardo

Spazio anche per gli amici dell’assessore all’agricoltura (e consigliere regionale) Gianluca Gallo. All’ex presidente del consiglio comunale di Cassano Allo Ionio, Mario Guaragna, vanno 2280 euro, così come all’ex assessore comunale Giuseppe Pescia. 1929,2 euro all’imprenditrice Candida Tucci, mentre all’ex magazziniere e consigliere comunale di San Marco Argentano Cristian Tricanico 1092 euro.
Largo ai vibonesi: per lo studente della Lumsa Andrea Iorfida, figlio del recentemente (e tristemente) scomparso consigliere comunale di Vibo Lele Iorfida, andranno 2014 euro. Per l’ex consigliere comunale di Vibo, Filippo Lo Schiavo, sono pronti 1614,73 euro. La mediatrice interculturale Liliya Pochentyk, ex portaborse del capogruppo Fi Michele Comito e moglie del consigliere comunale di Vibo Valentia Lorenzo Lombardo, avrà 1710 euro.

Immagine che contiene vestiti, persona, Viso umano, sorriso

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Francesco Paletta con Occhiuto

Cifra più alta per l’ex candidato comunale Pietro Annetta al quale vanno 3925,53 euro. A Luigi Dattola, ex consigliere comunale e metropolitano di Reggio Calabria, vanno 4339,33 euro, mentre al candidato sindaco di Gioia Tauro, Raffaele D’Agostino vanno 4814,60.
Spazio ad un altro candidato: il consigliere comunale di Montalto Uffugo Mario Speranza, ora in corsa alle provinciali di Cosenza. Per lui 2706 euro.
Alla studentessa di sciente biologiche di Caraffa del Bianco, Iris Bartolo 2166 euro, mentre alla moglie dell’ex sindaco di Cirò Francesco PalettaMaria Blefari detta Marisa andranno 1522,45 euro.

La rivoluzione può attendere

Immagine che contiene testo, Viso umano, sorriso, donna

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Lucia Cittadino

Il pontificatore della politica vibonese e consigliere regionale del gruppo misto Antonio Lo Schiavo, tra una trama e l’altra per avere la presidenza della Commissione regionale di vigilanza ingraziandosi ora il Pd, ora Occhiuto, ora De Nisi, ha anche avuto tempo di far avere 3108 euro alla consigliera comunale di Lamezia Terme Lucia Alessandra Cittadino, ex collaboratrice del centro di Neurogenetica di Amalia Cecilia Bruni. Stessa cifra per l’avvocata ed ex pluri-candidata comunale pizzitana Caterina Varvaglione detta Marika.
“il nodo della spesa pubblica, dei privilegi e dei costi della politica vada affrontato con decisione, senza tentennamenti e senza far prevalere logiche corporative. È questo il nodo che va sciolto se la politica vuole recuperare credibilità e accorciare le distanze che la separano sempre di più dai bisogni della gente. E io intendo prendere un impegno, e, cioè, che tra le prime iniziative di legge di cui mi farò promotore ci sia una proposta di ridimensionamento dei costi del Consiglio regionale calabrese” diceva Lo Schiavo in campagna elettorale. Verba volant ma si sa, ora è Natale per tutti, alla faccia dei calabresi.

Immagine che contiene aria aperta, cielo, uomo, persona Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

 

Il posto di Procuratore Capo di Crotone risulta vacante dallo scorso 11 novembre. In attesa del successore a rimanere in carica è Giuseppe Capoccia, notoriamente vicino alle posizioni dell’Opus Dei e ad alcune personalità del Governo Meloni. Mediaticamente associato alle indagini sulla strage di Cutro e sull’assassinio del giovane Davide Ferrerio, scavando più a fondo qualche dubbio sul duplice mandato “capoccesco” nella Procura pitagorica e sulla sua “scarsa” conoscenza della città più povera d’Europa si pone.

Gli “amici politici” di Capoccia

Classe 1961, leccese, in magistratura dagli anni 90, vicino a “Magistratura Indipendente”, la corrente “moderata” delle toghe. Da Lecce “planò” a Crotone da fine 2015, ma nel curriculum vanta diverse esperienze (e amicizie) romane.
Difatti, Capoccia è legato da un’antica amicizia (almeno così si legge su IlFattoDiCalabria) con l’attuale sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e Segretario del Consiglio dei Ministri, nonchè delegato alla sicurezza della Repubblica (organo di direzione politica dell’intelligence italiana), Alfredo Mantovano, leccese come lui e già consigliere di Cassazione penale dal 2018 al 2022, notoriamente il “braccio destro” della attuale premier Giorgia Meloni fin da quando la medesima è diventata segretaria di Azione Giovani nel 2002.
Mantovano fu giudice penale a Lecce fino al 1996, quando divenne deputato di Alleanza Nazionale, mentre Capoccia fu sostituto procuratore a Lecce dal 1993.
Divisione delle carriere, ma non dell’amicizia. Il Governo Berlusconi portò buone nuove ai due magistrati leccesi: Mantovano fu sottosegretario all’Interno del Governo Berlusconi II, mentre Capoccia divenne direttore dell’Ufficio Studi per le Relazioni Internazionali del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Dal 2009 all’aprile 2010, durante il Governo Berlusconi IV, Capoccia è stato vice capo dell’Ufficio legislativo del Ministro della Gioventù a guida Giorgia Meloni, proprio mentre l’amico Mantovano era tornato ad essere sottosegretario all’Interno. Insomma, i buoni uffici politici romani sono risalenti e ben chiari, anche se non mancano contatti amicali in sede locale di area dem (come l’ex commissario dell’Azienda sanitaria ed esponente del Pd pitagorico Sergio Arena, ma questa è un’altra storia).

Nel cuore l’Opus Dei e Ratzinger
Una piccola nota di colore riguarda la posizione radicalconservatrice del “quasi non più” Procuratore Capo di Crotone nei riguardi della Chiesa Cattolica (in chiave, sostanzialmente, anti-Bergoglio).
Immagine che contiene persona, vestiti, libro, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Difatti, oltre ad essere vicino all’Opus Dei (prelatura su cui è caduta la scure del Papa progressista lo scorso agosto), Capoccia è stato uno dei promotori dell’Associazione “Luigi Pappacoda” di Lecce, nota per proporre la diffusione nelle diocesi pugliesi della Messa in rito antico e con principale obiettivo quello dell’assistenza a quei sacerdoti e quelle comunità di fedeli che intendessero celebrare e partecipare a quella particolare forma liturgica risalente al Concilio di Trento (poco prima di quando le donne per i cattolici non avevano l’anima, per intenderci come arco temporale).
L’associazione è stata anche definita un “gruppo stabile per l’applicazione del Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI”, la lettera apostolica di Ratzinger sulla celebrazione della citata messa con rito antico, in vigore fino al provvedimento “Traditionis custodes” di Bergoglio del 2021.
L’amico di Capoccia, il già citato sottosegretario Alfredo Mantovano, invece, dal 2015 al 2022 è stato presidente della sezione italiana di “Aiuto alla Chiesa che soffre”, divenuta “fondazione di diritto pontificio” proprio grazie a Ratzinger. Lo stesso Mantovano ha militato fin dal 1976 in Alleanza Cattolica, associazione cattolica ipertradizionalista.
Oltre la politica, quindi, anche la fede accomuna il duo leccese Mantovano/Capoccia, solo che il politico fa il politico, mentre l’altro fa il Procuratore ed è arrivato, proprio l’anno scorso, ad iscrivere nel registro degli indagati per “offesa a una confessione religiosa” (con tanto di nota stampa a corredo) un prete lombardo che aveva celebrato messa nel mare di Crotone su un materassino gonfiabile insieme ad un gruppo di ragazzi. Un’azione investigativa-mediatica, quella del Procuratore, in effetti, forse un po’ too much.

8 anni in una “città tranquilla”
Nel saluto di insediamento a Crotone, il 10 novembre 2015, Capoccia dichiarò: “Io fino ad ora ho fatto il pubblico ministero, l’ho fatto per 25 anni. Di Procuratore so di non sapere ma ho imparato in questi anni che insieme si vince; il mio compiuto sarà discreto, riservato”.
E se taluni osservatori, come il giornalista Vito Barresi (attuale auto-candidato sindaco di Crotone) nel 2019 parlava di “rivoluzione gentile” nella Procura di Crotone, lo stesso Capoccia nel medesimo anno offriva a Gazzetta del Mezzogiorno una intervista, a firma Linda Cappello, che fa pensare (ma anche storcere un po’ il naso).
In quell’intervista al Procuratore capo di Crotone viene chiesto come la società civile secondo lui viveva il fatto che la Calabria, culla della ‘ndrangheta, ha un’alta densità criminale. La risposta è stata: “In realtà la città di Crotone, a differenza del resto della provincia, è molto tranquilla. Ad esempio, la notte una ragazza può tranquillamente passeggiare sul lungomare senza correre rischi. Gli episodi violenti si possono equiparare a quelli che accadono in una qualsiasi altra cittadina di provincia del Sud” aggiungendo “Crotone non ha gravi problemi di illegalità, piuttosto c’è una grande trascuratezza. Certamente la struttura della società è più povera, così come la pubblica amministrazione”.
E pensare che in quello stesso periodo era già in corso l’indagine della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri che ha portato all’operazione “Glicine-Acheronte” che ha al centro la cosca Megna della frazione di Crotone Papanice. Una locale di ‘ndrangheta che aveva rapporti continui con la pubblica amministrazione. Una P.A., secondo Gratteri, “asservita alla ‘ndrangheta almeno per un periodo che va dal 2014 al 2020” e una locale mafiosa che aveva “rapporti diretti con la politica regionale”. Strano che Capoccia non se ne sia accorto.
Difatti, a Crotone la Dda ravvisava e ravvisa: “Una sequela indeterminata di reati, funzionali ad accrescere il peso specifico elettorale attraverso incarichi fiduciari, nomine e assunzioni, di matrice esclusivamente clientelare, in enti pubblici, nella prospettiva di ottenere il voto, nonché’ affidando appalti anche a imprese i cui titolari avrebbero assicurato l’appoggio elettorale”. Senza contare il ravvisato condizionamento dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, ad oggi, inspiegabilmente, non commissariata per mafia.
In effetti la definizione di Crotone “città tranquilla” di Capoccia nel 2019 ricorda per certi versi quella offerta in dote alla stampa nel 2008 dall’ex “reuccio” della politica pitagorica Enzo Sculco (al centro dell’inchiesta Glicine e oggi agli arresti domiciliari) secondo cui: “La ‘ndrangheta a Crotone non ha know how. È un fenomeno letterario”. Eppure basterebbe chiedere a qualsiasi crotonese fuori dai salotti buoni della borghesia masso-mafiosa pitagorica per saper distinguere la tranquillità dall’oppressione, ma tant’è.

Non vedo, non sento, non indago
Il Consiglio Superiore della Magistratura, pur confermando Capoccia per il quadriennio 2019-2023 nel dicembre 2022 (dopo assoluzione del magistrato in sede penale e disciplinare) si ritrova nuovamente a parlare della nota vicenda “Stadio” che ha riguardato il citato Procuratore capo.
Il momento genetico del procedimento disciplinare riguardava un fatto specifico: nel giugno del 2018 Capoccia riceveva presso il proprio ufficio (in orario di apertura al pubblico e previo appuntamento ufficiale) Giovanni Vrenna, Presidente del Crotone Crotone calcio, il suo avvocato e suo cognato.  Oggetto del colloquio, si legge agli atti del CSM, erano le gravi difficoltà della squadra locale nell’iscriversi al campionato di calcio dell’anno successivo in assenza di certezza sulla utilizzabilità dello Stadio Comunale. Il colloquio veniva captato perché Vrenna, senza che Capoccia ne avesse cognizione, era indagato per associazione mafiosa dalla Dda di Catanzaro.

Immagine che contiene persona, paramento sacro, vestiti, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Pietro Curzio con Sergio Mattarella

Sul punto “tranchant” fu l’allora primo presidente della Cassazione Pietro Curzio che dichiarò durante la seduta del CSM: “i comportamenti del dott. Capoccia, che sono stati definiti unanimemente leggeri o inopportuni, siano indice del fatto che quel magistrato non conosce la sua professione, fra i cui compiti non rientrano le attività poste in essere nella vicenda dello stadio della città di cui era Procuratore, a maggior ragione in un territorio difficile come quello calabrese”.
E pensare che il citato patron del Crotone Calcio, Gianni Vrenna è ora indagato nell’ambito dell’inchiesta “Glicine” della Dda di Catanzaro. “mi preme sottolineare che non ci vengono contestati, neanche provvisoriamente, reati riconducibili alla criminalità organizzata” chiarì poi Vrenna dicendo, nella sostanza, che gli vengono contestati reati ordinari. Reati che Capoccia avrebbe dovuto, perlomeno, subodorare, vivendo direttamente il tessuto crotonese. In più, il fratello di Gianni, Raffaele, anch’esso indagato in Glicine, ha una moglie, Patrizia Comito, che almeno fino al gennaio 2022 risultava pubblicamente essere funzionario giudiziario proprio alla Procura di Crotone.

Immagine che contiene testo, vestiti, arredo, persona

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Francesco Afflitto

Chiuso un capitolo al Csm se ne è aperto recentemente un altro a carico di Capoccia, concerne l’affossamento di talune indagini su alcuni dei profili penali del “caso” Afflitto, ossia l’utilizzo dell’Azienda sanitaria come “cosa” privata a favore del Consigliere regionale parente del defunto boss di Cirò Giovanni Santoro. Il fascicolo disciplinare è stato aperto e non basterà certo qualche superficiale ordinanza di Gip ad alleggerire il quadro. C’è molto altro. Anche qui, una parente di ben due portaborse di Francesco Afflitto, Battistina Mingrone, risulta essere (sul sito web della Procura) l’assistente del quasi ex Procuratore Capo pitagorico. Un caso? Si spera.
Immagine che contiene testo, Viso umano, uomo, vestiti

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Una sequela di sviste. Se si considera che lo stesso Capoccia compariva nella locandina di un evento previsto per giugno (poi non tenutosi) sui beni confiscati promosso dal Comune di Melissa alla presenza del Sindaco, Raffaele Falbo, all’epoca già indagato per concussione aggravata dal metodo mafioso. L’evento sarebbe dovuto essere introdotto dalla sorella di Enzo Sculco, Maria Carmela, assessora e indagata anch’essa dalla Dda. Proprio qualche settimana fa a Melissa è arrivata la commissione d’accesso antimafia.
Perché Capoccia diede la sua disponibilità a presenziare in quel bell’ambientino? Perché ha mantenuto come assistente una parente dei portaborse di Afflitto e non ha fatto mezza indagine? Le domande che ancora aleggiano sono tante e tali che ci ritorneremo, ma sta di fatto che dopo 8 anni di “capocciate” dalla Procura di Crotone serve meno politica e più indagini.

Immagine che contiene Viso umano, uomo, vestiti, muro Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Lo abbiamo già detto, le elezioni comunali nella città di Vibo Valentia saranno uno “stress test” importante per l’intera politica regionale. Gli equilibri vengono scompaginati, le alleanze (e le amicizie) sono pronte a scoppiare come petardi e vendette personali sono pronte ad essere servite; in primis, quella nei confronti del coordinatore regionale di Forza Italia e presidente della commissione bilancio della Camera dei Deputati, Giuseppe Mangialavori.
È ovvio che se Mangialavori dovesse perdere le elezioni nella “sua” città, il collega deputato azzurro (e rivale interno di sempre) Ciccio Profumo, in arte Francesco Cannizzaro (o il contrario?) sarebbe pronto a scalzarlo nel ruolo di coordinatore, col placet di Roberto Occhiuto.
A sinistra? La disgregazione totale del fronte progressista vibonese “stride” con l’unione regionale (di intenti) dei consiglieri regionali di Pd, M5S e “loschiavi” vari.
Tra i due litiganti, a godere di ottima salute a Vibo Valentia è il Terzo Polo che, nonostante il flop alle politiche del 2022 (4,5% con poco più di 550 voti in città), sembra essere diventato il “refugium peccatorum” degli scontenti delle coalizioni tradizionali e potrebbe vincere le elezioni.
In questo periodo in cui in molti a Vibo Valentia millantano forza e liste elettorali solo per dare un senso al proprio pennacchio politico, le personalità “gestorie” del Terzo Polo non sono certo notorie mezze calzette del consenso, però non mancano contraddizioni e … problemini.

Azione e la macchina del Fango(poli)
Immagine che contiene vestiti, uomo, aria aperta, persona

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Nel consiglio comunale di Vibo Valentia il gruppo di Azione è costituito dall’ex candidato sindaco di centrosinistra nel 2019 (e anti-Maria Limardo per eccellenza), nonchè ex presidente del consiglio comunale Stefano Luciano e dall’ex assessore all’ambiente della Giunta di centrodestra di Elio Costa, Giuseppe Russo. Entrambi hanno fatto le montagne russe tra partiti e schieramenti. Luciano da candidato civico è transitato nel Pd e si era avvicinato all’area di Andrea Orlando (una delle fazioni di sinistra del Pd), mentre Russo si era avvicinato prima a Forza Italia e poi a Coraggio Italia.
Immagine che contiene testo, persona, vestiti, Viso umano

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Oltre a loro in Azione troviamo l’ex candidato regionale del M5S, Giuseppe Tropeano detto Pino, attuale responsabile organizzativo dei calendiani, l’ex vicesindaco di Filandari Franco Fusca (il cui genero è il consigliere comunale Anthony Lo Bianco, dato in avvicinamento al M5S) e l’ex candidato comunale del 2019 Maurizio Mazzotta.
Tra le “big”, due ex consigliere comunali, la collega di studio legale di Luciano e segretaria cittadina dei calendiani, Claudia Gioia e la turbo-animalista, Samantha Mercadante, personalità di indiscusso pregio in città.

Immagine che contiene vestiti, Viso umano, uomo, persona

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Russo, Luciano e Gioia

Meno pregevole è la situazione in cui versa il loro capogruppo Peppe Russo che risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Catanzaro denominata “Fangopoli” avente ad oggetto alcune presunte condotte illecite nel campo dello smaltimento dei fanghi. Nei confronti del calendiano il gip di Catanzaro, lo scorso giugno, aveva disposto la misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare attività professionali. Nei confronti di Russo, all’epoca direttore tecnico dell’azienda G&D Ecologica di Lamezia Terme, la Procura (e il Gip) sostengono che vi sia stato un accordo alla base “ossia la disponibilità di una qualifica in cambio di uno stipendio” e ciò “lo rende concorrente a tutti gli effetti nel traffico illecito”. Non proprio uno slogan per il santino elettorale, diciamo.

Pitaro, i garantisti col culo degli altri e “Cella futura”
Non è un mistero che il leader della compagina “Città futura” ed ex consigliere regionale di centrodestra, l’avvocato Vito Pitaro, sia una delle figure centrali in vista della prossima partita comunale a Vibo Valentia. Forte del sostegno popolare e di una folta truppa di consiglieri uscenti con buone chances di rielezione, è da tempo sulla bocca di osservatori, avversari politici e … Procura.
Non è un mistero che il nome di Pitaro compaia più volte nelle carte dell’inchiesta Maestrale-Carthago della Dda di Catanzaro (e in altre più risalenti). Nel provvedimento di fermo di Maestrale datato 8 maggio 2023 e firmato anche da Nicola Gratteri si legge, in riferimento a Vito Pitaro: “soggetto (…) i cui contatti con esponenti politici vibonesi e con esponenti della criminalità organizzata hanno assicurato allo stesso un sostegno elettorale fino a farlo giungere ad essere eletto quale Consigliere Regionale della Regione Calabria” (pag. 804) e “avvocato e politico, la cui figura rappresenta il trait d’union delle varie consorterie del terriorio” (pag. 1907).
Due piccoli particolari. Il primo è che, nonostante queste pesanti considerazioni, ad oggi l’ex consigliere regionale non risulta indagato. Certo è che più di un sedicente garantista (col culo degli altri) augura a “Città Futura” di diventare “Cella Futura”, forse per invidia politica, forse per trarne chissà quale convenienza (o per non averla tratta).
Immagine che contiene testo, Viso umano, sorriso, vestiti

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto. Il secondo è che la “Città Futura” di Vito Pitaro nel 2019 ha ottenuto il 13,31% e ben 5 consiglieri comunali ed ha un peso rilevante. Tra le sue file annovera giovani ragazzi di indubbia moralità come il pupillo politico dell’ex assessore comunale Gaetano Pacenza, Danilo Tucci (cugino del deputato del M5S Riccardo Tucci, ma con più esperienza politica), il consigliere Gerardo Termini e l’ex portaborse di Pitaro e avvocato Giuseppe Cutrullà (sul quale torneremo). Sta di fatto che augurare il flop politico (o, peggio, le manette, come serpeggiano le malelingue vibonesi) a dei giovani ragazzi non indagati in niente è, quantomeno, di cattivo gusto umano.

Immagine che contiene testo, Viso umano, Portavoce, Discorso

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Francesco De Nisi

A livello di estetica della politica, però, c’è da rilevare che se da un lato la Procura di Catanzaro ci va giù duro (a livello narrativo) su Vito Pitaro, l’altro “big” del Terzo Polo, alleato di Pitaro alle imminenti comunali, il consigliere regionale di Azione, Francesco De Nisi, alla stessa Procura ha chiesto “tutela e vigilanza” sulla sua persona a seguito di denunce contro la ‘ndrangheta.
“De Nisi denuncia di essere oggi un duplice bersaglio: da una parte di minacce esplicite all’incolumità della sua persona, dall’altra parte di calunnie, che, ancorché prive di riscontro, ne compromettono la reputazione” scrive il senatore Marco Lombardo di Azione nell’interrogazione parlamentare presentata due settimane fa. Da rilevare, inoltre, che De Nisi da segretario regionale di Azione farà una propria lista alle comunali con un simbolo diverso da quello del suo partito, in mano saldamente a Luciano. Tra i “denisiani” si annovera l’ex consigliere del sottosegretario al sud Dalila Nesci, Giuseppe Policaro.

La “quarta gamba” centrista
Sigle e siglette di ogni tipo si susseguono con relativi faccioni su vari comunicati stampa. Sta di fatto che difficilmente movimenti e partitini riusciranno ad avere una propria lista ciascuno.
Il medico Franco Arena, già candidato regionale con la lista “Oliverio Presidente” nel 2021 (e 884 preferenze ottenute), segretario provinciale di “Italia del Meridione” nonchè padre della consigliera comunale del gruppo misto Azzurra Arena (mai vista in consiglio), ha annunciato una propria lista, ma non ci crede nessuno. Così come in attesa di eventi è l’Udc del commissario provinciale Salvatore Bulzomì e gli “alemanniani” dell’ex senatore Franco Bevilacqua ed Elio Costa.
Discorso diverso per “Noi Moderati” il cui commissario regionale Antonello Talerico ha la ghiotta occasione di contribuire a “fare le scarpe” a Giuseppe Mangialavori e difficilmente se la farà scappare non presentando una propria lista (sarebbe un segnale di estrema debolezza). Ai nastri di partenza per la ricandidatura è, quindi, la “noimoderata” Maria Rosaria Nesci, già candidata alle comunali 2019 e alle regionali del 2021 (con oltre 1500 preferenze personali, di cui oltre 450 solo in città).

“Lady Default” rimane nel Pd

Immagine che contiene Viso umano, vestiti, persona, uomo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Laura Pugliese con Nicola Irto

La vicesegretaria provinciale del Pd vibonese e consigliera comunale Laura Pugliese, vicina all’area del consigliere regionale Ernesto Alecci, era data dalle malelingue come in avvicinamento al Terzo Polo (si dice, non contenta della presenza nell’ipotetica lista dell’ex consigliera Maria Fiorillo).
La Pugliese ha smentito con fermezza (perchè sgamata?) di aver bussato ad altri schieramenti e ne va preso atto. Ma sarebbe convenuto al Terzo Polo imbarcarsi “Lady Default”?
Va ricordato che durante il suo mandato assessora al bilancio della Giunta Costa (dal luglio 2017 al maggio 2018) il comune di Vibo Valentia ha rischiato il secondo dissesto finanziario.
Sul default dell’ente, il sindaco Costa nel 2018 ha accusato proprio la sua ex assessora di aver spinto affinché venisse dichiarato. La Pugliese, dal canto suo, aveva dichiarato di non saperne nulla ma la super-dirigente Adriana Teti rispose: “non poteva essere all’oscuro. Se lei avesse seguito la storia di questo Comune non poteva non sapere”. Insomma, la questione contabile sarà certamente il perno del dibattito elettorale, tanto da creare imbarazzo al M5S il cui capogruppo Domenico Santoro è padre di Claudia “bell’ ‘e papà”, dirigente comunale proprio di quel settore. Ma anche per il Pd (per la fortuna del Terzo Polo) non mancheranno sul punto gli imbarazzi. Ne riparleremo.

Da quando è stato (nuovamente) sciolto per infiltrazioni mafiose il Comune di Tropea (con D.P.R. del 24 aprile 2024), il sindaco “commissariato” Giovanni Macrì, detto Nino, ha iniziato una battaglia giudiziaria e mediatica, contro lo scioglimento stesso, ma anche contro la norma sugli scioglimenti dei Comuni (ritenuta a più riprese dalla Corte Costituzionale perfettamente in linea con Costituzione) ma paragonata dall’ex primo cittadino, addirittura, alle norme dell’Iran degli Ayatollah.
«Sono stato un presidio di legalità» ama ripetere l’ex astro nascente di Forza Italia, partito che lo ha visto nel ruolo di commissario cittadino e vice coordinatore provinciale in quel di Vibo Valentia.
Di diverso avviso, invece la commissione di accesso agli atti. Nella relazione che ha portato allo scioglimento, firmata dall’ex prefetto di Vibo, Paolo Giovanni Grieco, si legge infatti che nel Comune di Tropea vi era: “un’intricata rete di rapporti parentali e di assidue frequentazioni tra questi ultimi, componenti dell’apparato burocratico ed esponenti delle locali consorterie, e questo ha condizionato l’attività amministrativa in favore di ambienti controindicati“.  Si legge, inoltre, che in riferimento al sindaco Macrì e altri componenti della giunta: “sono posti in rilievo gli stretti legami per rapporti parentali e/o assidue frequentazioni intercorrenti con esponenti della locale criminalità organizzata, interessati anche da reati associativi“. Insomma, due versioni totalmente antitetiche.

© 2025 Alessia Bausone. Tutti i diritti riservati