Terzo polo bipolare: le giravolte di Azione e Iv

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«Coi grillini mai!», proclamano Renzi e Calenda, in procinto di fondersi in un partito unico. In Calabria le cose sono all’opposto: governano col M5S a Catanzaro, ne ospitano ex un po’ ovunque. E Magorno fa la corte a Occhiuto..

17 gennaio 2023

Lo chiamavano “Terzo polo”, la compagine nata dalla federazione del partito di Matteo Renzi con quello di Carlo Calenda. E se qualche giorno ad un convegno di Renew Europe il primo ha annunciato che non vi è alternativa al “partito unico”, il secondo ne ha tracciato l’orizzonte: entro primavera per un manifesto comune e a settembre una costituente del contenitore liberaldemocratico italiano, con la postilla: «Se incominciamo a fare a chi più è liberale, i liberali rimangono un circolo di sfigati che fanno training autogeno tra di loro. Il circolo più è esclusivo meno persone ci sono dentro».

Insomma, al solito, l’ex europarlamentare del Pd e oggi senatore del Terzo Polo non le manda a dire, così come è chiaro nel rapporto tra la sua forza politica ed il M5S.

«Lo dico agli amici del Pd, c’è solo un modo per gestire i 5 Stelle: cancellarli!» twettava Calenda lo scorso luglio, «Penso che il M5s dovrebbe sparire» affermava ad agosto, mentre lo scorso mese, alla domanda se andrebbe al governo con il M5S, ha risposto: «Manco morto».

Un dis-amore politico corrisposto, dato che il presidente del M5S Giuseppe Conte, giusto qualche giorno fa ha dichiarato: «Dico al Pd che il M5S non starà mai con Renzi e Calenda».

Le giravolte calendiane a Catanzaro

Insomma, quello dettato da Calenda pareva un percorso lineare, che è stato ribadito anche sui territori, tant’è che lo scorso marzo, giunse a Catanzaro annunciando: «Ci sarà anche una lista di Azione nella competizione elettorale per le amministrative di Catanzaro di tarda primavera (…) Siamo pronti a dialogare con tutti salvo che con l’estrema destra e il Movimento Cinque Stelle (…) non ci alleamo con i 5 stelle e con la destra estrema perchè è contrario ai nostri valori e ai nostri principi. Non lo facciamo a livello nazionale, non lo faremo a livello locale».

Pochi mesi dopo alle amministrative del capoluogo non vi fu traccia della lista di Azione, ma venne eletto consigliere comunale il segretario provinciale Raffaele Serò, con la lista “Io scelgo Catanzaro” della coalizione civica di Antonello Talerico, quest’ultimo poi approdato, invece, in “Noi con l’Italia” di Maurizio Lupi. Entrambi sostengono la maggioranza di Nicola Fiorita (esprimento anche un assessore in Giunta, Antonio Borelli), così colorita e variegata da contemplare anche il M5S, con buona pace dei “niet” di Calenda.

Il caos in consiglio comunale

Non è l’unico grattacapo per Azione nel capoluogo, patria del trasformismo politico e della liquidità (se non liquefazione) dei partiti.

Dopo le amministrative di Catanzaro del giugno scorso il candidato sostenuto dalla Lega e da Forza Italia (e al ballottaggio anche da Fdi), Valerio Donato, già dirigente cittadino del Partito Democratico,fresco di scoppola elettorale ha aderito ad Azione nel mese di agosto, specificando di aver avuto una lunga interlocuzione: «con i dirigenti nazionali e regionali di Azione».

A dicembre, unitamente ai consiglieri comunali Gianni Parisi e Stefano Veraldi hanno annunciato la costituzione del gruppo consiliare “Azione-Italia Viva-Renew Europe” con Donato indicato come capogruppo.

Piccolo particolare: il collega consigliere-segretario provinciale di Azione, Serò (loro competitor elettorale fino a pochi mesi prima), non venne nemmeno avvertito, tant’è che sbottò: «Nella mia veste di coordinatore provinciale di Azione con Calenda comunico che alcun gruppo di Azione è stato costituito in Consiglio comunale da parte di terzi. Pertanto, non si comprende l’iniziativa dei consiglieri Valerio Donato, Giovanni Parisi e Stefano Veraldi autori di una nota stampa con la quale danno atto di avere costituito il gruppo di Azione, addirittura estromettendo il sottoscritto e senza consultare lo scrivente». Risultato: nell’ultimo consiglio comunale Donato (che nelle more si è anche auto-candidato come membro del Csm) e i suoi han comunicato che non ci sarebbe stata la costituzione del gruppo di Azione. Insomma, un gran caos, acuito dai continui puntellamenti stampa dell’ex esponente Udc, Vincenzo Speziali, vicino al terzo polo, per cui il “fascicolo Catanzaro” andrà certamente preso in carico. Non pervenuta politicamente e numericamente Italia Viva, con il coordinatore cittadino Francesco Viapiana che alle amministrative ottenne, nella lista “Riformisti-Avanti!” poco più di cento voti.

A Vibo Valentia asse Azione-Iv-M5S

Se la maggioranza variegata a Catanzaro farà storcere il naso a Calenda e disinteressare Renzi, figuriamoci il rassemblement vibonese. Alle imminenti elezioni provinciali il candidato sarà il segretario provinciale di Italia Viva, Giuseppe Condello (sindaco di San Nicola da Crissa), sostenuto anche da Azione, che vede come leader locale l’ex candidato a sindaco del Pd e oggi consigliere comunale, Stefano Luciano (membro anche della segreteria regionale di azione).

Luciano nell’assise vibonese ha costituito il gruppo “Al centro” unitamente ai consiglieri comunali Pietro Comito, vicino al consigliere regionale di Coraggio Italia, Francesco De Nisi e a Giuseppe Russo, ex Pd ed ex Fi.

A sostenere Condello ci saranno oltre il Pd (con critiche al segretario provinciale Giovanni Di Bartolo e canoniche spaccature) anche il M5S, che a Vibo esprime due consiglieri: Silvio Pisani e l’ex candidato sindaco e candidato regionale Domenico Santoro, politicamente silente dopo l’ultima disfatta elettorale.

La lieson tra Azione e il M5S nel vibonese è risalente, dato che l’attuale responsabile organizzativo dei calendiani è Pino Tropeano, candidato regionale dei grillini nel non lontano 2020.

Renziani senza bussola

Una nota di colore: nel 2021 il segretario provinciale di Italia Viva, Giuseppe Condello, sfidò alle regionali, da candidato del Psi, il segretario provinciale di Iv a Catanzaro, Francesco Mauro, candidato con Forza Azzurri.

Già, perchè il coordinatore regionale di Italia Viva, l’ex senatore Ernesto Magorno, prima dichiarò di aver sostenuto Jole Santelli e, quindi, il centrodestra nel 2020 e poi si lanciò a favore della causa occhiutiana.  «pronto a essere candidato a presidente della provincia di Cosenza. Data la mia disponibilità al presidente Occhiuto» dichiarò a fine 2021, mentre l’anno successivo incontrò il presidente della regione unitamente al presidente di Italia Viva, Ettore Rosato «per confermare il sostegno di #ItaliaViva all’azione del governo», dichiararono. Qualche mese fa, nuovamente, Magorno aggiunse: «Italia Viva è il primo partito a essere stato ricevuto da quando è iniziata questa consiliatura regionale, un dato non da poco che ci pone come validi interlocutori della Giunta regionale».

Insomma, l’Italia Viva di Magorno è (al pari del capogruppo regionale del M5S, Davide Tavernise) il maggiore spot politico permanente della giunta Occhiuto.

Di diverso avviso l’ex parlamentare grillina Federica Dieni che giusto l’altro giorno, in riferimento alla pista di pattinaggio a Milano voluta da Fausto Orsomarso, ha dichiarato: «Ma c’è una voce di opposizione in consiglio regionale? Qualcuno che presenti un’interrogazione sulla opportunità di questa scelta? Ecco, se c’è batta un colpo». La Dieni non è la prima volta che lancia stoccate alla giunta e a Roberto Occhiuto, come quando gli disse «Occuparsi del territorio non è una concessione», non proprio in linea con i dettami magorniani.

Gli strascichi delle politiche

Alle elezioni politiche dello scorso settembre il terzo polo si è fermato in Calabria al 4% non eleggendo nessun parlamentare. I capilista alla Camera erano Maria Elena Boschi e a seguire il coordinatore regionale Ernesto Magorno. Già con il deposito delle liste ci fu una polemica nata proprio dall’establishment vibonese che, sentendo odore di disfatta, mise le mani avanti: «ci è stato spiegato che l’accordo nazionale prevedeva postazioni utili in Calabria solo per il partito Italia Viva di Renzi e pertanto non abbiamo potuto fare altro se non accettare con serenità quanto deciso rinnovando l’impegno a favore del nostro territorio con la determinazione di sempre ad ascoltare e tentare di risolvere in numerosi problemi dei cittadini vibonesi. Siamo però con i piedi per terra e dunque affronteremo questa tornata elettorale tentando di guardare oltre il 25 di settembre nella consapevolezza che oggi, gli amici di Italia Viva hanno una maggiore responsabilità sul risultato elettorale posto che hanno avuto il grande privilegio di essere favoriti da un accordo elettorale nazionale che ha penalizzato in Calabria il partito di Azione, riducendone al minimo l’agibilità anche in termini di richiesta del voto». Insomma, si salvi chi può.

E se a Crotone l’ormai ex consigliera comunale di Italia Viva, Giada Vrenna è stata sfiduciata dal coordinatore cittadino Ugo Pugliese, non va meglio nel reggino. Il sindaco f.f. di Reggio Calabria, Paolo Brunetti, risulta in quota Italia Viva, mentre quello metropolitano, Carmelo Versace è di Azione. «Brunetti e Versace sono i più capaci, è stata effettuata una scelta saggia. Da parte mia, sarei onorata e orgogliosa di rappresentare la Calabria» disse la Boschi in campagna elettorale. Invece, nessuno slancio in termini di percentuale è venuto dal reggino, con perfidi detrattori che sussurrano: «i due sindaci hanno sostenuto il Pd» . Insomma, terzo polo, che pasticcio!.

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