Amministrative Catanzaro. Salvini, la paura del flop e il simbolo nascosto per virare a sinistra

Amministrative Catanzaro. Salvini, la paura del flop e il simbolo nascosto per virare a sinistra

31 marzo 2022

Proprio ieri, il leader della Lega, Matteo Salvini, si è detto particolarmente fiducioso per la crescita della Lega in Calabria. Un mantra che ama ripetere in ogni occasione possibile.

Bisogna dirlo, a differenza di molti altri leader, Salvini in Calabria ci mette la faccia: incontra militanti e dirigenti, tenta di dirimere le (numerose) beghe interne, ha chiuso l’ultima campagna elettorale regionale proprio il giorno prima del silenzio elettorale proprio in Calabria.

Insomma, Salvini alla Regione che lo ha eletto senatore (salvo poi venire scalzato successivamente in Giunta per le elezioni dalla forzista Fulvia Caligiuri) ci tiene e non poco. Peccato, però, che l’elettorato abbia cominciato a non contraccambiare.

Un sindaco leghista? Reggio ha detto no

Nel settembre 2020, quando il vento leghista ancora spirava forte, Matteo Salvini tentò il “colpaccio”: piazzare un sindaco leghista Sindaco a Reggio Calabria. Si scelse il tecnico d’area di origine reggina, con un forte legame con la Liguria del leghista Edoardo Rixi, fedelissimo dello stesso Salvini: Antonino Minicuci.

Il rientro dei mugugni del deputato Francesco Cannizzaro che bramava per gli azzurri la sindacatura del post-Falcomatà non sono bastati per vincere. La Lega ottenne il 4,69% con 4.299 voti e un solo consigliere, a fronte dei 3 di Forza Italia con l’11,1% e dei due di Fdi con il 7,1%.

Insomma, il traino non c’è stato e quel «ragazzino Falcomatà» pronunciato in diretta tv da Minicuci, ne fu il requiem politico-elettorale che mise nel cassetto i sogni e le ambizioni di espansione leghista nei territori calabresi, dovendosi accontentare di aver conquistato “solo” la Taurianova di Spirlì.

Il deserto di Crotone…

A Crotone e a Cosenza si può chiaramente parlare di flop. Nella città pitagorica alle regionali del gennaio 2020 la Lega ottenne oltre 3000 voti e il 14,5% dei voti, mentre alle comunali di settembre dello stesso anno 1163 voti e il 3,6%, conquistando un solo seggio (con Marisa Luana Cavallo) grazie all’ex segretario provinciale Giancarlo Cerrelli, poi uscito, unitamente alla consigliera eletta, dalla Lega in polemica con le scelte dei vertici che hanno visto dare sempre più centralità al commissario della Sorical, Cataldo Calabretta, divenuto poi commissario anche della Lega per la Provincia di Crotone.

Le scelte politiche di Calabretta non furono elettoralmente lusinghiere, avendo puntato le sue “fiches” sull’avvocata Pina Scigliano, moglie dell’ex sindaco di Cirò Mario Caruso. La Scigliano ottenne poco più di 1400 voti, ma a Cirò Marina non raggiunse le 400 preferenze, facendosi superare dalla forzista Valeria Fedele che ne ottenne 561 (senza aver messo piede in paese).

Insomma, la Lega non cresce e perde pezzi a favore degli azzurri. Anche l’editore Salvatore Gaetano, big leghista nel 2020, si è poi candidato con gli azzurri l’anno successivo, divenendo consulente di Roberto Occhiuto per la comunicazione strategica del territorio.

…e il voto “disgiunto” di Cosenza

Alle comunali di Cosenza, invece, la Lega ha ottenuto un misero 2,8% e 946 voti non eleggendo nessun consigliere comunali, mentre alle regionali (tenutesi lo stesso giorno delle amministrative) ha ottenuto il 7,1% e 2080 voti. Una differenza di voti quasi pari alle preferenze ottenute in città (1196) da quella che è divenuta la capogruppo della Lega in Consiglio Regionale, Simona Loizzo. Circostanza curiosa che non ha impedito a Loizzo di prendere le rediti del partito a livello provinciale, “epurando” l’area di riferimento dell’ex Consigliere Pietro Molinaro (che le ha fatto ricorso per asserita ineleggibilità).

Proprio domani ci sarà la conferenza stampa delle nuove leve leghiste, con il neosegretario cittadino Davide Bruno (già consigliere comunale di “Forza Cosenza” nel 2016) e quello provinciale Arnaldo Golletti, già segretario provinciale del Msi-Destra Nazionale.

Proprio quest’ultimo nel 2016 si lamentava della destra “inesistente”. In una nota dichiarò, infatti, che «correre senza simboli sembra essere una surrettizia forma di indipendenza, creata per avere mano libera nel futuro: tutto questo non va bene e rischia di vanificare le logiche politiche identitarie», chissà se lo dirà a Filippo Mancuso, pronto nel capoluogo a coprire il carroccio per qualche emblema civico.

Catanzaro fortino leghista

Il vento in poppa che soffiava sul simbolo della Lega due anni fa (con sacche di voto di simbolo e amministratori locali pronti a vestire le effigie di Alberto da Giussano) non c’è più e la flessione di consensi non offre segni di inversione di rotta, tranne che nel capoluogo di Regione.

Alle elezioni regionali del gennaio 2020 la Lega prese 95.509 voti con il 12,28%, nella circoscrizione centro (Catanzaro-ViboValentia-Crotone) ottenne il 15,09% con il picco nella città di Catanzaro con il 17% e 6172 voti, di questi 3005 portati in dote dall’ex consigliere comunale (dal 2011, poi anche assessore) e provinciale (dal 2018) Filippo Mancuso, all’epoca appena “zompato” sul carroccio su indicazione di Sergio Abramo.

Nella successiva tornata regionale dell’ottobre 2021, la Lega sprofondò all’8,33% e 63459 voti, mentre nella circoscrizione centro resse con il 9,45%. Nonostante la perdita di 7 punti percentuali, nel capoluogo di Regione, il carroccio ottenne il 10,28% con 3257 voti, di cui 2655 portati dal citato Filippo Mancuso, divenuto poi Presidente del Consiglio Regionale.

Certo, la Lega nel complesso ha cantato vittoria perchè ha mantenuto 4 Consiglieri regionali (grazie al premio di maggioranza), ma in vista delle elezioni amministrative di Catanzaro il timore di “pesarsi” rimane alto, non potendosi permettere percentuali da prefisso telefonico nel feudo del plenipotenziario Mancuso.

La soluzione anti-flop: virare a sinistra, ma senza simboli

Più che alla Lega, però, Filippo Mancuso, anche in vista delle elezioni amministrative sembra più affezionato alla sua lista civica, “Alleanza per Catanzaro”.

Difatti, nel capoluogo, dopo la defezione dell’ex coordinatore cittadino Antonio Chiefalo (anch’esso dopo la candidatura nel 2020 con la Lega è poi trasmigrato in Forza Italia, sostenendo Michele Comito alle regionali 2021) e i risultati elettorali del commissario provinciale Giuseppe Macrì, è il Presidente del Consiglio regionale ad avere carta bianca.

A sostenerlo, però, non vi sono leghisti doc, ma suoi personali fedelissimi, come l’assessore comunale Franco Longo; i consiglieri comunali Eugenio Riccio, eletto con il centrosinistra nel 2017 con “Svolta Democratica” di cui è stato capogruppo; Rosario Mancuso, già consigliere Udc nel 2012 e poi capogruppo di “Catanzaro con Sergio Abramo; Andrea Critelli, eletto con “Federazione popolare per Catanzaro”; ai quali si è aggiunto Antonio Mirarchi (già esponente di “Catanzaro da Vivere”, aveva il figlio Alessio portaborse di Baldo Esposito, fino alla non rielezione di quest’ultimo e alla rottura col gruppo in vista delle elezioni provinciali). A questi si aggregato di recente Cono Cantelmi, già candidato Presidente di Regione con il M5S nel 2014, divenuto responsabile amministrativo di Filippo Mancuso e l’ex consigliere comunale di “Catanzaro con Sergio Abramo”, Francesco Scarpino.

Insomma, una pletora di amministratori e politici locali che si troverebbe a disagio nel definirsi leghista e troverebbe nel civismo la “scusa politica” per sostenere quel Valerio Donato che fino a ieri aveva la tessera del Pd ed era un notabile del circolo dem “Lauria” del centro di Catanzaro e che ancor oggi pubblicamente nelle tv locali si definisce «un uomo di sinistra» dichiarando che: «ero e rimarrò un uomo di sinistra. Non ho modificato la mia ispirazione politica». Ecco perchè, in attesa di sapere cosa deciderà Salvini, l’associazione “Alleanza per Catanzaro” del citato Longo, ha già fatto pubblicamente un endorsement a Donato.

Fare come a Lamezia?

Il sostegno ad un esponente della sinistra cittadina (nel quale si riconoscono molti dem, tra cui il più votato in città alle scorse regionali, il sindacalista Fabio Guerriero) sarebbe un boccone troppo amaro per Matteo Salvini, stretto tra il rischio flop al pari delle altre città (che sarebbe troppo vicino rispetto alle imminenti elezioni politiche) e l’ipotesi Donato caldeggiata da Mancuso, mai più di tanto leghista.

Una terza ipotesi in campo è quella che si realizzò a fine 2019 a Lamezia Terme, città dell’unico deputato leghista calabrese, Domenico Furgiuele. Dopo gli attacchi dell’allora dirigente leghista Vincenzo Sofo al candidato sindaco del centrodestra Ruggero Pegna sulle sue idee sul tema dei migranti (con tanto di critiche a Salvini), il leader della Lega impose di non presentare alcuna lista. Decisione al quale Furgiuele si adeguò «non senza rammarico e travaglio interiore».

Furgiuele, invece, sul capoluogo oggi tace. Difficile, però, che un uomo di sinistra come Donato, che fino a qualche anno fa riceveva in Università a Catanzaro il ministro Andrea Orlando (esponente dell’area più di sinistra del Pd) insieme all’allora consigliere regionale dem Carlo Guccione, bramando un posto alle politiche del 2018 (che andò poi al rivale di sempre, Antonio Viscomi), possa essere in linea con il sovranismo salviniano. La palla tocca ora, come si è detto, ai tavoli romani.

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