Il “mondo di mezzo” che fa galleggiare Fiorita: chiacchierati, disperati e interessati

Di Alessia Bausone

Siamo a Catanzaro, la città dove ogni moto di novità cade nella palude dello status quo.

Lo slogan “CambiaMò” ultra-postato sui social durante la seconda campagna elettorale di Nicola Fiorita candidato sindaco risalente al 2022 è considerabile oggi tutt’al più l’intro di uno sketch comico.

“la peggiore amministrazione di sempre” si sente ridondantemente dire in città e tra molti consiglieri comunali in carica.


Nicola Fiorita

Ma il fendente più affilato è arrivato dall’ex capogruppo del Pd Fabio Celia che ha pubblicamente dichiarato: “Catanzaro è governata senza una chiara maggioranza politica e senza una visione di sinistra. In nome della stabilità si è accettato tutto: accordi trasversali, ambiguità politiche, rinuncia al conflitto e alla chiarezza. Io non ci sto. La sinistra non è gestione del potere.  Non è sopravvivenza amministrativa.  Non è stare in sella a qualunque costo”, aggiungendo che: “È una scelta politica netta contro un modello che ha svuotato la sinistra della sua identità e ha tradito le aspettative di chi aveva creduto in un cambiamento vero”.

Ciò si aggiunge e dà riscontro ulteriore alle recenti dichiarazioni pubbliche di alcuni consiglieri di opposizione che verso l’Amministrazione Fiorita hanno lanciato accuse di mancanza di imparzialità e trasparenza nell’azione amministrativa, criticando, altresì, “il ricorso ripetuto alla minaccia di querele come strumento di pressione nei confronti di chi esercita legittimamente una funzione di controllo e vigilanza”, definito “un atteggiamento che nulla ha a che vedere con la democrazia e con il rispetto delle istituzioni”.

Un piccolo particolare: a firmare quest’ultima nota stampa (datata 1° febbraio) sono stati anche due consiglieri, Antonio Corsi e Manuela Costanzo, che a distanza di soli 10 giorni hanno deciso, unitamente ad altri, più o meno eterodiretti, di tenere a galla Fiorita.

Le contraddizioni e le supercazzole nella bassa e monocolore politica catanzarese sono spesso evidenti anche solo analizzando, per l’appunto, le mere dichiarazioni rese alla stampa da questo o quel figurante consiliare protempore.

Ma guardando oltre ai pupi anche pupari, si può meglio comprendere perché le firme mancanti (proprio 2) per metter fine a questa consiliatura stentino ad arrivare alle latitudini dello studio del notaio Mario Sculco.

Mancuso “spernacchia” Cannizzaro

Il vicepresidente della Giunta regionale a guida Roberto Occhiuto (in quota Lega e fino a pochi giorni fa commissario regionale) Filippo Mancuso è arrivato a “sfidare” se non proprio a “spernacchiare” apertamente il coordinatore regionale di Forza Italia, Francesco Cannizzaro.

Quest’ultimo, non è un mistero, ha il proposito politico di andare al voto a Reggio Calabria, a Crotone e anche a Catanzaro, sognando una “valanga azzurra” anche sui territori, rompendo la narrazione che voleva il fiorire dell’alternativa al centrodestra regionale a partire dalle grandi città calabresi (molti ricordano i vari comunicati stampa congiunti dei sindaci di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone, Cosenza e Reggio Calabria contro Occhiuto).

Eppure, dal capoluogo di Regione lo stop è arrivato proprio da Filippo Mancuso, pronto a continuare, ancor più apertamente, a fare da stampella/girello/treppiedi al Sindaco di minoranza della minoranza consiliare, Nicola Fiorita.

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Matteo Salvini e Filippo Mancuso

“cosa succede se cade ora il Comune? Intanto non avremmo rappresentanti alla Provincia di Catanzaro considerando che si vota tra poco, attualmente un terzo circa del Consiglio provinciale è espresso dal Comune di Catanzaro. In più, è bene ricordarlo, si andrebbe verso l’esercizio provvisorio perché non si riuscirebbe ad approvare il bilancio e non so se questo alla fine sarebbe un bene per la città” ha dichiarato Mancuso al CorrieredellaCalabria annunciando al contempo che “i rappresentanti della Lega ovviamente firmeranno il documento, io sono assolutamente convinto dell’unità del centrodestra”.

Peccato che nell’assise comunale, di rappresentante della Lega “formalmente” ce n’è solo uno, l’ex candidato di centrosinistra con la lista “Svolta Democratica per Ciconte Sindaco” (nel 2017), Eugenio Riccio. Ma altri “mancusiani” di ferro sono in altri gruppi e sostengono Fiorita.

I “mancusiani” fedelissimi…alla poltrona?

La manifestazione plastica che sia proprio Mancuso, tra i vari, a tenere a galla Fiorita, deriva dalla mancata firma dal notaio Sculco di Manuel Laudadio, figlio dell’ex consigliere e assessore regionale ai trasporti Franco e anch’egli già candidato di centrosinistra nel 2017.

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Manuel Laudadio

Il fratello di Manuel, Vincenzo Laudadio, è stato componente interno della struttura speciale ufficio di Gabinetto del Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso dal 2022 al 2025, mentre dalla fine dello scorso anno al dicembre 2026 è componente interno della struttura del consigliere regionale della Lega, Gianpaolo Bevilacqua, con una indennità di struttura aggiuntiva di 9.540,96 euro lordi annui.

Non solo, una zia dei fratelli Laudadio, Maria Starace, è stata nominata esperta nell’osservatorio regionale per lo sport con decreto n. 7 del 22 ottobre 2022 firmato proprio da Filippo Mancuso.

Tra i “mancusiani” c’è anche Antonio Corsi detto Jonny, già pluri-consigliere comunale, attualmente nel gruppo misto insieme a Manuel Laudadio.

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Antonio Corsi detto Jonny

“La rielezione di Filippo Mancuso alla carica di Presidente del Consiglio regionale è un’ottima notizia per la Calabria e per Catanzaro. Ripaga l’eccellente lavoro fin qui svolto dal vertice dell’Assemblea legislativa e conferma la sua lungimirante leadership politica chiosava pubblicamente Corsi unitamente ad altri (tra cui Laudadio) nel febbraio 2024, per poi sostenerlo alle elezioni europee e dichiarare: “Il presidente Mancuso viene da un’esperienza civica al Comune di Catanzaro e ha trasferito nella Lega questi valori, al punto che anche consiglieri come me non organici hanno deciso di sostenerlo”.

Oggi Corsi, pur essendo eletto con la lista civica “Volare alto”, vola politicamente rasoterra decidendo di non scontentare “padroni” politici e lavorativi e sostenendo nei fatti, come già fatto in occasione del voto sul bilancio degli anni scorsi, l’amministrazione “cambiaventina”.

Piccola nota di colore: Corsi è dal 1993 dipendente dell’azienda AZ S.p.a., il cui amministratore delegato è l’imprenditore Floriano Noto, molto tenuto in considerazione sia da Filippo Mancuso, che dallo stesso Fiorita.

Alcuni esempi della “liaison” Noto-Fiorita: nel 2023 (con determinazione n. 775 del 17 marzo 2023) è stato riconosciuto ai Noto (Desiderio, Luigi Vincenzo, Floriano e Vincenzo) dal Comune di Catanzaro un debito fuori bilancio determinato in euro 142.500,00, molto discusso, soprattutto dal consigliere Valerio Donato, che stigmatizzava l’assenza totale di un contratto (o di un titolo) alla base. Difatti, si legge in determina che il debito sarebbe relativo al “canone di locazione relativo all’utilizzo extracontrattuale” di un immobile.

Nello stesso anno il Comune ha anche fatto una “guerra” amministrativa all’imprenditore Maurizio Mottola D’Amato, competitor di Noto nel campo dei supermercati. “L’ente comunale, al pari di un privato cittadino e abdicando al suo ruolo di organo terzo e imparziale, interviene sulla stampa spiattellando vicende di carattere amministrativo senza contraddittorio” dichiarava Mottola D’Amato nel febbraio 2023, per poi vincere al TAR contro il Comune.

Inoltre, la moglie di Floriano Noto, Tonia Santacroce, il 16 settembre 2024 è stata nominata Sovrintendente del Teatro Politeama (con compenso di 30mila euro lordi annui) dal C.d.a. Presieduto dal Sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita.

Una Giunta in mutande

Tra i consiglieri vicini a Filippo Mancuso c’è anche Giovanni Costa detto Gianni, che lo scorso novembre ha formalmente lasciato il gruppo Lega nel consiglio comunale di Catanzaro per tornare in quello della lista civica mancusiana “Prima l’Italia”.

Costa, come si legge nel suo curriculum pubblicato sul sito del Comune, da oltre 20 anni è un commerciante ambulante di abbigliamento intimo.

Dal Comune nel solo anno 2023 ha percepito 7781,04 euro come “indennità di carica”, mentre nel 2022 ha percepito 2080,08 euro (che corrisponde a quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi pubblicata). Molte fonti interne al Comune riportano che Costa, a parer loro, sia uno dei più affezionati al gettone di presenza e per questo non gli balza lontanamente l’idea di S-Fioritare Catanzaro. Insomma, se si pensa ad una Giunta appesa all’elastico delle mutande della bancarella di Costa, non deve mica essere il massimo per dei comunisti col Rolex.

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Giovanni Costa fa cin cin

Il “compagno” Tallini volta le spalle al centrodestra

L’ex Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Mimmo Tallini, reduce da una sfilza di assoluzioni in sede giudiziaria e dal sostegno a Roberto Occhiuto alle regionali di pochi mesi fa, è sceso a gamba tesa a favore dell’Amministrazione Fiorita, tant’è che due consigliere comunali a lui vicine, come Manuela Costanzo e Giulia Procopi, si sono sfilate dal fronte di centrodestra.

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Giulia Procopi e Manuela Costanzo

E se la Costanzo è definita da fonti interne al centrodestra del capoluogo come il “cavallo di Troia” di Tallini in Forza Italia, Giulia Procopi nell’aprile 2022 uscì dal partito degli azzurri per aver dato loro sostegno alla candidatura di Valerio Donato. È veramente un disagio politico vedere Forza Italia sostenere un candidato a sindaco che fino a pochi giorni fa aveva la tessera del Partito Democratico, e che oggi tenta la scalata a Palazzo De Nobili contro ogni ragionevole logica politica” dichiarava la Procopi stigmatizzando il tentativo di “amalgamare anime politiche di diversa estrazione tra di loro inconciliabili”.

Nessun disagio politico della Procopi, invece, a fare da stampella a Fiorita. Così come nessun disagio politico perviene dal lato fioritiano&co., sul fatto che il padre di Giulia Procopi sia stato coinvolto in una importante indagine per usura e estorsione della Procura di Catanzaro.

Nell’incolpazione provvisoria vengono contestati al padre della consigliera comunale diversi reati di usura aggravata e di esercizio abusivo del credito, un episodio di estorsione e uno di autoriciclaggio. Il Tribunale di Catanzaro ha riconosciuto la sussistenza di gravi indizi in ordine a tutte le fattispecie contestate, come sottolineato anche dalla sentenza della Cassazione, sez. 2, n. 34793 del 10 ottobre 2025.

Inoltre, Carlo Procopi è cognato di Tommaso Aprile, già condannato definitivo per usura e sorvegliato speciale, tornato in carcere pochi giorni fa e ritenuto dalla Dda di Catanzaro come uno dei vertici del clan dei gaglianesi.

Dai curriculum pubblicati dalla consigliera Procopi si evince che ha svolto l’attività di “gestione amministrativa delle attività di famiglia” dal 2016 al 2018 e poi si è occupata e si occupa ancor oggi della “Gioielleria Orologi Procopi” . Non proprio una presa di distanza dalla sua famiglia, anzi.

Per cui, pur non essendo la stessa indagata, per i finto-puristi di estrema sinistra e a 5 stelle, averla come compagna di viaggio non deve essere esaltante, ma per la poltrona, questo e altro.


Carlo e Giulia Procopi

L’asse sottotraccia Montuoro-Mazza

Anche lato Fratelli D’Italia non pare si abbia tutta questa fretta di sfiduciare Fiorita. Due consiglieri vicini (oggi) all’assessore regionale all’ambiente Antonio Montuoro, tali Raffaele Serò e Tommaso Serraino, avrebbero ingranato il freno a mano rispetto a questa ipotesi.

Questo anche, ma non solo, per la vicinanza di Montuoro con il cognato del sindaco, già amministratore unico della Catanzaro Servizi, Rocco Mazza, che fungerebbe da collante.

Approfondiremo il lato “fratelli” e non solo d’Italia nella prossima parte. Sta di fatto che per i prossimi giorni, il Notaio Mario Sculco interpreterà la Penelope d’Ulisse invano, essendo il canto delle sirene dell’opportunismo, dell’accattonaggio politico e del gettone di presenza, più allettanti di una firma per metter fine alla “peggiore amministrazione della storia di Catanzaro”.

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