Provinciali Vibo, sinistra in after orgasm. Il M5S voleva abolire l’ente e ora esulta

Di Alessia Bausone

Le elezioni provinciali sono elezioni di secondo livello. Vuol dire che votano solo consiglieri comunali e sindaci. In questa tornata in quel di Vibo Valentia, tra l’altro, si votava solo per il rinnovo del consiglio provinciale e non per il nuovo Presidente.

Insomma, ben si può immaginare che in una popolazione disaffezionata o financo disgustata dalla politica (nell’intera provincia alle regionali di due mesi fa c’è stato un tasso di astensione pari al 61,09%), questo appuntamento elettorale non abbia destato il benchè minimo interesse.

Eppure i comunicati stampa delle “forze” politiche sono fioccati sia prima che dopo il voto, dopando un dibattito pregno di considerazioni che, se attentamente analizzate, mostrano la solita ipocrisia paracula della politica, ma anche l’inutilità di certi toni trionfalistici che si leggono in queste ore.

Centrodestra sull’ ”Aventino”

Il primo dato è che a queste elezioni provinciali non hanno partecipato i partiti del centrodestra: Fdi, Lega, Noi Moderati e Forza Italia. Proprio gli azzurri per primi hanno espresso nel gennaio del 2023 la candidatura del Presidente Corrado L’Andolina (sindaco di Zambrone e già collaboratore esperto dell’ex esponente Udc Giuseppe Graziano).

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Corrado L’Andolina

L’elezione di Corrado L’ Andolina a presidente della provincia di Vibo Valentia è motivo di grande soddisfazione. Le capacità politiche e la dirittura morale dell’amico Corrado sono le carte vincenti per dare quelle risposte che tutto il territorio vibonese aspetta da tempo. Forza Italia e gli alleati della coalizione di centrodestra sono pronti a fare la propria parte per dare forma a quel processo di crescita e rilancio in cui crediamo fermamente e che da oggi diventa l’obiettivo principale del nuovo corso alla Provincia di Vibo Valentia” scriveva sui social l’allora coordinatore regionale di Forza Italia Giuseppe Mangialavori.

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Corrado L’Andolina con Giuseppe Mangialavori

Un idillio concluso la scorsa estate quando gli esponenti di centrodestra, Forza Italia inclusa, lo hanno pubblicamente definito “un sovrano solitario”, che ha “mortificato la politica provinciale in favore di un individualismo esasperato”, parlando anche di “protagonismo sterile, autoreferenziale e dannoso”.

La scelta di non far cadere L’Andolina con l’unico mezzo possibile (votando contro il bilancio) non è stata colta da Fi che ha preferito far mancare il numero legale delle sedute e poi sfilarsi dal voto provinciale (ben sapendo che non avrebbe intaccato la poltrona del Presidente) non partecipando al voto. Una scelta che fa passare L’Andolina, dato ancora per tesserato e sostenitore di Fi alle ultime regionali, come decisamente più resiliente del coordinatore provinciale degli azzurri Michele Comito che alle regionali è stato “trombato” (pur dopo aver “mollato” la lista ufficiale del suo partito a favore di una apparentemente meno competitiva).

La sinistra vince da sola e va in brodo di giuggiole

Il campo poltronista, ops progressista vibonese si è subito “l’andolinizzato” appena ha fiutato l’occasione di avere poltrone e pennacchi facili in una competizione in solitaria.

Tutti i partiti “sinistri” fanno fioccare post social e comunicati stampa da after orgasm, omettendo di aver vinto una partita praticamente in solitaria (l’altra lista, “Provincia e Territorio”, monca di alcuni candidati, è stata imbastita e raffazzonata dall’Udc che pensava di raccogliere qualche briciola, con la candidatura di servizio del segretario regionale scudocrociato e consigliere comunale di Sant’Onofrio Salvatore Bulzomì che non si è nemmeno votato da solo, sostenendo senza successo il sindaco di Nardodipace Romano Loielo, dei quali ci siamo occupati qui .

La lista “Progressisti e riformisti per il vibonese”, invece, ha visto eleggere il consigliere comunale di Vibo Valentia ed esponente di Sinistra Italiana Sergio Barbuto, già portaborse del consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, la cui adesione ad Avs gli è “costata” la ri-elezione a Palazzo Campanella.

Altro eletto è Nico Console, dal gennaio 2015 componente del comitato speciale di supporto all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale (in quota Pd-Alecci, attualmente con incarico dal 1° agosto al 31 dicembre 2025 per € 8.635,00 oltre IVA) e consigliere comunale di Vibo Valentia eletto col centrodestra e poi transitato a sinistra nel gruppo “Democratici e Riformisti per Vibo” causando critiche e mugugni dai suoi ex compagni di schieramento.

Già assessore al commercio con il centrodestra di Elio Costa, capogruppo di Forza Italia (a cui ha aderito nel 2021) è massone (con grado di maestro, ma si dichiara in sonno) della Loggia Carducci di Vibo Valentia, mentre il cugino Carmelo Solano negli anni scorsi di quella Loggia è stato anche Maestro Venerabile che in una delle città più massone d’Italia è un ottimo biglietto da visita.

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Domenico Console detto Nico

Presente tra gli eletti anche Maria Trapani, la capogruppo di “Centro Studi Progetto Vibo”, lista espressione del Sindaco Enzo Romeo, già presidente parrocchiale di “Azione cattolica” dal 2016 al 2023.

Il più votato (con voto ponderato) è stato il consigliere comunale (e vicesindaco) di Sorianello, Carmine Mangiardi, considerato molto vicino al segretario regionale di Azione, Francesco De Nisi. Mangiardi precedentemente è stato eletto nel 2024 con la lista “Azione con Calenda e Progressisti per la Provincia di Vibo Valentia” e molte altre volte addietro sin dal 2004. Piccola nota di colore: nel 2014 IlFattoQuotidiano ha pubblicato un articolo a firma Lucio Musolino dal titolo “Province, a Vibo il grande accordo degli impresentabili bipartisan” (ancora oggi online) che asserisce che il vicesindaco di Sorianello Carmine Mangiardi è stato “indicato, dal collaboratore di giustizia Enzo Taverniti nell’inchiesta “Luce nei boschi”, come vicino al defunto boss Damiano Vallelunga”. Va precisato che Mangiardi non risulta indagato.

Tornando agli eletti, In quota Pd entrano il sindaco di Arena Nino Schinella, già “censoriano” e già Co.co.co. del gruppo Pd in consiglio regionale nel 2023, nonché consigliere provinciale uscente al pari di Antonio Carchedi, già vicesindaco di Filadelfia al seguito di Maurizio De Nisi (fratello del già citato Francesco) e ora “anti de-nisiano” di ferro.

Insomma, un fritto misto di gente che di base non si sopporta ma che per una poltrona “facile” (data l’assenza di competizione) non ha problemi ad abbracciare cartelli elettorali.

Ipocrisia a 5Stelle: da “aboliamo le Province” a “W le poltrone!”

Non servono nuove poltrone, ma urgono invece servizi più efficienti, digitalizzazione e amministrazioni snelle. Il ritorno delle Province costituisce soltanto l’ennesimo tentativo da parte della vecchia politica di ricreare spazi di potere e clientele, invece di pensare ai cittadini e ai territori”. Lo ha dichiarato giusto il mese scorso la consigliera regionale del M5S in Friuli Venezia Giulia, Rosaria Capozzi, facendo riferimento all’approvazione, in seconda lettura da parte della Camera dei Deputati, della proposta di legge costituzionale inerente le modifiche dello Statuto speciale del Friuli Venezia Giulia.

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Rosaria Capozzi – consigliera regionale M5S FVG

Ripristinare le Province, per la Capozzi, “significa fare un pericoloso passo indietro, aumentando burocrazia e costi a carico dei contribuenti“, aggiungendo “Chi oggi si dichiara favorevole a questo ritorno dovrebbe invece spiegare su quali basi orienti il proprio entusiasmo, se non sulla prospettiva di ricreare un contenitore vuoto da riempire di poltrone e di incarichi“.

Una impostazione coerente con la storica battaglia pentastellata di abolizione dell’Ente intermedio. In Sicilia nel 2013 fu proprio il M5S ad essere protagonista dell’abolizione delle Province. “Siamo un modello per l’ItaliaLa Sicilia è la prima regione che cancella le province. Siamo passati da ultimi della classe a pionieri nella lotta contro gli sprechi e agli enti inutili” tuonavano gli allora grillini siculi.

Sempre nel 2013 fu Beppe Grillo dal suo blog a dettare la linea con un articolo dal titolo “M5S: Abolire subito le province e risparmiare 2 miliardi” nel quale si legge “Il ministro Delrio vuole abolire le province. Farlo è molto semplice: il M5S ha già depositato una proposta di legge costituzionale alla Camera per abolirle. Il governo con Delrio la calendarizzi subito e la voti al più presto in Parlamento. Il Movimento 5 Stelle da sempre è per l’abolizione delle ProvinceCoerentemente da quando è nato, già con le prime liste civiche 5 stelle presentate nell’aprile 2008, non si presenta per le elezioni di tale ente (contrariamente a quanto fatto da tutti i partiti, ndr)”.

Nel 2019 l’allora capo politico del M5S Luigi Di Maio tenne il punto sull’abolizione affermando: “Gli sprechi si tagliano, è sempre stato così per il M5S e con tutta la burocrazia che abbiamo le Province vanno abolite” a cui fece eco l’allora Ministra per il sud Barbara Lezzi secondo la quale “Le province richiedono 2.500 poltrone di politici. Non significa dare maggiori servizi ma avere maggiori spese. Noi siamo per l’abolizione delle province e per attribuire competenze a regioni e comuni”.

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Luigi Di Maio con Riccardo Tucci

Precedentemente, nel marzo 2014 venne presentata al Senato una proposta di legge costituzionale (Ddl n. 1373) a prima firma Vito Crimi (che fu capo politico “reggente” del M5S nel 2020 e 2021) proprio sull’abolizione delle province nel cui incipit si legge “Non è ben chiaro cosa ostacoli, oggi, l’abolizione dell’ente territoriale provincia”.

Oggi, invece, cosa ostacola l’abolizione è molto chiara: la fame di poltrone e pennacchi. Il M5S vibonese non ha inteso rimanere a digiuno. Basti pensare a quando l’assessore comunale di Vibo Valentia, Stefano Soriano ha pubblicamente paventato l’ipotesi che anche il centrosinistra non partecipasse alle elezioni provinciali e venne subito “azzannato” mediaticamente dal deputato pentastellato Riccardo Tucci.

Gli esponenti del M5S Michele Furci e Luisa Santoro, i Gomez e Mortisia Addams della politica pentastellata vibonese (si consenta l’accostamento satirico), hanno fatto ben oltre, arrivando ad elogiare la legge Delrio che si credeva unanimemente contestata dai partiti politici di ogni colore. «Non è vero che la legge Delrio ha ridotto le funzioni o svuotato i compiti delle Province, al contrario» ha azzardato il duo aggiungendo che «Il M5s è la forza politica che combatte coerentemente ogni atteggiamento qualunquistico», facendo ridere più d’un pollo.

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Furci, Santoro e La Caria

Unitamente al “loro” poco lungimirante deputato hanno fortemente plaudito all’elezione (senza competitor) in consiglio provinciale di un consigliere comunale di Vazzano iscritto al M5S, tale Vincenzo La Caria (sconosciuto ai più, ma approfondiremo) e della consigliera comunale di Mileto, Ilenia Angelita Tulino che solo due mesi fa aveva sostenuto alle elezioni regionali “Casa riformista” (il contenitore di Italia Viva) ed il suo candidato “renziano” Giuseppe Condello (già competitor di L’Andolina alla Presidenza della Provincia nel 2023).

“Il 5 ed il 6 ottobre è possibile fare la scelta giusta, orientata a valori moderati, democratici e riformisti!” scriveva la Tulino poco più di due mesi fa.

Ma questo “switch” è stato travestito da “civismo” che va sempre bene per evitare le pernacchie…o forse no?

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Tulino

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