Calabria “chiacchierata”, dall’Udc una carovana di problemi per Occhiuto

Di Alessia Bausone
L’Udc e’ la quinta gamba del centrodestra calabrese, ma rischia di essere un bel problema per il Presidente uscente in procinto di essere ri-eletto per un nuovo mandato e che in passato è stato esponente di punta proprio dello scudocrociato.
Occhiuto in un recente dibattito su Sky ha rivendicato i risultati ottenuti: “Il patto per la legalità lo abbiamo già fatto quattro anni fa, con banche dati condivise con la DIA, tavoli con procure e prefetture e una white list di imprese sugli appalti. E abbiamo investito molto sui beni confiscati, sottraendoli alla criminalità e restituendoli ai cittadini”.
In queste settimane di campagna elettorale, però, nonostante la presenza in entrambi gli schieramenti principali di candidati ritenuti “impresentabili” dalla commissione nazionale antimafia, c’è stato un attacco frontale (a Ten, dal buon Attilio Sabato) da parte del debole competitor di centrosinistra sull’avviso di conclusione indagini (inchiesta “Artemis” della Dda di Catanzaro) ricevuto dal capolista Udc nella circoscrizione Calabria Centrale e candidato a sostegno di Occhiuto, Vincenzo Fulvio Attisani.
Attisani, ex assessore provinciale di Catanzaro ai tempi della presidenza di Wanda Ferro, è noto e apprezzato nella sua città, Girifalco. Oggi è indagato per falsa testimonianza aggravata dall’aver agevolato la ‘ndrangheta, nella specie la cosca Cracolici che, secondo la Dda, detiene “l’indiscussa egemonia ‘ndraghetistica” nel territorio che va da Cortale a Lamezia Terme e Girifalco.
Ancora non c’è stata alcuna richiesta di rinvio a giudizio dalla Dda nei confronti dell’avvocato Attisani, ma la notifica ricevuta dalla Dda è divenuta un grimaldello elettorale soprattutto da parte di esponenti del M5S che esprimono proprio a Girifalco la candidatura regionale (l’ennesima, fallimentare) di Luigi Antonio Stranieri.
Proprio gli ex grillini stanno dimostrando un garantismo-banderuola per cui da un lato si attaccano i competitor politici usando le indagini della Dda di Catanzaro, dall’altro fingono di non vedere le carte giudiziarie della stessa Dda sul padre del candidato in quota Riccardo Tucci, Marco Miceli (a favore del quale il deputato sta facendo campagna elettorale diretta, tradendo proprio Stranieri).
Luigi Antonio Stranieri, candidato perdente del M5S
Ma torniamo all’Udc che ha una discreta “flotilla” di candidati “chiacchierati” e pregiudicati.
Dai condannati nel cosentino…
Candidato nella circoscrizione nord risulta essere il consigliere comunale di Altomonte, Vincenzo Borrelli, già esponente di Italia del Meridione di Orlandino Greco (candidato, invece, con la Lega). Lo scorso luglio sulla stampa Borrelli scriveva: “Mentre la politica locale e provinciale si pavoneggia con slogan come “Calabria meravigliosa” e “Calabria straordinaria”, la realtà dei fatti è ben diversa e dolorosamente evidente: una totale mancanza di servizi e di attenzione per i nostri cittadini”.
Borrelli vanta una condanna definitiva per ricettazione in concorso (divenuta definitiva il 17 novembre 2020) per la quale è stato anche un anno (nel 2024) affidato in prova ai servizi sociali.
Vincenzo Borrelli candidato Udc
Stessa sorte è toccata a Domenico Piattello, oggi candidato Udc e già pluri-candidato (a Sindaco e consigliere comunale) a Corigliano-Rossano. Con una condanna definitiva (risalente al 2017) per omessa e/o falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione nell’istanza per l’ammissione al Patrocinio a Spese dello Stato ai sensi del D.P.R. 115/2002. Per lui l’affidamento ai servizi sociali è avvenuto nel 2022 (da aprile a novembre).
…al Sindaco vibonese “sciolto” per mafia
Invece, e’ tornato in pompa magna quale candidato Udc, Romano Loielo, sindaco di Nardodipace, paese di circa mille abitanti, considerato uno dei più poveri d’Italia.
Loielo è dal dicembre 2022 vicesegretario provinciale dello scudocrociato, con delega all’organizzazione del Partito, ma nel 2014 è stato candidato regionale di Fratelli d’Italia (ha ottenuto 784 preferenze), ma è stato anche membro della segreteria regionale di Coraggio Italia.
Romano Loielo con Giorgia Meloni
Lo stesso Loielo, però, eletto Sindaco nel 2023 con soli 9 voti di scarto, ha guidato in precedenza due amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose, rispettivamente nel 2011 e 2025 (e lui stesso era stato dichiarato incandidabile dalla Cassazione nel 2017).
Nella relazione ministeriale che accompagnava il decreto di scioglimento del Comune di Nardodipace del 2015 sul conto di Romano Loielo è dato leggere testualmente che è stato “il vero ed unico pilastro portante dell’impianto criminale, catalizzatore di interessi pubblici, privati e delinquenziali”. Ed ancora: “Solo attraverso la comprensione del grado di scaltrezza, arroganza, spregiudicatezza ed indifferenza alle leggi dello Stato ad opera del primo cittadino Loielo Romano, fulcro e accentratore di tutte le funzioni dell’ente Comune è possibile affermare non soltanto l’esistenza di un profondo condizionamento dell’ente da parte della criminalità organizzata, ma il suo totale asservimento alle logiche ‘ndranghetiste in un perverso rapporto sinallagmatico che lega e mette a sistema rapporti personali e professionali, tutti funzionali all’insorgenza ed elucubrazione dei più diversificati intenti criminali, i cui benefici si irradiano a 360 gradi, riverberandosi in maniera diversa, il più delle volte sottile e latente, su molteplici attori della vita amministrativa, locale e criminale insistenti nel piccolo Comune montano, in primo luogo direttamente sugli amministratori ed i loro nuclei familiari.”.
Nella sua prima amministrazione (correva l’anno 2007) vi era come vicesindaco il figlio del boss Rocco Tassone, Romolo. Sempre nella relazione di scioglimento si legge che: “Il modus operandi del sindaco Loielo e della sua giunta è caratterizzato da una completa indifferenza verso gli interessi pubblici ed è, soprattutto, espressione di un atteggiamento di arroganza anche nell’interpretazione e applicazione delle norme, tanto da ritenersi legibus soluti, quindi non soggetto alle leggi oppure soggetto che le crea e le modifica”.
Si legge ancora: “Il Loielo appare assurgere ad un odierno Catilina cuius rei libert simulatur ac dissimulatur, capace di sconfessare e confutare apoditticamente sentenze di giudici, manipolare norme di legge, orientare organi tecnici, comprimere o meglio accentrare a sé la capacità volitiva dell’ente al solo ed unico scopo di legittimare la sua persona e tutelare gli interessi della cosca Tassone” e “Loielo è pluribus unum, un brocardo che si attaglia perfettamente alla spregiudicatezza della figura del sindaco imperatore. Il comportamento del sindaco Loielo attraverso un’azione ammantata di efficientismo e intraprendenza, ma in realtà eufemisticamente disinvolto, irrispettoso delle regole e dei principi ordinamentali, finisce per essere assolutamente funzionale al mantenimento di consolidati rapporti con le cosche locali”.
Va precisato, Loielo non risulta indagato e non ha pendenti processi riferiti alla criminalità organizzata. E’ stato, invece, arrestato nel 2015 nell’ambito dell’operazione “Uniti per la truffa” nel cui processo 8 anni dopo è stato in parte assolto e in parte prescritto per i reati contestati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di truffe ai danni dell’UE e della Regione Calabria per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Tre mesi fa il nome di Loielo compare tra gli indagati dalla Procura di Vibo per concorso in truffa aggravata ed ha già ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Gli inquirenti ipotizzano una indebita erogazione di ingenti risorse pubbliche (l’erogazione del Superbonus 110%) nel territorio comunale di Nardodipace.
La “punta di diamante”: Bulzomì, il segretario regionale
Tra i candidati c’è anche il vibonese Salvatore Bulzomì, già consigliere regionale (subentrato da primo dei non eletti nel 2013), alle elezioni regionali del 2010 ha ottenuto 2386 preferenze personali nella lista Udc, partito che lo vede oggi segretario regionale.
Salvatore Bulzomì
Il suo nome nelle carte della Dda figura per la prima volta nell’inchiesta “Nuova Alba” del febbraio 2007 laddove due esponenti del clan Lo Bianco di Vibo, intercettati, affermato che il politico era presente tra gli invitati al compleanno della figlia di Domenico Rubino, esponente di spicco del clan, poi condannato per associazione mafiosa in Nuova Alba e, da ultimo, a 17 anni di carcere nel maxiprocesso di Rinascita-Scott.
Proprio nell’inchiesta Rinascita-Scott un intero capitolo è dedicato ad alcuni legami di Bulzomì degni di attenzione. È la Gip Barbara Saccà, a sottolineare nella sua ordinanza che: “nel corso delle indagini sono emersi anche i rapporti con Salvatore Bulzomì, soggetto politico sostenuto dalla cosca, legato all’imprenditore Gianfranco Ferrante”.
Ferrante è stato fra i principali arrestati di Rinascita-Scott con l’accusa di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni e condannato a 20 anni e 2 mesi di reclusione (è in corso l’appello).
“Dalle operazioni di intercettazione e servizi sul campo emergeva che sin dal mese di settembre del 2014 – quindi tre mesi dopo l’inizio dell’irreperibilità di Luigi Mancuso – Gianfranco Ferrante si stava adoperando per il procacciamento di voti necessari per la rielezione di Salvatore Bulzomì al Consiglio regionale, ascrivibile in parte anche ad un suo interesse personale, in quanto il segretariato generale del Consiglio Regionale della Calabria, con determina n. 75 del 13 marzo 2014 conferiva in data 10 febbraio 2014 alla figlia Jessica Ferrante (cl. ’92), l’incarico di Responsabile al 50% della struttura dell’on. le Bulzomì Salvatore” si legge nelle carte di Rinascita-Scott.
Quindi, la figlia di Gianfranco Ferrante è stata nominata “portaborse” dell’allora consigliere regionale Salvatore Bulzomì, allora ricandidato con Forza Italia.
Nonostante l’impegno profuso ed i “voti raccolti in suo favore grazie all’appoggio accordatogli da Gianfranco Ferrante, animato ovviamente da interessi suoi personali, ma anche – evidenzia la Dda nero su bianco – dell’intera cosca Mancuso, nelle elezioni regionali del 23 novembre 2014 Salvatore Bulzomì non riusciva ad essere rieletto”.
All’udienza del processo Rinascita-Scott del 31 maggio 2021 il collaboratore di giustizia Andrea Mantella (ritenuto attendibile dalla Dda e dai Giudici vibonesi) ha dichiarato in aula: “Riconosco in foto Salvatore Bulzomì. E’ un politico di Vibo che era di casa e bottega con Gianfranco Ferrante che lo stava portando avanti politicamente e lui si metteva a disposizione”.
Agli atti dell’inchiesta Rinascita-Scott c’è anche un incontro tenutosi a Vibo Valentia monitorato dai carabinieri del Ros e datato 4 settembre 2014. Bulzomì in tale occasione è stato fotografato insieme a Gianfranco Ferrante, all’imprenditore di Gioia Tauro, Rocco Delfino detto “u rizzu”, condannato a 5 anni in Rinascita-Scott (condanna per cui è stata chiesta la conferma in Appello) e in primo grado per associazione mafiosa a 22 anni (processo “Mala Pigna”). La Dda di Reggio Calabria lo considera il braccio economico del clan Piromalli. Secondo gli inquirenti negli anni Novanta Delfino era un mero partecipe del clan, per poi diventare “capo ed organizzatore della cosca con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere e degli obiettivi da perseguire”.
Nel citato incontro c’era anche Emanuele La Malfa di Limbadi, condannato in primo grado in Rinascita Scott a 17 anni e sei mesi), oltre che con altri soggetti, di cui uno, secondo la Dda, presente pure in alcuni incontri con il boss Luigi Mancuso.
Situazioni molto più gravi dei reati di corruzione e falso materiale per cui Bulzomì è stato prescritto (nel 2018) nell’ambito dell’inchiesta sugli esami “truccati” alla facoltà di Giurisprudenza di Catanzaro all’epoca in cui era studente.
Insomma, l’Udc, refugium peccatorum di politici decaduti come Flora Sculco e Sinibaldo Esposito, rischia davvero di essere una spina nel fianco (ulteriore) nel nuovo mandato di Occhiuto, soprattutto se quest’ultimo durante il nuovo mandato che si accinge ad iniziare, “donerà” qualche casella istituzionale agli esponenti dello scudocrociato. Lo vedremo da qui a poco.



