Regionali, le clientele di Tavernise e il “caso Sciarrotta” spade di Damocle del M5S

Di Alessia Bausone
Pare stia buttando male alle latitudini di Mirto Crosia, la frazione del Comune del basso ionio cosentino feudo elettorale del capogruppo regionale uscente del M5S Davide Tavernise.
Oltre alla candidatura dell’ex sindaco di Crosia, Antonio Russo con Forza Italia, la competizione nella zona si sta facendo serrata anche per la discesa in campo del Sindaco di Cariati, Cataldo Minò, con la lista Occhiuto Presidente. Non solo, anche la stessa lista del M5S pare essere stata parametrata, a detta di molti, in maniera tale da causare non pochi problemi al capogruppo, noto per la sua uscita del dicembre 2022 sul fatto che al governo regionale c’è «il miglior presidente che la Calabria possa avere in questo momento».
“Il consigliere grillino non ha avuto alcuna remora nel mostrarsi come un membro dell’“Occhiuto fan club” “ scriveva il rimpianto collega Pietro Bellantoni su LaC.
Tornando ai giorni nostri, l’obiettivo (ben poco celato) di parte di molti nel M5S è quello di far eleggere in consiglio regionale Elisa Scutellà, rimasta orfana di seggio parlamentare, a scapito proprio di Tavernise, che starebbe cercando di raggranellare qualche voto in più con la doppia preferenza di genere grazie alla solita candidatura di Teresa Sicoli da Amantea e della consigliera comunale di Cariati, Concetta Cuparo, che porterebbero acqua al mulino di Mirto Crosia, non avendo loro alcuna possibilità di elezione.
Il (finto?) ragazzo del popolo
Davide Tavernise con il maglione da 15 euro
“con un maglione di 15 euro mi ripresento ai Calabresi” ha dichiarato sui social Tavernise annunciando la sua ri-candidatura e cercando di celare il fatto che per anni ha percepito mensilmente una indennità di carica pari a 5100 euro lordi; una indennità di funzione pari a 1500 euro lordi e un rimborso per spese di esercizio del mandato pari a 6000 euro lordi.
“Appena entrato nel Consiglio regionale, avevi tante promesse da rispettare, il primo gesto per il bene collettivo è stato di comprarti un macchinone suggestivo” è, invece, uno dei versi in rima che gli ha dedicato il noto No Sfondo & Volp Fox, suscitando ilarità generale.
Certo, oggi Tavernise si vanta di aver restituito al M5S parte di quelle indennità. Ma le malelingue interne raccontano di un recente corposo bonifico fatto per essere “in regola” con le restituzioni e poter ottenere una ricandidatura che, altrimenti, da regolamento, non ci sarebbe potuta essere.
Non solo, il gruppo consiliare del M5S guidato da Tavernise ha speso per il personale del gruppo (ossia per i contratti Co.co.co. a carico del bilancio regionale e stipulati ai sensi della legge regionale 13/2002 – art. 4 bis) nel 2024: 47.638,24 euro oltre 13.282,56 euro per versamento ritenute fiscali e previdenziali; nel 2023, 50.977,47 euro oltre 15.647,79 euro per le ritenute; nel 2022, 72.168,90 euro oltre 22.117,72 euro per le ritenute. Un totale di 221.832,68 euro, mica bruscolini.
Eppure negli anni in cui faceva il consigliere comunale a Crosia, si era fatto promotore della legge “Taglia-privilegi” che voleva dimezzare proprio i fondi per i Co.co.co. Ma, siccome non ha razzolato bene, si è esposto anche alle spernacchiate del centrodestra (e se ne dice pure stupito).
«Dovrà certamente spiegare quale sia il criterio meritocratico nell’aver preferito bagnini, camerieri e scaffalisti come collaboratori del Movimento 5 stelle in Consiglio regionale in luogo di altri giovani professionisti calabresi che di certo dovevano essere premiati per meriti e titoli» lo ha stuzzicato Franceschina Bufano, candidata nella lista Occhiuto Presidente, causando le pubbliche ire di Tavernise.
l’Avvocata Franceschina Bufano
Gli amici dell’amico
In effetti, molti beneficiari (o “beneficati”?) dei contratti di collaborazione (gravanti bilancio regionale) stipulati da Davide Tavernise quale capogruppo del M5S non avevano alcuna competenza curriculare specifica rispetto alla possibile collaborazione con un gruppo consiliare regionale ed erano ricollegabili a sue storiche amicizie personali. Non solo, figurano anche suoi ex colleghi di lavoro presso il Villaggio Itaca Nausicaa, adiacente all’Acquapark “Odissea 2000” di Rossano, nonchè calciatori della Polisportiva Mirto Crosia della quale è stato Presidente dal 2016.
Tra i Co.co.co. figuravano Emilio Capristo, di professione bagnino (anche al Futura Club Itaca Nausicaa) che è stato Co.co.co. nel 2022 e nel 2024, per poi diventare fino allo scorso giugno, autista di Davide Tavernise. Altro Co.co.co. nel 2022 è stato Domenico Gerardo Lepera, che risulta aver svolto la professione di “facchino ai piani” presso Resort “Itaca Nausicaa” – Futura Vacanze.
Nel 2023 tra i Co.co.co. è spuntata Francesca Lettieri, che risulta aver svolto nel 2008 l’attività di “addetta alla vendita di souvenir” presso l’Odissea 2000. Risulta, altresì, “taggata” su Facebook in un post del 21 agosto 2022 contenente una foto ove è presente Tavernise e la didascalia “Team Work – reception Itaca-Nausicaa” con luogo indicato “Futura Club Itaca Nausicaa”. Tant’è.
E poi c’è Patrizia Pace di Mirto Crosia, nominata responsabile amministrativa di Davide Tavernise dal novembre 2021 con un compenso di 20.386,32 euro lordi annui, che risulta lavorare presso il Villaggio Valtur Itaca-Nausicaa dal 2019, come si evince dal suo profilo personale su Facebook.
Altro Co.co.co. assunto dal marzo all’agosto 2022 è stato Marco Lucio Pace, di professione “aiuto casaro”, che risulta aver giocato a calcio presso la A.s.d. Mirto Crosia dal 2008 al 2012 e dal 2017 ad oggi, periodo in gran parte corrispondente con la Presidenza di Davide Tavernise.
Pace ha dichiarato nel suo curriculum che tra le sue principali mansioni vi erano quelle di “Gestione delle varie fasi di lavorazione della materia prima per la produzione di diverse tipologie di prodotti artigianali. Taglio, porzionatura e confezionamento dei prodotti finiti tramite l’utilizzo di strumenti e macchine professionali, garantendo il rispetto delle norme igienico sanitarie vigenti”.
Sempre nel 2022 è stato assunto Domenico Arcidiacone, che riporta come esperienza lavorativa nel suo curriculum unicamente quella come “bracciante agricolo”. In realtà Arcidiacone, giocatore di calcio professionista legato da amicizia trentennale con il presidente del gruppo consiliare del M5S, ha iniziato la sua carriera nella squadra del proprio paese, Mirto Crosia, ossia la A.s.d. “Mirto Calcio a 5” della quale il consigliere regionale ha fatto per anni parte dell’organico, avendo ruoli apicali.
Domenico Arcidiacone
Nel 2023 è stato assunto come Co.co.co. (dal 3 febbraio al 30 aprile) Domenico Mazza, che ha giocato nell’A.s.d. “Mirto Crosia” nella stagione 2018, per come risulta dal sito web Tuttocampo.it, proprio durante la presidenza di Tavernise.
Ha fatto molto discutere contratto ad Amira Pucci. Nel 2022 è stata prima Co.co.co. poi responsabile amministrativa di Tavernise. Tra le sue competenze curriculari c’è quella di essere “Personal trainer e Mental coach”, nonché autrice del romanzo “il potere di un sogno”.
Amira Pucci
Altri Co.co.co. “iconici” sono stati quelli di Bina Cariati nel 2022, di professione baby-sitter e collaboratrice scolastica e nel 2023 di Denise Zicarelli, ballerina di latino americano.
Quest’ultima è stata protagonista del servizio di “Fuori dal Coro” su rete4 del 9 maggio 2023 a cura di Alessandro Filippelli, dal titolo “Le mancette dei politici: ballerine pagate per non lavorare”. In quell’occasione la Zicarelli, pagata 2.782,14 euro lordi dal gruppo del M5S, ha dichiarato nell’intervista: «lavorato…va beh… politica regione, io non ne capisco niente».
Denise Zicarelli
Chiamasi “clientela”
Va detto, Davide Tavernise ha difeso e difende le sue assunzioni con le unghie e con i denti.
«Sono convintissimo che la politica debba aiutare questo tipo di persone in questo modo, in questo modo qua» ha dichiarato a Rete4 nel 2023, mentre l’anno prima sui social ha affermato di aver conferito incarichi «ad alcuni ragazzi e ragazze che da anni insieme a me condividono un percorso» e di aver affidato «poche centinaia di euro, per pochi mesi tra l’altro, a ragazzi del posto, a volte anche disoccupati o con un’occupazione umile e DIGNITOSA».
«Un bagnino o un barista non possono, secondo la candidata Bufano, partecipare attivamente alla vita politica del nostro Paese?» ha poi chiosato pochi giorni fa, urlando al classismo.
Eppure, definire “pratica clientelare” l’assunzione di un bagnino e di un aiuto casaro da parte di Tavernise, per il GIP di Castrovillari Luca Fragolino (ordinanza del 25.2.2025 di archiviazione di una querela-fuffa di Tavernise) è una “legittima estrinsecazione del diritto di critica (politica) e di cronaca rispetto alle decisioni e alle azioni del soggetto criticato”. Tiè!
“Questione morale”: il caso Sciarrotta
Non è finita. Tra i più stretti collaboratori di Davide Tavernise c’è Lidia Sciarrotta, nominata con determinazione del dirigente settore risorse umane del Consiglio regionale della Calabria n. 819 del 24 novembre 2021, sua “collaboratrice esperta al 50%” con un compenso a carico del bilancio regionale pari a 16.737 euro lordi annui.
Una “riabilitazione” in piena regola se si pensa che solo due anni prima la coriglianese Lidia Sciarrotta venne espunta dalle “europarlamentarie” del M5S sulla piattaforma Rousseau, bloccando così la sua aspirazione europea tra le fila pentastellate.
“Un prezzo caro e amaro, che Lidia Sciarrotta suo malgrado paga per essere componente d’una famiglia molto più che soltanto “chiacchierata”, con alcuni suoi stretti congiunti notissimi alla giustizia per i loro trascorsi giudiziari“ si legge in un articolo dell’epoca sulla questione pubblicato su Altrepagine, blog diretto dal giornalista Fabio Buonofiglio.
In effetti, la Sciarrotta è figlia di Gaetana Russo, già consigliera comunale di Corigliano con Rifondazione Comunista nel 2006 e Antonio Sciarrotta, già esponente di punta della falce e martello, con alle spalle (lui sì) una infruttuosa candidatura alle elezioni europee del 1999.
Papà Sciarrotta ha un discreto excursus criminale: è stato condannato per truffa con sentenza del Tribunale di Castrovillari del 18 maggio 2021; condannato con sentenza Corte d’Appello di Catanzaro (divenuta irrevocabile con pronuncia di Cassazione del 11 febbraio 2010) per usura continuata in concorso con l’aggravante mafiosa. Non solo, ha avuto in passato anche due condanne per emissioni assegni senza autorizzazione (Sentenza Pretura di Rossano del 29 aprile 1998 e del 3 giugno 1996); una per emissione assegno senza provvista (decreto penale Pretura di Rossano del 6 dicembre 1994) e una per emissione assegni a vuoto (decreto penale Pretura di Faenza del 7 gennaio 1989).
Il nonno materno della Sciarrotta, invece, è Giuseppe Russo, detto “u mussutu”, anch’egli con un curriculum criminale degno di nota: la Corte d’Appello di Catanzaro il 18 maggio 2011 lo ha condannato per usura continuata in concorso e con l’aggravante mafiosa (sentenza divenuta irrevocabile con provvedimento della Cassazione del 26 febbraio 2013) e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Inoltre, dalla stessa Corte catanzarese e’ stato condannato per detenzione illegale di armi, violazioni delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi e per ricettazione con sentenza del 20 ottobre 2003. Con decreto della stessa Corte d’Appello gli è stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per 3 anni in data 8 aprile 2005, misura poi aggravata per due anni con decreto del 19 ottobre 2009. Il 6 marzo 2008 sempre la Corte d’Appello di Catanzaro lo ha condannato per violazione delle misure di prevenzione nei confronti di persone pericolose, mentre l’anno prima, il 6 aprile 2007 lo ha condannato per violazione delle norme di cui al Testo Unico delle disposizioni contenenti la disciplina dell’immigrazione.
Il Tribunale di Rossano il 21 novembre 2006 lo ha condannato per evasione; il 2 maggio 1998 per violazione delle norme per l’edificabilità dei suoli e il 16 ottobre 1972 per porto abusivo di armi.
Non manca un patteggiamento il 25 novembre 1991 per il reato di violazione delle direttive comunitarie relative ai rifiuti, nonché un decreto penale di condanna della Pretura di Rossano del 17 febbraio 1995 per furto continuato.
Insomma, roba da “rizzare i carni”. Soprattutto se si pensa che quando nel 2024 la Sciarrotta è stata eletta con 370 preferenze personali come consigliera comunale del M5S proprio a Corigliano-Rossano e al seguito di Flavio Stasi, ha pubblicamente ringraziato la sua famiglia, nonché Davide Tavernise “che – scrive sui social – ha creduto in me sempre”.
Oggi la Sciarrotta compare nelle comunicazioni ufficiali del M5S come riferimento per il gruppo territoriale di Corigliano-Rossano. Suo fratello, Giuseppe Sciarrotta, è referente giovani dello stesso gruppo territoriale.
Lidia e Giuseppe Sciarrotta
Tutto questo per il M5S è una spada di Damocle che si sostanzia in ulteriore polvere da mettere sotto il tappeto. Ma si sa’, la colpa è sempre di chi scrive.



