Catanzaro, la trimurti Mancuso-Donato-Ferro non sfonda, Fiorita alla resa dei conti con la vecchia politica

 

I ballottaggi delle amministrative hanno visto vincere un centrosinistra variegato nelle sue componenti. Se a Monza, dove Silvio Berlusconi aveva chiuso la campagna elettorale dell’uscente Dario Allevi (sostenuto anche da Lega e Fdi), si è ricevuta una batosta da considerarsi simbolica rispetto allo storico bipolarismo centrodestra-centrosinistra, ancor più “succosa” risulta essere la vittoria del centrosinistra a Verona con Damiano Tommasi.

Nella città di Romeo e Giulietta, l’uscente Federico Sboarina, sostenuto da Lega, Fdi, Coraggio Italia e Noi Con l’Italia, per non fare un apparentamento con l’acerrimo nemico, recentemente approdato in Forza Italia dopo il primo turno, l’ex parlamentare e ex Sindaco Flavio Tosi, si è giocato la rielezione. Piccolo particolare: è forse la prima volta che un leader politico, nella specie Matteo Salvini, viola la regola che impone il silenzio elettorale a sfavore di un proprio candidato. «il fatto che Federico Sboarina abbia deciso di non apparentarsi con le liste di Flavio Tosi è uno sbaglio clamoroso» ha dichiarato Salvini a votazione in corso.

A Catanzaro, invece, profetico fu il senatore Roberto Calderoli, che in un “fuorionda” riportato dal CorrieredellaCalabria lo scorso 8 giugno disse: «Comunque vincerà uno del Pd…». Eppure nel capoluogo della Regione Calabria, Matteo Salvini si era speso molto, anche mediaticamente, arrivando persino ad ingoiare il boccone amaro di quel «Mai sul palco con Salvini» pronunciato dal “suo” candidato Valerio Donato in diretta tv.

Da oggi, però, inizia la resa interna al centrodestra a livello nazionale, con il già citato neoforzista Flavio Tosi che ha dichiarato: «Se si sono rotti i tavoli a Catanzaro a Parma e anche altrove la causa è Verona, ovverosia Fratelli d’Italia ha detto a FI ‘siccome a Verona non cedete su Sboarina rompiamo i tavoli anche altrove’ e così è successo». In effetti, si è detto a più riprese, se il partitismo (e il centrodestra) si è dissolto a Catanzaro, è per colpa delle scelte politiche della commissaria regionale Wanda Ferro, che prima ha fatto saltare i tavoli di coalizione, bruciando nomi come fiammiferi, poi ha ispirato la candidatura del docente Valerio Donato (suo avvocato ai tempi del ricorso contro la legge elettorale calabrese che la tenne fuori da Palazzo Campanella nel 2014), poi ne è divenuta competitor e poi fervida sostenitrice (senza apparentamenti) al ballottaggio.

Donato il candidato “scaricato”

Il docente dell’Università di Catanzaro, Presidente della Fondazione Umg, Valerio Donato, ha rivendicato a spoglio ancora in corso il suo essere e rimanere un uomo di sinistra. In verità, lo ha fatto per tutta la campagna elettorale, nononstante le molteplici iniziative pubbliche con i big attuali del centrodestra. La “Rinascita” ha partorito un topolino, potremmo dire.

Difatti, la lista espressione della sua proposta politica («nettamente bocciata dagli elettori» ha dichiarato stanotte) si è fermata al 4,9% eleggendo solo un consigliere, l’ex Presidente del C.d.a. del Sant’Anna Hospital, Gianni Parisi.

Su 10 liste a sostegno di Valerio Donato, la “sua” si è attestata all’ottavo posto e nel complesso il candidato Sindaco ha avuto il 9,8% di voti in meno rispetto alle liste della sua coalizione. Insomma, il segnale di “sfiducia” era arrivato già in precedenza, e pure chiaro. La carta “Valerio Donato” veniva paventata, da destra a sinistra, da quasi un ventennio alla vigilia di ogni tornata amministrativa. Forse oggi, alla luce della “remuntada” di Fiorita, possiamo dire che è stata una carta giocata tardivamente. Al primo turno, difatti, Fiorita era indietro di 5800 voti sull’avversario, al secondo è risultato avanti di 5045 voti. Un doppio segnale di “disattrattività” del candidato inglobato dal centrodestra, la cui proposta civica è stata soffocata dal notabilato locale di centrodestra. Ma la trimurti Ferro-Donato-Mancuso non ha sfondato.

Wanda Ferro, seppur senza apparentamento tecnico, come si è detto, molto si era spesa al ballottaggio per Valerio Donato. Per questo la deputata Fdi ha postato su Instagram stanotte il bacio di Giuda con l’hashtag #quanticenesono. Peccato, che il “pasticcio politico” lo abbia imbastito lei.

Il Presidente del Consiglio regionale in quota Lega, Filippo Mancuso, al quale è stata lasciata carta bianca per le amministrative del capoluogo dai vertici del partito (e da un oggi probabilmente sogghignante Domenico Furgiuele), ha diramato una nota stampa in cui afferma: «Auguri più sinceri di buon lavoro al nuovo sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, a cui riconosciamo, dopo una campagna elettorale lunga e complessa, il merito di una vittoria netta al ballottaggio».

Il cerino di Polimeni

Il coordinatore cittadino di Forza Italia Marco Polimeni è in un cul de sac. Rimasto con il cerino in mano dopo la dichiarazione pubblica resa al fianco di Valerio Donato e del coordinatore regionale Giuseppe Mangialavori: «Lo dico subito: noi non avremo nessuna intenzione il giorno dopo di venderci e di fare accordi innaturali, il giorno dopo rassegneremo immediatamente le dimissioni e non accetteremo nessun accordo trasversale».

«Polimeni parla solo per se stesso, forse nemmeno per la Lobello» ha dichiarato più di un consigliere eletto con la coalizione di Valerio Donato riferendosi agli eletti di “Catanzaro Azzurra”.

Questa dichiarazione rischia di essere un boomerang idoneo a minare la credibilità politica dell’ex Presidente del Consiglio, che rumors interni al suo Partito davano pronto ad entrare nella struttura del Presidente della Commissione sanità del Consiglio regionale, Michele Comito, nella qualità di portaborse, su volere proprio del coordinatore regionale Mangialavori.

Nessun anatra, solo volponi

Ha tenuto banco la questione “anatra zoppa” durante tutto il ballottaggio. Valerio Donato ha 18 Consiglieri, Fiorita ne ha 10. Sulla carta una posizione di ingovernabilità, come paventato dai consiglieri (già quasi ex) “donatiani”. «Votare Nicola Fiorita significherebbe non voler bene al Capoluogo, relegandolo di fatto ad una situazione di totale ingessamento» avevano dichiarato pubblicamente 12 giorni fa. Un tempo lunghissimo nella politica catanzarese, abituata a banderuole e giravolte. La sa lunga Sergio Costanzo, il più votato a Catanzaro e politico locale di lungo corso. Ad un quarto d’ora dalla chiusura dei seggi, su Facebook, ha abbandonato il “donatismo” che lo ha contraddistinto in questi mesi affermando: «chiunque vinca avrà l’arduo compito di risolvere gli atavici problemi che attanagliano la nostra città e ridare dignità al capoluogo. Vinca il migliore, in bocca al lupo Valerio e Nicola», chiaro segnale di consapevolezza del vento elettorale.

Tra consiglieri che si congratulano e altri pronti a diventare “responsabili” in nome del “bene della città”, la prima e vera sfida del neo sindaco Nicola Fiorita sarà quella di barcamenarsi tra i volponi navigati della politica ritornati in un Consiglio comunale composto da ben poche novità in termini di rappresentanza.

Talerico ago della bilancia

Non è solo questione di voti raggranellati e di seggi in Consiglio, Antonello Talerico, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro con un ricorso in ballo per subentrare in Consiglio regionale, in questa tornata amministrativa ha fatto tutte le mosse giuste per diventare un ago (pungente) della bilancia. Nonostante la faida personale con il senatore Giuseppe Mangialavori che spesso lo ha distratto, è riuscito a tener testa ai due poli al primo turno, ricevendo il sostegno di big come Carlo Calenda, leader di Azione (che ha rivendicato il risultato a doppia cifra di Catanzaro) e del leader di Noi con l’Italia Maurizio Lupi. Porta in dote, salvo riconteggi, tre Consiglieri oltre lui, pronti a sostenere la maggioranza in Consiglio comunale, dopo aver dato una bastonata politica ad un certo destra ostico alla sua persona (a differenza di Roberto Occhiuto, rimasto neutrale per tutta la competizione, con il quale il rapporto è più che buono).

Partitismo gregario

La figura di Nicola Fiorita è risultata forte alle urne nella sua impronta civica. Sono state le sue liste “Mò” e “Cambiavento” a fare da traino in termini di consensi. Certo, va ricordato che sul tavolo partitico del centrosinistra è stato il M5S a fare da primo il suo nome ed è stata la prima forza politica, lo scorso gennaio, per il tramite del deputato Paolo Parentela, a sostenerne apertamente la candidatura.

E se il M5S festeggia entrando per la prima volta in Consiglio comunale (nonostante il 2,77%) con Danilo Sergi (che da solo ha ottenuto un terzo dei voti della lista), il Pd cresce di poco rispetto al 2017 (arriva al 5,8%) ma raddoppia la rappresentanza portando in Consiglio la Presidente regionale Giusy Iemma ed il segretario cittadino Fabio Celia. Torna anche il Psi (2,7%) con Gregorio Buccolieri.

Un partitismo, però, risultato gregario, che in alcune sue componenti in un certo periodo ha osteggiato Nicola Fiorita. Toccherà al neo sindaco non divenirne prigioniero.

I fantasmi della campagna elettorale

Non si sono visti per l’intera campagna elettorale, non hanno fornito candidati alla coalizione, nonostante fosse stato loro richiesto, sono spariti e ora ricomparsi.

Parliamo del parlamentare del Pd, Antonio Viscomi, già candidato nel collegio uninominale di Catanzaro, che dopo il primo turno delle amministrative pubblicò una foto con i risultati dei candidati del Pd di Pizzo. «Trovare candidati è difficile» disse ai dirigenti dem di Catanzaro quando gli chiesero di dare un apporto fattivo alla lista.

Idem per la Consigliera regionale del gruppo misto Amalia Bruni. «Ci sto provando senza riuscirci» avrebbe detto, salvo poi spuntare con tanto di Spritz in mano per le photo opportunity.

Zero tituli anche per la sardina Jasmine Cristallo, spuntata a favor di intervista tra baci e abbracci soltanto ieri sera ma il cui apporto, nonostante il “campo largo” da sempre decantato e agognato, è stato, secondo fonti dem, assolutamente nullo.

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