Cirò Marina, il padel dei Farao finisce in Parlamento
Cirò Marina, il padel dei Farao finisce in Parlamento
Francesco Sapia, deputato di Alternativa, invoca la commissione d’accesso antimafia dopo l’articolo de I Calabresi sui permessi assegnati per realizzare l’impianto. E si rivolge alla ministra dell’Interno con un’interrogazione a risposta scritta. Nuove grane per il Comune?
La notizia scoperchiata da ICalabresi sulla licenza per il campo da padel concessa dal Comune di Cirò Marina alla società “Signor Padel srls” di Giuseppe Farao, condannato in primo grado per associazione mafiosa e figlio del boss dell’omonimo clan al centro del processo “Stige”, è stata ripresa da numerose testate giornalistiche, ma ha avuto strascichi ulteriori che rischiano di “inguaiare” l’amministrazione guidata dal Presidente della Provincia di Crotone Sergio Ferrari. Già, perchè il deputato di Alternativa, Francesco Sapia sul caso ha proposto una formale interrogazione parlamentare alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese in cui invoca la commissione di accesso antimafia. Ma procediamo per gradi.
La riunione di mezzanotte
Nella tarda serata dello scorso primo giugno, subito dopo la pubblicazione dell’inchiesta de ICalabresi, sulla pagina Facebook “Sergio Ferrari – Sindaco” è comparso un post con l’hashtag #INDIRETTADALCOMUNE nel quale il primo cittadino specificava, anche a nome di tutta l’amministrazione di aver “immediatamente convocato gli uffici” e “richiesto delucidazioni in merito alla procedura ed all’istruttoria propedeutica al rilascio del permesso”, chiarendo che “nell’immediatezza, nella sollecitata attività di riesame, l’Ufficio Tecnico ha ritenuto avviare procedimento di revoca in autotutela del già citato permesso, sospendendo nelle more ogni effetto” e di voler “adottare ogni provvedimento necessario, nei confronti dell’Ufficio Area Urbanistica e del Responsabile, in assoluta aderenza alle linee di indirizzo, che sono valse sin dall’insediamento di questa Amministrazione”.
Insomma, il Sindaco ha prontamente annunciato con un post di mezzanotte la revoca della licenza edilizia concessa a Farao il giorno stesso. In effetti, come si legge nel permesso di costruire, il numero 18 del 1 giugno 2022, è in quella medesima data che è stata fatta l’ultima verifica (quella di regolarità tributaria) prima della concessione della licenza a firma dell’addetta Marina Ceraudo e del responsabile dello sportello unico per l’edilizia, Raffaele Cavallaro.
La reazione di Giuseppe Farao
L’uscita di Ferrari ha indotto in escandescenza Giuseppe Farao, che ha replicato pubblicamente nell’immediatezza al post del Sindaco (dal profilo Facebook del fratello Vincenzo, ma a sua firma) annunciando: «denunceremo il tutto, compresi tutti i veri ‘ abusi’ che ogni giorno sono sotto gli occhi di tutti. Lei signor sindaco nn può parlare pubblicamente di revoca (da guardare la normativa) solo per dimostrare qualcosa…Bisogna indagare se il tutto è fatto nella massima legalità prima di infamare, anche lei, perché in un qualche modo l’ha appena fatto. La legalità non è solo una semplice parola» aggiungendo poi in un secondo post: «ci tengo a precisare che la licenza edilizia richiesta e concessami in data 1/6/22 è stata controllata e rivoltata come un calzino prima che mi venisse consegnata con tutta la documentazione prevista dalla legge a differenza di altre. Per quanto riguarda le misure adottate dal Sindaco revocandomi la stessa, posso solo limitarmi a dire che se è giusto o meno si vedrà nelle sedi competenti in quanto tutto e’ stato nell’immediatezza denunciato alle autorità».
Entrambi i post hanno ricevuto numerosi “like” da parte di concittadini di Farao e non solo, anche commenti, come quello di Benedetto Fortino di Cariati che scrive: «Grande Giuse» o quello di Franco Tancredi di Cirò Marina che scrive «Pepe vai avanti non possono ostacolarti […]». Angela Farao, cugina di Giuseppe e Vincenzo, invece, ha scritto «Vincenzo Farao questo è accanimento!! Non è giusto !! Non si può fare niente praticamente…[…]» ricevendo dal parente una risposta al commento «[…] un giorno davanti al signore saremo giudicati il Signore non farà distinzioni». Ivano Murano di Cirò, invece, ha commentato: «Chi vive di pregiudizi prima o poi morirà del suo stesso veleno […]»
Contattato direttamente da ICalabresi tramite il profilo Facebook da lui utilizzato per comunicare, ossia quello del fratello Vincenzo Farao, alla domanda se volesse chiarire meglio la sua posizione rispetto a quanto scritto al Sindaco e rispetto a quanto scritto nella nostra inchiesta, Giuseppe Farao ha espressamente declinato l’invito.
Permesso revocato…
In effetti, il Sindaco è stato (in parte) consequenziale. Con un provvedimento dell’Ufficio Area Urbanistica del Comune di Cirò Marina del 3 giugno scorso, firmato dall’architetto Raffaele Cavallaro, che questa volta si firma come “responsabile Area Tecnica”, lo stesso si autonominava responsabile del procedimento e veniva, altresì, inviata comunicazione di avvio dell’iter di revoca del permesso di costruire alla Signor Padel Srls di Giuseppe Farao (concessa solo due giorni prima) con la motivazione secondo cui “l’art. 12 delle norme tecniche di attuazione del PRG, per la zona B non prevede la destinazione d’uso indicata nel progetto presentato di cui al permesso di costruire”.
E questo è vero, perchè il terreno sul quale dovevano sorgere i campi da padel è di proprietà di Antonietta Garrubba, moglie di Giuseppe Farao e socia unica della Signor Padel Srls, e risulta qualificato al catasto come “Uliveto”. Difficilmente una tale qualificazione urbanistica avrebbe potuto portare alla costruzione di una attività commerciale. Nonostante questo, il loro sito PadelCiromarina.it è stato aggiornato ed il progetto viene indicato come “in esecuzione”.
Da aggiungere un particolare non di secondo rilievo perchè nell’Ansa diramata il 3 giugno viene riportato un virgolettato attribuito al Comune di Cirò Marina secondo cui “per mero errore materiale non è stato chiesto il Bdna (il certificato antimafia, ndr) così come previsto dalla normativa vigente” mentre in un articolo de Il Quotidiano Del Sud del giorno successivo veniva riportato il virgolettato: «Il certificato antimafia? Lo avevamo dimenticato».
…Ma il responsabile?
Con decreto del sindaco Sergio Ferrari, numero 14 del 3 giugno 2022 veniva revocato un suo precedente decreto, il numero 9 che lo scorso 19 aprile aveva attribuito all’architetto Raffaele Cavallaro (firmatario del permesso di costruire a Farao), la titolarità della posizione organizzativa dell’Area Urbanistica. E lo revocava, si legge nel decreto pubblicato sull’Albo pretorio, per “accertate situazioni non in linea con gli obiettivi desumibili dal programma amministrativo del Sindaco e ravvisate particolari inadempienze amministrative”.
Il Sindaco, però, non revocava il decreto numero 7, emanato sempre il 19 aprile, che conferiva all’architetto Raffaele Cavallaro l’incarico triennale di “Istruttore Direttivo Tecnico – cat. D, Pos. Econ. D1” ai sensi dell’articolo 110, comma 1 del Tuel. Un incarico, quindi, fiduciario, espressamente revocabile “per risultati inadeguati”.
Pertanto, il funzionario comunale che ha “dimenticato”, quale responsabile dello sportello unico dell’edilizia, dell’area tecnica e dell’area urbanistica, di chiedere il certificato antimafia ad un condannato per mafia del medesimo paese, è stato, di fatto, confermato nell’incarico che necessità della fiducia del Sindaco.
Lo stesso Cavallaro, inoltre, benchè privato della posizione organizzativa (e, quindi, del potere di firma quale responsabile), è rimasto nel medesimo ufficio ad occuparsi delle medesime incombenze e rumors interni riportano come lui dichiari di aver ricevuto solo una mera sospensione temporanea «in attesa che si calmino le acque».
Il caso finisce in Parlamento
Invece, la questione continua a tener banco, non reggendo la scusa della “carenza di organico”, essendo recentemente rientrata dalla maternità l’impiegata del settore lavori pubblici Bina Fusaro.
Da precisare, inoltre, che il precedente responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Cirò Marina, l’ingegnere Giuseppe Rocco Crispino di Monterosso Calabro, ha rassegnato le proprie dimissioni volontarie lo scorso aprile, due settimane prima della richiesta concessoria avanzata da Giuseppe Farao.
«Nessun motivo particolare e nessuna pressione» ha dichiarato a ICalabresi l’ingegner Crispino, ora assunto a Sant’Eufemia D’Aspromonte.
A volerci veder chiaro, però, è il deputato di Alternativa, Francesco Sapia, che con una interrogazione scritta alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese si chiede come sia stato possibile che l’Ufficio tecnico di Cirò Marina abbia “dimenticato” di chiedere il certificato antimafia ad un condannato per associazione mafiosa, fratello del boss a capo di uno dei clan calabresi tra i più efferati secondo l’ultima relazione della Dia. Lo stesso Sapia chiede lumi sulla permanenza nell’ente comunale dell’architetto Raffaele Cavallaro e chiede di sapere, altresì, se il Ministero e la Prefettura intendano promuovere l’accesso antimafia previsto dal Testo Unico sugli Enti Locali. Insomma, un nuovo macigno su un Comune già sciolto nel 2018 per infiltrazioni mafiose in cui si deve rilevare il totale silenzio dell’opposizione cittadina e dei rappresentanti regionali e nazionali del territorio. Attendiamo nuovi riscontri.




Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!