Cirò Marina, se la ‘ndrangheta gioca a padel col “permesso” del Comune

Su Cirò Marina, come è noto, quattro anni fa si è abbattuta la scure giudiziaria della Dda di Catanzaro con l’operazione “Stige” che ha colpito fortemente il clan Farao-Marincola, egemone su quel territorio, ma con ramificazioni nel crotonese, in Germania e, soprattutto, nel Nord Italia , come sottolineato nell’ultima relazione della Dia del 2021.

Il processo Stige

Stige «E’ una delle più grandi operazioni degli ultimi 23 anni per numero di arrestati» disse il procuratore Nicola Gratteri subito dopo l’operazione, aggiungendo «Ormai nelle istituzioni locali la ‘ndrangheta ha messo suoi uomini funzionali agli interessi dell’organizzazione criminale». Difatti, l’operazione portò agli arresti anche il sindaco di Cirò Marina e Presidente della Provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla, poi condannato in primo grado per concorso esterno.

Non solo politica, però, le ramificazioni ‘ndranghetistiche si estendevano nei più svariati settori.  Lo stesso procuratore aggiunto Vincenzo Luberto spiegò: «Non possiamo più parlare di infiltrazione dei clan nella vita economica, ma siamo di fronte a una immedesimazione tra ‘ndrangheta e imprenditoria».

Sotto quest’ultimo aspetto, l’allora Ministro dell’Interno Marco Minniti nella proposta allegata al decreto di scioglimento scrisse che: “Gli accertamenti svolti in sede di indagini hanno interessato la cornice criminale e il contesto ambientale ove si colloca l’ente con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le consorterie locali e hanno evidenziato come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato nel favorire soggetti e imprese collegati direttamente e indirettamente ad ambienti controindicati”. Il processo Stige ha portato ad un fiume di condanne in primo grado, mentre per molti di quelli che hanno scelto il rito abbreviato, è già giunta la condanna in appello.

Il Comune e quel permesso di costruire all’esponente del clan

Nel 2020 Cirò Marina è tornata alla normalità amministrativa con un voto che ha premiato l’ex assessore comunale al bilancio, simpatizzante di Forza Italia, Sergio Ferrari, battendo alle urne l’esponente del Pd Giuseppe Dell’Aquila. Oggi Ferrari è, al pari del suo “sfortunato” predecessore Nicodemo Parrilla, Presidente della Provincia di Crotone.

Il sindaco di Cirò Marina non si esime dal partecipare ad iniziative sulla legalità, dal recente convegno cittadino “Sport: giovani e legalità”, alla presenza, tra gli altri, della prefetta di Crotone Maria Carolina Ippolito e al colonnello della Legione Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone Gabriele Mambor. Ma anche la visita dello scorso ottobre della segretaria al sud ed esponente del M5S, Dalila Nesci, ha avuto come tema la necessità di «coniugare legalità e sviluppo».

A far discutere l’amministrazione e gli uffici, però, è un permesso di costruire (il numero 18 del 1 giugno 2022) rilasciato per l’intervento di “realizzazione di una tensostruttura da adibire a campo da Padel con relativi servizi da ubicare in Loc.ta Taverna Comune di Cirò Marina (KR)” su un terreno qualificato come “Uliveto” dal catasto.

Ad ottenerlo, previo il pagamento a favore del Comune di 9.859,43 euro di oneri concessori, è il “proprietario”, nonchè amministratore unico e legale rappresentante della ditta “Signor Padel Srls”, Giuseppe Farao, condannato a 13 anni e 6 mesi di reclusione in primo grado per associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’agire mafioso, nell’ambito del processo Stige. Giuseppe Farao è figlio del boss Silvio Farao (condannato, invece, a 30 anni nello stesso processo) ed è stato condannato anche alle pene accessorie dell’incapacità a contrarre con la pubblica amministrazione per 5 anni, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici a all’interdizione legale durante l’espiazione della pena.

La “Signor Padel Srls”

Sul sito https://www.padelciromarina.it/, contenente anche l’apposito volantino sulla prossima “nuova apertura”, si legge che il progetto Signor Padel Srls “è in fase di realizzazione, siamo in attesa di ricevere i campi per l’installazione”, specificando che “I nostri campi di padel a Cirò Marina sono di ultima generazione” e che il Padel “può essere anche semplicemente un’occasione di incontro e di “ritrovo”…può essere un’attività praticata da tutta la famiglia”.

La società, nata il 19 gennaio di quest’anno (quindi, dopo la sentenza Stige, risalente agli inizi del 2021) ha come codice Ateco 749099 “Altre Attivita’ Professionali Nca” come attività prevalente (possono rientrare, sotto questa codificazione, ad esempio, attività di intermediazione aziendale, ad esempio per la compravendita di piccole e medie imprese e attività di intermediazione per l’acquisto e la vendita di licenze d’uso) e il codice 93113 “Gestione Di Impianti Sportivi Polivalenti”, come attività secondaria.

Amministratore unico e legale rappresentante dell’impresa è Giuseppe Farao (che risulta residente allo stesso indirizzo in Cirò superiore dove risultavano residenti all’epoca dell’ordinanza cautelare di Stige, i boss Giuseppe e Silvio Farao, suo zio e suo padre), mentre come socia unica è presente Antonietta Garrubba, sua moglie, che è anche la proprietaria del terreno (qualificato dal catasto come “uliveto” con un reddito agrario di 5,86) su cui dovranno sorgere i campi di Padel.

Il capitale sociale conferito alla società alla sua nascita di gennaio scorso è stato di 500 euro, mentre i soli oneri concessori pagati al Comune di Cirò Marina (alla fine di aprile) per il permesso di costruire sono stati, come si è detto, di molto superiore, pari a 9.859,43 euro.

Il progetto, come si legge nella relativa pratica edilizia, è stato presentato dall’Architetto Giovanni di Cirò superiore, che ne è anche il progettista e il direttore dei lavori. Ciccopiedi, non condannato nè indagato, è il nipote di Giuseppe Nicastri, esponiente di rilievo della cosca Farao-Marincola e noto pregiudicato ex latitante. Il fratello di quest’ultimo, Leonardo Nicastri, viene definito dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri “medico di professione, persona particolarmente vicina ai componenti la famiglia Farao”.

Prima del padel, le lavanderie

Nella sentenza Stige si legge che: “La cosca Farao-Marincola monopolizzava ‘ndranghesticamente i servizi di lavanderia industriale attraverso le società “Wash Plus s.a.s.” la “industrial Laundry s.r.l.” entrambe riconducibili a Giuseppe Farao (detto “Peppone”), figlio del capo-cosca promotore Silvio Farao”.

Per i Giudici del Tribunale di Crotone (e per la Dda di Catanzaro), Giuseppe Farao “gestiva per conto della cosca diverse imprese, operanti nel settore della lavanderia industriale che lavoravano in regime di monopolio grazie all’appartenenza alla famiglia Farao nonchè alla collaborazione di sodali appartenenti alla consorteria cirotana e altri locali affiliati”.

La Wash Plus s.a.s., società che si occupava di lavanderia industriale, nacque nel 2007 con un capitale sociale di mille euro con due soci “fittizi” (o “fasulli”, come disse espressamente il boss Giuseppe Farao durante un colloquio in carcere), salvo poi, due anni dopo, veder entrare nella compagine societaria direttamente Giuseppe Farao.

Il giovane nipote del boss, il 24 ottobre 2012 costituiva una nuova società operante nel medesimo settore del lavaggio industriale, la Industrial Laundry s.r.l., con capitale sociale di 25mila euro, le cui quote venivano suddivise in 17mila e 500 in capo a lui (che era amministratore unico) e 7500 euro in capo a Antonietta Garrubba, che divenne poi sua moglie.

Pochi giorni dopo, Farao cessava la qualità di socio della Wash Plus s.a.s. e il 25 febbraio 2013, dopo soli 4 giorni dal recesso, la Wash Plus conferiva parte del suo capitale, 90mila euro, proprio alla Industrial Laundry srl di cui Farao era socio e amministratore. “Questa successione di società nel medesimo business, è stata esercitata attraverso una serie di operazioni societarie, a seguito delle quali l’azienda della prima società è confluita nella seconda, entrambe di fatto amministrate e gestite da Giuseppe Farao come delegato della cosca” scriveva il Gip De Gregorio a fine 2017.

Come si legge, inoltre, nella sentenza di primo grado, ”Con un investimento iniziale di soli 8mila euro (immediatamente rientrati sul suo conto) Giuseppe Farao nel 2013 ha acquisito la titolarità e la piena gestione di un’impresa fortemente capitalizzata (mediante conferimenti di 115mila euro oltre riserve accantonate) perfettamente avviata e senza alcuna posta passiva”. La Wash Plus raggiunse un volume d’affari nel 2012 di 575.325 euro, mentre la Industrial Laundry di 566.283,00 l’anno successivo. Introiti, secondo Giudici e inquirenti, incompatibili con la situazione reddituale di Giuseppe Farao e della moglie.

Interverrà la Prefettura?

La legge regionale n. 9 del 26 aprile 2018 recante: “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della ‘ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza” all’articolo 28 impone il rilascio del permesso di costruire previa acquisizione della comunicazione antimafia, ma solo per interventi dal valore superiore a 150mila euro. Si deve presumere, quindi, rispetto al permesso di costruire rilasciato dal Comune di Cirò Marina al figlio del boss Silvio Farao, che l’intervento richiesto inerente il progetto presentato, sia al di sotto di tale soglia.

Vedremo nel proseguo se, in merito all’attività societaria posta in essere da Farao quale amministratore unico della Signor Padel srls (unitamente alla moglie) la Prefettura di Crotone interverrà con una informazione antimafia ai sensi dell’articolo 91 del D.lgs. 6 ottobre 2011, n. 159 (codice antimafia), anche alla luce delle citate pene accessorie (in primis il divieto di contrarre con la P.a.) alla condanna per associazione mafiosa di Giuseppe Farao.

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