Capistrano, la parabola di Martino, da enfant prodige a “imprensentabile” per l’antimafia

Di Alessia Bausone
Capistrano, la parabola di Martino, da enfant prodige a “imprensentabile” per l’antimafia
Le elezioni comunali di Capistrano, centro di meno di mille abitanti del vibonese, previste per domenica e lunedì prossimo, stanno tenendo banco sulla stampa perché il suo ex Sindaco, Marco Pio Martino, figura politica molto nota e oggi ricandidato, unitamente all’ex vicesindaco Vito Pirruccio, risulta tra gli “impresentabili” ai sensi del codice di autoregolamentazione delle candidature della Commissione Nazionale Antimafia guidata da Chiara Colosimo (Fdi).
La tiritera sugli “impresentabili”, però, raramente snocciola fino in fondo questioni aperte, di forma e di sostanza. E’ chiaro che Martino sia candidabile, nonostante la pendenza presso il lentissimo Tribunale civile di Vibo Valentia di una richiesta di incandidabilità ai sensi dell’articolo 143 del TUEL avanzata nei suoi confronti dal Ministero dell’Interno.
C’è da chiedersi, però: e’ una candidatura opportuna alla luce dello scioglimento per mafia di Capistrano avvenuto con con D.P.R. del 17 ottobre 2023 (e confermato da Tar e Consiglio di Stato)? E prima di questo, è stato opportuno per Roberto Occhiuto accettare la candidatura della moglie di Martino, Maria Ylenia Fera, tra le fila di Forza Italia in suo sostegno giusto un mese fa?
Ma andiamo per step.
Martino, da enfant prodige di Cesa…
Martino è stato tra i giovani sostenitori dello scudocrociato uno dei più promettenti. Classe 1990, già
consigliere e sindaco di Capistrano. E’ stato primo cittadino dal 2017 al 2022 e poi rieletto dal 2022 (sempre con liste civiche) fino allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Nell’aprile del 2016 è stato nominato dall’allora segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa come coordinatore nazionale dei giovani dell’Udc con delega al centro sud.
Marco Martino con Lorenzo Cesa e Franco Talarico a convention Udc nel 2019
E’ seguita la sua elezione (sostenuta dall’Udc) come consigliere nazionale dell’Anci nel 2019, anno in cui alle elezioni comunali di Vibo Valentia, Martino candidò nella lista espressione dell’Udc chiamata “Per Vibo con Vibo” a sostegno di Maria Limardo molti esponenti della sua famiglia come riempilista: il padre, Giuseppe Martino, che ottenne 1 preferenza, la madre Marisa Tino; la zia, Donatella Tino; la cugina Desiree Pasceri (tutte con 0 preferenze) e la moglie Maria Ylenia Fera, che ottenne 2 preferenze (che sono diventati 60 in città alle ultime regionali).
La parabola “udicista” di Martino si concluse nel 2020 dopo la candidatura con la lista del suo allora partito alle elezioni regionali della Calabria a sostegno di Jole Santelli, avventura che lo portò ad ottenere ben 2.857 preferenze personali (fonte “Eligendo”).
santino Martino 2020
Cesa dopo le elezioni. però, promosse la nomina ad assessore al bilancio della Giunta Santelli del lametino Franco Talarico (all’epoca segretario regionale Udc), condannato in via definitiva nel febbraio di quest’anno per corruzione elettorale un anno e 4 mesi (pena sospesa) in riferimento a fatti inerenti le elezioni politiche del 2018, e non Martino, che decise di “autosospendersi” dal Partito che da lì a poco lo privò del suo incarico politico con un comunicato di fuoco in cui lo accusavano di “inadeguatezza come dirigente di un partito politico” e di “carrierismo sfrenato”.
…All’ala di Mangialavori
«La grande comunità di Forza Italia è lieta di accogliere Marco Martino, un giovane amministratore che saprà dare il suo contributo per la crescita del nostro grande partito» dichiarò alla stampa nel 2021 l’allora coordinatore regionale di Forza Italia e parlamentare Giuseppe Mangialavori, aggiungendo: «Marco, che è ancora giovanissimo, ha già accumulato una grande esperienza amministrativa e politica. Fi Calabria sarà capace di metterla a frutto a vantaggio di tutta la collettività regionale».
Un amore politico, quello con gli azzurri, che permane ancor oggi ed è sopravvissuto allo scioglimento per mafia, tant’è che la moglie di Martino, Maria Ylenia Fera è stata candidata il mese scorso alle elezioni regionali a sostegno di Roberto Occhiuto nella lista di Forza Italia, ottenendo 2.265 preferenze personali, di cui 1.207 nella provincia di Vibo Valentia e 162 a Capistrano.
Maria Ylenia Fera candidata Fi per Roberto Occhiuto Presidente
Piccola nota di colore: l’ex candidata regionale è la figlia di Pasquale Fera, già consigliere comunale di San Nicola da Crissa, assessore provinciale, esponente del Pd e vice di Andrea Niglia alla Provincia di Vibo Valentia (quest’ultimo condannato a inizio anno nel processo “Maestrale” a tre anni e sei mesi di reclusione per truffa aggravata dalle finalità mafiose). Nel suo curriculum pubblico, Maria Ylenia Fera, classe 1992, ha dichiarato di svolgere dal 2015 il lavoro di impiegata amministrativa presso la Cooperativa “Stella del sud” con sede proprio a San Nicola da Crissa. Il padre dal 2015 è stato vicepresidente del Cda della stessa cooperativa e poi consigliere di amministrazione (carica ancor oggi in essere). Insomma, per Maria Ylenia bell’ ‘e papà una carriera spianata.
Pasquale Fera, foto da LaCNews24.it
Il “sogno” delle Provinciali
Non è un mistero che Martino bramasse di diventare Presidente della Provincia di Vibo Valentia alle elezioni di secondo livello di gennaio 2023. Un “sogno” svanito a seguito dell’arrivo della commissione di accesso antimafia un mese prima, nel dicembre 2022. Non è escluso, però, che, in vista delle elezioni provinciali del 2026, il prode Martino non voglia riprovare il “colpaccio”, dato il suo ritorno in pompa magna sulla scena politica.
Non molti ricorderanno che alle elezioni provinciali del 2018, Martino (ed il suocero Fera) sostennerò il vincente Salvatore Solano (condannato nell’ambito del processo “Petrol-Mafie” ad un anno – con pena sospesa – per corruzione elettorale. La procura ha chiesto 8 anni nell’ambito dell’appello pendente).
Proprio negli atti di “Petrol Mafie” sono citati Martino e Fera. L’ex vicepresidente della Provincia si sarebbe incontrato con il cugino di Solano, Giuseppe D’Amico (condannato l’anno scorso a 30 anni in primo grado dal Tribunale di Vibo Valentia con l’accusa di essere un imprenditore di riferimento della cosca capeggiata dal boss Luigi Mancuso), secondo quanto dichiarato da quest’ultimo in intercettazioni agli atti.
“San Nico… fatti i cazzi… la devi perdere la parola!! […] che gli ho detto io che deve fare … gliel’ho detto io a Pasquale” ha riferito D’Amico, intercettato, al cugino Solano.
Nel provvedimento di fermo reso nell’ambito dell’inchiesta Petrolmafie a pag. 803 si legge: “Si apprendeva che il D’AMICO – che reiteratamente raccomandava al cugino di mantenere un atteggiamento di discrezione – aveva chiesto la prova fotografica del voto espresso (D’AMICO: gli ho detto “Se non gli mandi (incomprensibile) la foto a mio cugino sappi ti dico ” … però non devi parlare … ti dico che ti devi stare quieto)”. “Capistrano ci ha votato … Marco mi ha mandato la foto … il sindaco” disse, invece, Solano al cugino, riferendosi a Marco Martino.
E se fotografare il proprio voto è reato ai sensi dell’articolo 1 del D.L. 1 aprile 2008, n.49, convertito in legge 30 maggio 2008, n. 96 (ma non risulta che Martino e Fera siano stati perseguiti penalmente per questo) ciò che fa interrogare è il rapporto tra Pasquale Fera e Giuseppe D’Amico.
Negli atti del processo Petrol-Mafie è emerso che quest’ultimo, riferendo dei rapporti che manteneva con i componenti della cosca Mancuso, asseriva: “Mi reputo di famiglia”. La stessa commissione d’accesso antimafia al Comune di Capistrano lo definì nella propria indagine prefettizia “affiliato al locale di ‘ndrangheta di Vibo Valentia, fraz. Piscopio”.
Il primo scioglimento per mafia di Capistrano
L’amministrazione Martino nata a seguito delle elezioni comunali del 2022 è stata la prima della storia del paese a subire l’onta dello scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Giova fare una premessa: non risulta che Marco Martino o membri della sua famiglia e della sua maggioranza politica siano indagati, motivo per cui ci si atterrà a quanto messo in atti dalla commissione d’accesso, dal Prefetto e dal Ministero dell’Interno (guidato da Matteo Piantedosi, vicino a Fdi, stesso partito della Presidente della Commissione nazionale antimafia che lo ha additato come “impresentabile”).
E’ stato proprio Piantedosi a ravvisare a Capistrano “condizionamenti nell’amministrazione Martino volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità”.
E’ emerso che Marco Martino, da sindaco, ha intrattenuto rapporti con Nency Vera Chimirri (già avvisata orale di pubblica sicurezza e con il padre arrestato per traffico di stupefacenti), all’epoca compagna convivente di Emanuele Mancuso (esponente dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta e poi divenuto collaboratore di giustizia), arrivando il 25 Giugno 2018 a inviarle gli auguri per la nascita della bambina avuta con Mancuso. La Chimirri è stata condannata in Appello a 10 mesi (pena sospesa) per tentata violenza privata aggravata dalle finalità mafiose nei confronti di Emanuele Mancuso, ma la Cassazione ha disposto un nuovo processo d’Appello (pendente) affinchè vengano ipotizzati altri e più gravi reati.
Per l’allora Prefetto di Vibo Valentia Paolo Giovanni Grieco: “Il sindaco Marco Martino ha cercato palesemente di mischiare le carte in tavola in sede di audizione e di creare confusione, ma ineludibile è rimasto il fatto che abbia inteso formulare degli auguri ad un esponente della criminalità organizzata, con lo scopo certo di volersi accreditare nei suoi confronti, con gli ovvi, per quanto illeciti, risvolti positivi che a queste latitudini sarebbero potuti derivare da un rapporto di amicizia con appartenenti ad importanti consorterie ’ndranghetistiche”.
Per la Commissione d’accesso antimafia Martino ha intrattenuto con la Chimirri “rapporti che appaiono andare ben oltre quelli normalmente intercorrenti tra pubblici amministratori e cittadinanza”.
Squadra che si “scioglie” non si cambia
Nella lista “Rinascita Capistranese” per Marco Martino Sindaco sono presenti molti esponenti della compagine amministrativa dell’Amministrazione sciolta per mafia.
Presente l’ex vicesindaco Vito Pirruccio, anch’egli considerato “impresentabile” dalla Commissione nazionale antimafia. E’ stato oltre che assessore comunale, anche consigliere provinciale con il già citato Salvatore Solano.
Vito Pirruccio, ex vicesindaco di Capistrano
Pirruccio è cugino di Nensy Vera Chimirri in quanto è figlio di Teresa Chimirri, sorella di Carlo Chimirri, padre dell’ex compagna di Emanuele Mancuso, oggi collaboratore di giustizia.
Nensy Vera Chimirri
Nei confronti del padre di Vito Pirruccio, Vincenzo Pirruccio, la relazione di scioglimento riporta testualmente che lo stesso ha “trascorsi giudiziari, poiché in data 12 e 30 giugno 1983 veniva sottoposto a fermo di polizia giudiziaria in quanto ritenuto responsabile di concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione per delinquere, detenzione e porto abusivo di armi e furto aggravato di autovettura”.
Presente in lista anche l’ex presidente del consiglio comunale Vito Montesano, sul cui conto la commissione d’accesso antimafia presso il Comune ha messo nero su bianco che “è stato controllato/notato in compagnia di individui pregiudicati/censiti penalmente in data 14.03.2001, alle ore 17:40, a Capistrano, con TINO Alessandro, indicato da MANCUSO Emanuele quale referente sul comune di Capistrano del locale di ‘ndrangheta di Filadelfia”.
L’Amministrazione Martino è stata sciolta anche per gravi criticità nel settore della riscossione dei tributi comunali, tant’è che la stessa commissione d’accesso antimafia ha accertato come nella fascia di evasione sono compresi amministratori e loro familiari, tra cui parenti del Sindaco e del suo vice.
Anche attuali candidati consiglieri al seguito di Martino (Mariagrazia Montoro, Vito Mandaliti e Antonio Pisani) risultano presenti nella già citata relazione della commissione d’accesso come morosi. Sarà per questo che il ri-candidato Sindaco promette di rescindere la convenzione con la società di riscossione Pubblialifana, bloccando l’emissione di nuovi ruoli “al fine di effettuare le opportune verifiche”? E’ la Rinascita Capistranese, bellezza!
Fac Simile Rinascita Capistranese



